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Berlusconi alla guerra del Corriere e di Sky

Lo sfascio velenoso di un governo si giudica anche dai «particolari». Come sempre a ogni passaggio di legislatura le scosse politiche più forti si avvertono nella Rai e, più sottilmente, negli equilibri di potere dentro e attorno al «Corriere della sera». Oggi si riunirà a Milano il patto di sindacato che controlla e protegge il «corrierone» dalle incursioni dei barbari estranei al salotto buono. Un appuntamento decisivo dopo la dichiarazione di guerra a Cesare Geronzi lanciata da Diego Della Valle in molteplici interviste (l’ultima a Gad Lerner lunedì).

Il padrone delle Tod’s ha chiesto al dominus di Generali e Mediobanca – insultando perfino i suoi addetti stampa all’amatriciana» – di lasciare la presa sul quotidiano. Se così non fosse, secondo le indiscrezioni, Della Valle potrebbe rompere gli accordi parasociali e fondare un «contro-patto» a difesa del giornale.
E’ impossibile non leggere in questo scontro una lotta tutta politica. Semplificando, Geronzi e Ligresti sono da sempre più vicini a Berlusconi mentre Montezemolo e Della Valle vorrebbero fare rotta sul futuro, oltre tutti i «terribili vecchietti».

Difficile dire come si risolverà la contesa. Finora chiunque ha sfidato Geronzi in campo aperto ci ha rimesso le penne: vedi tra gli altri i casi Arpe (Capitalia), Profumo (Unicredit) e Bernheim (Generali).

Fuori dalle «felpate» stanze del capitalismo all’italiana, la politica ci mette più di uno zampino. Quasi inascoltato, Vincenzo Vita (Pd) lo denuncia da settimane. Nel maxiemendamento su cui oggi il senato voterà la fiducia c’è un codicillo che può consentire alle tv nazionali l’acquisto di quote nei giornali.

I vincoli antitrust rimangono solo per chi supera l’8% del Sic (il sistema integrato della comunicazione) che non è un limite fisso come avere una o più reti tv ma un calderone variabile calcolato ogni anno. Per Sky e Mediaset insomma ci sarà un paletto flessibile. Al quale si accompagna l’unico divieto certo: Telecom (La7) in edicola non potrà mai andare.

«Se fosse un divieto serio – commenta Vita – allora tutto rimarrebbe come prima». Niente Mediaset al «Corriere» ma anche niente Sky a «Repubblica». Se invece quel limite è tanto mobile da essere scritto sull’acqua della finanza allora la partita con Murdoch è tutta da giocare. Ma di «squali» in Italia ne abbiamo già abbastanza. Pure piuttosto voraci.

da www.ilmanifesto.it – uscito sul manifesto del 16 febbraio 2011