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Ceci n'est pas un blog

Beni poco comuni a 5 stelle

Esattemente un anno fa su questo blog è apparsa un’analisi del voto cittadino che osservava soprattutto il flusso dei voti. Il risultato era abbastanza chiaro e mostrava un progressivo spostamento a destra dell’elettorato romano. Del resto era piuttosto difficile che non accadesse, soprattutto visto il clima generale del paese. Se poi aggiungiamo che ad amministrare Roma c’è un partito che della “post-ideologia” o della de-ideologizzazione ha fatto il proprio mantra, il risultato non poteva essere altrimenti.

Non so se dovremmo sentirci fortunati e sfortunati nell’essere stretti tra PD, M5S e la coppia Salvini-Meloni. Di sicuro questi ultimi mesi hanno svelato il bluff del M5S o del PD “argine” di non si sa cosa; ma soprattutto hanno svelato la vera natura del partito di Beppe Grillo.
Il paradigma del bluff a 5 stelle? Il caso acqua.

Chi scrive trova riduttivo che si parli semplicemente di guerra ai poveri o di cultura del decoro. Quella esiste, spesso è una conseguenza ideologica di matrice classista. Del resto di queste derive, come di altre, ne parlammo in tempi non sospetti. Il punto principale del bluff pentastellato è proprio il loro rapporto con i “beni comuni” che a lungo è stato il cavallo di battaglia elettorale.

Il rapporto tra M5S e quel contenitore vuoto che è il termine “beni comuni” è lampante e incarna più di ogni altro la trasformazione dello spazio pubblico a spazio privato dei singoli cittadini o gruppi di cittadini. Mi spiego.

Chiudere le fontanelle per l’emergenza idrica non è stata solo un’idea della sindaca Raggi, visto che anche Galletti, ministro dell’ambiente, ne aveva richiesto la chiusura. Tralasciando il referendum sull’acqua bene comune vinto e disconosciuto, la chiusura dei 2500 nasoni incide in maniera minima sullo spreco dell’acqua in città. Anzi. Ma l’operazione dell’amministrazione, accanto al rilancio dei distributori di acqua a pagamento (a dire il vero esordirono con Marino) dà il senso del rapporto che i nostri neo-rivoluzionari hanno con la parola “pubblico”. Il pubblico è qualcosa di proprietà dei cittadini, anzi dei cittadini che pagano le tasse, e chi vuole accedere a quel pubblico deve pagare. Se ci pensate, in forme diverse, questo rapporto tra pubblico-privato riguarda anche altre parti della città. Le stesse ordinanze anti-alcol non nascono a tutela della salute dei cittadini (riguardo abuso e consumo eventuale) ma a tutela degli “spazi pubblici” che non possono essere contenitori di “degrado”.

Infatti quegli stessi spazi pubblici vengono negati al consumo, al bivacco (così chiamano gli assembramenti di persone, cosa per altro naturale e auspicabile), al divertimento, anche in quei luoghi trasformati in divertimentifici (quelle chiamate zone della movida). Le piazze diventano “proprietà” dei residenti. I parchi diventano proprietà dei residenti che ne richiedono la chiusura nelle ore serali (la motivazione è sempre quella del degrado). E così via. Ad esempio nel quadrante dove abito un assessore del M5S ha chiesto la chiusura al “traffico di attraversamento” di Via del Mandrione, idem alcuni residenti del Quadraro vecchio stanno avanzando una proposta simile (a parziale difesa sono i problemi strutturali del quartiere) come se anche attraversare un quartiere per andare da parte a parte di una città significasse occupare uno spazio non mio e non semplicemente una strada. Ma poi esiste traffico che non sia di attraversamento? Io non capisco.

Il M5S è parte di questa cultura. Ce l’ha proprio nel DNA. Non è diversa da quella dei Retakers che parlano di beni comuni anche quando ripuliscono da scritte o adesivi le serrande di un negozio, oppure riverniciano i muri di palazzi privati. È lo stesso identico approccio. E con l’acqua stanno facendo la stessa cosa. Basta acqua pubblica gratuita, costerà 5c. Del resto hanno appena pagato una buonuscita 1,68 mln all’ex AD di ACEA Irace (messo da Marino e che arrivava dalla gestione dell’acqua pubblica a Firenze…) devono rientrare dalle spese, no? Anche se fosse 1 centesimo sarebbe lo stesso, quello che va abolito è il fatto che ci possa essere qualcosa di gratuito. Che ci possano essere spazi liberi dove poter stare come preferiamo senza che ci sia un giudizio morale come invece avviene attraverso le mille ordinanze. Il bene comune dovrebbe essere una proprietà collettiva, ad uso e consumo di chiunque l’attraversi e non patrimonio di chi vive nei pressi. Del resto stanno facendo la stessa cosa con le proprietà del comune che devono essere messe a profitto, la delibera 140 nasce proprio per questo.

Ah per non parlare del Parco di Centocelle, che in attesa di una bonifica, i benecomunisti a 5 Stelle hanno scelto di non delocalizzare gli sfasciacarrozze all’interno del parco, nonostante gli incendi quasi quotidiani e il disastro ambientale (anche dagli stessi) provocato. Oppure sulla proposta di farci “il Pentagono italiano” la stessa amministrazione tace. Ma non erano anche pacifisti?

Potremmo citare diversi altri casi fino ad arrivare allo stadio della Roma in cui la sindaca parla di vittoria dei cittadini, non si capisce quali visto che neanche i cittadini del quadrante dove sorgerà il nuovo stadio sono mai stati interpellati.
È la nuova politica partecipata dal basso del M5S: dal basso sì ma ce rimani. Per il resto passa alla cassa e fa lo scontrino.