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Quinto Stato

Belgio, dove si contratta l’algoritmo, il governo fa un regalo a Deliveroo

CICLOFATTORINI PROTESTA

In Belgio il governo colpisce il primo esperimento al mondo di contrattazione dell’algoritmo. Una legge aggira l’accordo tra la piattaforma digitale Deliveroo e la cooperativa SMart e peggiora la condizione dei ciclofattorini (rider). E’ un attacco neoliberista all’auto-organizzazione dei lavoratori e della nuova “cooperazione di piattaforma”.Come funziona, come reagire e come riprodurre il modello alternativo all'”uberizzazione” del lavoro anche in Italia.

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Il primo esperimento al mondo di contrattazione con l’algoritmo di una piattaforma digitale di food delivery è stato interrotto. E’ successo in Belgio dove il governo ha offerto a Deliveroo l’opportunità di aggirare l’accordo di negoziazione con la cooperativa Smart, costringendo i ciclo-fattorini contrattualizzati a migliaia a tornare a fare gli “imprenditori di se stessi”.

Nell’ultimo anno, SMart (una cooperativa di 90 mila soci, presente in sette paesi europei, ne abbiamo parlato in uno speciale Alias su Il Manifesto) ha offerto a oltre 2 mila rider la possibilità di un impiego contrattualizzato come lavoro dipendente, pur restando freelance. La soluzione ingegnosa ha assicurato tutele di tipo previdenziale e assistenziale, caso unico in Europa, che garantivano condizioni lavorative migliori rispetto a quelle dei rider di tutti i paesi dove sono presenti i giganti delle consegne a domicilio in bicicletta (e motorino).

Il governo belga – che ha già approvato l’analogo del Jobs Act di Renzi: la Loi Peeters – costringerà i ciclofattorini a tornare a essere finti lavoratori autonomi. Con l’illusione di potere lavorare per altre piattaforme, continueranno a fare i cottimisti chiamati a corsa, senza più garanzia di salario minimo, senza accesso alla disoccupazione, alla pensione, a un’assicurazione contro gli infortuni. Nell’immediato potranno guadagnare di più – correndo il doppio o il triplo, a tariffe molto più alte (7,25 euro per i lavoratori, 5 per gli studenti) rispetto a quelle miserabili che hanno gli italiani – ma perderanno le tutele che SMart aveva negoziato con Deliveroo, per finire per essere pagati “a cottimo”, ossia a consegna.

Lo strumento usato dal governo belga è una defiscalizzazione: gli “auto-imprenditori” saranno esentati da tasse e contributi per i redditi da lavoro autonomo fino a 6 mila euro. Per la piattaforma questo significa massimizzare i profitti. Per i ciclisti questo significa lavorare molto di più per un salario complessivo inferiore.

Didier Gosuin, il ministro per l’occupazione e l’economia della regione di Bruxelles, è contrario alla decisione del governo federale. “E’ un passo indietro che preoccupa tutti, non solo quelli che difendono l’economia della condivisione [sharing economy] e il liberalismo sociale – afferma – Eravamo riusciti a fare importanti progressi nella contrattazione, garantendo i minimi legali, il pagamento per almeno tre ore ogni giorno lavorato. Il ritorno al pagamento a consegna è invece la strada per il lavoro precario”.

Smart, i sindacati, e la politica locale hanno inventato un nuovo sistema di contrattazione collettiva. L’accordo, noto con la sigla “CCT”, dovrebbe essere studiato da tutti i sindacati, a partire da quelli italiani che di recente hanno scoperto la necessità di “contrattare l’algoritmo”. Quando ne parlano, com’è accaduto a Susanna Camusso della Cgil, pur senza citarla chiaramente (lasciandola nell’astrazione) alludono a SMart.

La decisione del governo belga è un attacco all’auto-organizzazione dei lavoratori e della nuova “cooperazione di piattaforma”. Con le parole di Gosuin è “la creazione di una forma di moderno patto sociale nel campo delle piattaforme digitali”. Contro questa ipotesi c’è la politica istituzionale che tende a “uberizzare l’economia”.

Ecco come funziona l’alternativa all'”uberizzazione”. Me ne ha parlato Sandrino Graceffa, amministratore delegato di SMart e autore del libro “Rifare il mondo…del lavoro” (DeriveApprodi), in questa intervista:

Il rider riceve un codice da Deliveroo. Questo codice si innesca automaticamente e apre una posizione contrattuale con SMart. Funziona anche la domenica quando nessuno lavora. È importante creare questa automatizzazione completa attraverso un accordo, ma per farlo è necessario che queste piattaforme aprano i codici che normalmente sono chiusi. Altrimenti non è possibile creare alcun dialogo tra le piattaforme.

Ora si torna al cottimo, definito da Graceffa “mini-job”. “Questo tipo di lavoro – commenta – non è coperto da un’assicurazione obbligatoria sugli incidenti sul lavoro (che protegge il lavoratore) e di responsabilità civile (che protegge il cliente-consumatore). Questo lavoro così concepito è un trampolino verso il nulla: la formazione continua non è né finanziata né organizzata per questi lavoratori che resteranno imprigionati in una zona grigia o nera legalizzata. Povertà, pensioni ridicole, cure sanitarie al ribasso, de-professionalizzazione, concorrenza sfrenata con i mini-jobs.Questa esperienza tra Deliveroo e SMart offriva una risposta alternativa per tutti. E’ un peccato che sia stata interrotta così brutalmente” conclude Graceffa.

«In Belgio si è persa un’importante occasione di riconoscere, a livello governativo, le necessità ed i bisogni concreti di una classe di lavoratori in costante aumento – sostiene Chiara Faini, c non sono solo i riders, ma anche i grafici, i fotografi, gli uffici stampa ai quali sempre più spesso è imposta una flessibilità delle condizioni di lavoro che si risolve in un’erosione graduale dei loro diritti. Le istituzioni dovrebbero invece farsi carico di questi bisogni e tradurli un quadro legale tutelante e professionalizzante, riconoscendone specificità, ed evitando di ricorrere alla obsoleta contrapposizione tra lavoro autonomo e lavoro dipendente».

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