closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
in the cloud

Berlusconi contro la fronda: alienati e traditori

Dissidenti in aumento, la maggioranza potrebbe precipitare a quota 306. Lettera di licenziamento anche da 3 ex «responsabili» (record: uno è Enzo Scotti, critica il governo da sottosegretario agli Esteri). Il Cavaliere usa lo charme: «Vi capisco, stare in parlamento è alienante ma chi vota contro è un traditore

I dissidenti della maggioranza? «Li capisco – spiega Berlusconi alla conferenza stampa finale del G20 – stare in parlamento senza partecipare alla formazione dei provvedimenti è una attività alienante».

Il Cavaliere insomma è comprensivo con i suoi malmostosi operai delle leggi ad personam: «Molte persone di valore hanno ritenuto di essere state scavalcate da altri che ritengono meno capaci di loro per il governo: insomma, sono azioni molto umane e comprensibili». Il premier è sicuro che dopo averli contattati «ritorneranno sulle loro ultime posizioni».

«Siamo al governo. Abbiamo una maggioranza solida e continueremo a governare», dice prima di tornare a Roma per chiudersi nel bunker di Palazzo Grazioli con Alfano, Verdini e Letta. E’ d’accordo con quello che hanno già detto Storace e il Giornale di famiglia: chi vota contro il governo è un «traditore del paese».

La maggioranza è in piena ebollizione. Al senato Carlo Vizzini, presidente della commissione Affari costituzionali, ha lasciato il Pdl e si è iscritto al Psi di Nencini. Alla camera, l’onorevole Pietro Franzoso è morto ieri in ospedale dopo due mesi di coma. Al suo posto arriverà in aula Luca D’Alessandro, storico capo ufficio stampa forzista. La maggioranza, così, salirebbe a quota 315. Ma la conta dei voti è in perenne movimento e a via dell’Umiltà l’asticella oscilla tra 306 e 312.

Il coming out epistolare è ormai quotidiano. Dopo i sei forzisti dell’Hassler ieri è toccato a due ex responsabili (Sardelli, Milo) e al sottosegretario agli Esteri Scotti (primo frondista ufficiale con cadrega di governo) scrivere una lettera pubblica a Berlusconi perché con il suo passo indietro favorisca la nascita di un «nuovo governo di ampia convergenza».

In mezzo al guado anche gli ex finiani Urso, Ronchi, Scalia e Buonfiglio, che hanno formalizzato una propria sub-componente nel gruppo misto intitolata Fare l’Italia (acronimo uguale a quello dei cugini di Fli).

Che quello di Berlusconi ormai sia un governo zombie lo dimostra il triplice commissariamento di Bce e Banca d’Italia, Unione europea e Fondo monetario. Una camicia di forza che di fatto imbriglia via XX settembre e da lì controlla l’operatività di tutto il governo.

Quelli che dicono che Berlusconi ormai deve decidere solo come cadere non si contano più. Ed è sempre più chiaro che l’unico appuntamento parlamentare che può preoccupare davvero il presidente del consiglio è il voto della settimana prossima alla camera sul rendiconto generale dello stato. Da palazzo Grazioli partono già le telefonate personali ai malpancisti e gli inviti al desco generoso del Cavaliere. Ma certo la conferenza stampa di Berlusconi e Tremonti a Cannes ha fatto vedere alla luce del sole lo stato minimo dei rapporti tra premier e superministro dell’Economia.

Tremonti ha smentito solo in parte le varie e coincidenti cronache giornalistiche sulla sua richiesta al premier di fare un passo indietro. «Non ho letto i giornali, quelle cose non le ho lette e non le ho dette», risponde in un imbarazzo palpabile mentre Berlusconi al suo fianco lo interrompe e strepita sui giornali che capovolgono la realtà e i ristoranti sempre pieni.

Lunedì i frondisti inizieranno a valutare il da farsi. Martedì in aula arriva il rendiconto e se è difficile votare contro, astenersi o non partecipare al voto in prima battuta potrebbe essere l’offerta che Berlusconi non può rifiutare. Il segnale che è andata e che l’unica via d’uscita passa per le consultazioni – formali stavolta – al Quirinale. Da lì in poi, tutto può succedere.

Di fatto, la rotta di Pdl e Lega non cambia: se il governo cade si va dritti dritti alle elezioni. Precisamente quello che peones di ogni latitudine vogliono evitare. Paradossalmente, il commissariamento economico dell’Italia consentirebbe una campagna elettorale breve senza i danni (dal punto di vista dei mercati, ovvio) di un vuoto di potere. Uno che di giravolte se ne intende come Paolo Guzzanti scommette che Berlusconi cadrà la settimana prossima. Ma «deve sparare per primo». «Se Napolitano dà le garanzie – dice – meglio farle subito le elezioni. Meglio così che morire in un agguato di un gruppo di incappucciati».

dal manifesto del 5 novembre 2011