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Berlusconi grazia gli abusivi napoletani

Eccolo, il presunto erede di De Gasperi. Raschia il fondo del barile contro professori, magistrati e avversari politici ma vuole salvare gli abusivi con un decreto «blocca-ruspe». Silvio Berlusconi annuncia la carta a sorpresa che presenterà oggi a Napoli per cercare la vittoria al primo turno del suo Gianni Lettieri: «Ho già pronto un provvedimento ad hoc con cui sospenderemo fino a fine anno gli abbattimenti delle case abusive in Campania».

Apriti cielo. La Lega scende sul piede di guerra e si tinge il viso di verde padano. Prima il ministro Calderoli poi il viceministro Castelli avvertono che il decreto non sarà mai votato dal Carroccio né in consiglio dei ministri né in parlamento. Il motivo: «La legge deve essere uguale per tutti», sentenzia incurante del ridicolo Calderoli.

Peccato che un decreto di quel genere il Carroccio l’abbia già votato passivamente nel 2010. Calderoli aveva solo ottenuto (bontà sua) che dalla moratoria fossero esclusi gli abusi in aree vincolate (Capri e Ischia su tutte). Nel 2011 Cosentino ci riprova e anche stavolta Bossi e company non fanno un fiato. Il decreto salva-case illegali infatti era di nuovo stato approvato dal governo e inserito nel mille-proroghe. Con maglie ancora più larghe dell’anno precedente, fino agli abusi recenti e incondonabili.

All’epoca nessuno aveva obiettato una virgola. Era una cambiale che il Pdl cosentiniano aveva già pagato ai poteri campani per l’elezione di Caldoro. Una «grazia» molto appetibile in tempo elettorale, visto che sotto il Vesuvio sarebbero almeno 70mila le famiglie che hanno costruito in zone proibite e fuori da qualsiasi autorizzazione.

Dopo il 14 dicembre però la gioiosa macchina da guerra berlusconiana comincia a battere in testa. Sul mille-proroghe – come si ricorderà – si inseriscono subito diversi contenziosi nella maggioranza. Il testo rimane misterioso per giorni finché dopo la navetta col Quirinale obtorto collo il comma blocca-ruspe viene cancellato perché una deroga governativa a sentenze penali definitive passate in giudicato era considerata da Napolitano indigeribile e illegittima. Da allora i comitati degli abusivi hanno protestato visibilmente, campeggiando giorno e notte anche a piazza Montecitorio.

La questione è centrale per Cosentino e il Pdl regionale. Il premier aveva già promesso una soluzione all’inizio di aprile in un incontro a palazzo Grazioli con parlamentari campani, sindaci e rappresentanti dei comitati. Per arrivare al dunque, il decreto è stato concordato in un vertice riservato tra Cosentino, il deputato Laboccetta e lo stesso Berlusconi nelle stanze del governo alla camera subito dopo le delicate votazioni sulla Libia.

Per il Cavaliere il tempo della presunta «modernizzazione liberale» sotto cieli azzurri e spensierati è definitivamente tramontato. Il futuro è sempre a più breve termine. Visto che voleva limitarne i poteri, Berlusconi assicura che non ha alcuna ambizione a salire al Quirinale nel 2013. Ma è una smentita che non tranquillizza nemmeno il suo stesso partito. La Russa sostiene che il Cavaliere può ambire a tutto, mentre un decano ex An come Altero Matteoli invita il premier a rimanere con i piedi per terra. «Dopo tanto tempo – dice minaccioso il ministro per le Infrastrutture – mi ritrovo d’accordo con Fini. Anch’io sono contrario che Berlusconi vada al Quirinale, è necessario che continui a guidare il governo per impedire di consegnarlo alle ammucchiate di sinistra e dintorni».

A prescindere dall’esito delle amministrative, la strada della legislatura è segnata. Il premier giura che «l’alleanza è solidissima e il rapporto con Bossi è un’amicizia fraterna» eppure la Lega continua a distinguersi.

Dopo le scuse a Napolitano e il voto obbligato sulla Libia, il Carroccio prepara la sua lunga e autonoma campagna elettorale. «Bossi lancerà a Pontida un’iniziativa epocale, che richiede, però, un passaggio preliminare in Cassazione», annuncia sibillino il ministro Calderoli. Il raduno leghista è stato spostato dal 12 giugno al 19. Da quello che trapela, si tratterebbe di una legge di iniziativa popolare (bastano 50mila firme) per spostare al Nord i ministeri. Una campagna che Bossi sta portando avanti da mesi a livello mediatico (e che infatti proprio ieri sera rilanciava) ma che in concreto finora ha portato al nulla assoluto.

Incassato il federalismo fiscale, il senatur porterà a Berlusconi un nuovo pegno pesante per i necessari salvacondotti sulla giustizia.

Di sicuro sarà una mossa che non piacerà all’ala sudista del Pdl, già in difficoltà per le promozioni dei «responabili» al governo e sempre più insofferente per l’egemonia nordista sulla coalizione.