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Berlusconi alla carica del Colle

I «pm di sinistra sono una malattia della democrazia». A Crotone per sostenere la candidata sindaca Dorina Bianchi, senatrice ex Pd passata all’Udc, Silvio Berlusconi alza il volume delle polemiche al massimo. Certo, dice che quando parlava di giudici come un cancro era solo una «metafora». E però la Consulta è politicizzata, bisogna togliere poteri al presidente della Repubblica e darli al premier e via così.

Tra una ruffianata e l’altra («le colline di Crotone sono più belle di quelle toscane») il Cavaliere ritira fuori la grinta dell’ultrasettantenne e pone l’annosa questione dei comunisti che «si lavano poco»: «I leader della sinistra sono sempre pessimisti, anzi incazzati. Scusate, ma ogni tanto sfodero le lingue e vi faccio vedere che uso l’inglese. Quando loro vanno in bagno, e non è che ci vadano spesso, visto che si lavano poco, e si guardano allo specchio per farsi la barba, si spaventano da soli». Sic.

Meno male che Silvio c’è (l’inno del principale partito italiano) inonda la sala prima e dopo l’apparizione del presidente del consiglio. Che mescola insulti a vere e proprie leggende. Tipo: «Ora che non ci sono più Fini e Casini abbiamo una maggioranza coesa con cui faremo la riforma della giustizia, quella tributaria e dell’architettura dello Stato, cose che fino ad ora non sono state fatte per il veto dei nostri alleati».

A parte il fatto che la candidata sindaca che è venuto a sostenere in Calabria è proprio dell’Udc, il dato del Cavaliere è la solita bugia. Nel 2005 il centrodestra al gran completo con Fini, Bossi e Casini riscrisse oltre 50 articoli della Costituzione in una baita a Lorenzago. L’anno successivo quella riforma fu sonoramente bocciata al referendum con 16 milioni di no, pari al 61,3%.

Quanto alla riforma fiscale, dal 2000 al 2010 – anni largamente governati da Berlusconi, Bossi, Fini e Casini – la pressione fiscale italiana è passata dal 40,8% al 43,5%. Tra i paesi Ocse, l’Italia è terza dopo Danimarca e Svezia. Secondo calcoli della Confcommercio, inoltre, il fisco reale per i lavoratori dipendenti è superiore al 51% a causa dell’inefficienza del settore pubblico e dei tributi locali.

La strategia di quest’ultima settimana è chiara. Berlusconi lo dice tre volte al giorno: «Questo voto alle amministrative serve a rafforzare il governo». Con la Lega la divisione dei compiti è perfetta. Bossi chiuderà la campagna elettorale a Milano con Letizia Moratti, il premier a Napoli con Antonio Lettieri. Uno a Nord l’altro al Sud. Il voto di maggio è l’ultimo scoglio elettorale – insieme al referendum – che può far deragliare una legislatura politicamente finita un anno fa con la scissione del Pdl e l’uscita di Fini.

Il Cavaliere è costretto a scommettere tutto. Se vince, potrà alternare carota e bastone con giudici e Colle e concedere al Carroccio tutto ciò che vuole (come i ministeri in ogni regione) purché si «riformi» la magistratura.

Per ora è costretto a tenere tutti buoni. Ha espresso solidarietà massima «all’amico Scajola» e ha ribadito che dopo il voto nominerà un sottosegretario in più per ogni ministero con un apposito disegno di legge.