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Bce, eurobond e conti, Mr. Monti alla prova d’Europa

È in carica da meno di una settimana. Ma ha di fronte a sé decisioni epocali sul futuro dell’eurozona e sui disastrati conti pubblici italiani.

Nel suo primo vero consiglio dei ministri Mario Monti si mantiene ancora sulle generali. Agli altri «professori» insediati a Palazzo Chigi illustra a grandi linee la linea che terrà nei vertici europei di questa settimana e l’impianto generale dei primi provvedimenti economici. Le parole d’ordine sono «una stretta collegialità» (vigilata dalla presidenza del consiglio) e una ritrovata «centralità del parlamento».

Nella sua «missione impossibile» (così l’ha definita alla camera chiedendo la fiducia) Monti incassa il pieno sostegno degli Stati uniti in una lunga telefonata con Barack Obama.

Anche la Casa Bianca è preoccupatissima per l’euro. E un ritorno dell’Italia sulla scena europea nella sua tradizionale funzione di “ago della bilancia” tra Francia e Germania può contribuire a evitare l’abisso. Monti è favorevole agli eurobond (con la Francia) ma è contrario alla revisione dello statuto della Bce (con la Germania). Di fatto, se salterà la «tripla A» della Francia il cosiddetto fondo salva-stati è abortito prima ancora di nascere. Il debito di chi doveva garantirlo non è più a prova di bomba: rimarrebbero solo 6 paesi nell’Olimpo della solvibilità.

L’era «Merkozy», visti anche i risultati, è forse alle spalle. Oggi il premier italiano sarà a Bruxelles per un faccia a faccia con le istituzioni comunitarie: colazione di lavoro Pranzo con Barroso e Rehn, nel pomeriggio vertice con Van Rompuy e in serata incontro con gli europarlamentari italiani. Ad accompagnarlo il neo ministro per gli Affari europei Enzo Moavero (suo storico braccio destro) e il numero due del Tesoro Vittorio Grilli.

Giovedì vedrà a Strasburgo Merkel e Sarkozy in un trilaterale decisivo per l’Ue e il nostro paese. Con Barroso Monti ha in agenda il piano sugli eurobond (stability bond) che la Commissione presenterà domani e anche un confronto sulle misure urgenti che l’Italia dovrà adottare dopo le recentissime ispezioni dell’Unione.

Il calo del Pil e l’aumento degli «spread» sul debito richiedono una manovra di aggiustamento certamente superiore ai 15 miliardi (sarebbe la quinta nel 2011 dopo il decreto sviluppo, i due decreti di agosto e la finanziaria emendata da Tremonti).

Se Monti varerà un ddl e uno o più decreti non è ancora definito: ieri di fronte ai ministri ha ribadito l’assoluta «centralità» del parlamento. Un orientamento raccolto da Gianfranco Fini, secondo il quale dopo i guasti dell’era Berlusconi la decretazione d’urgenza tornerà ad essere limitata «se non eccezionale».

E’ inevitabile, del resto, che intervenire su conti e crescita richiederà un mix di strumenti: oltre al decreto legge (il premier vorrebbe metterci un «pacchetto» complessivo) sono necessari decine di decreti ministeriali per completare le riforme lasciate a metà dal precedente governo (dal federalismo alla Gelmini al fisco), più la necessaria attenzione alle camere su decisioni «politicamente» sensibili come Ici, patrimoniale, pensioni, mercato del lavoro, etc.

Da domani la camera discuterà (in prima lettura) l’introduzione del pareggio di bilancio nella Costituzione. Una misura molto controversa (si cambiano 4 articoli della Carta) ma che Roma si è già impegnata ad approvare con tutte le istituzioni comunitarie.

Per mostrare ai partner europei che l’Italia è nuovamente credibile, Monti ha ricevuto ieri a Palazzo Chigi il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Una riunione operativa, concreta, che deve sminare il campo in un esordio internazionale da far tremare i polsi e che culminerà nel primo Ecofin del 28 e 29 novembre. Un vertice a cui l’Italia arriva da «sorvegliata numero uno».

Sui conti bisognerà fare in fretta. Perché la luna di miele con le cancellerie europee è di fatto già finita. A Berlino lo attendono a braccia aperte ma non a mani vuote: «Sono certo che Monti esporrà i piani del governo per il risanamento delle finanze e per implementare la competitività», afferma il portavoce della Merkel Steffen Seibert presentando l’incontro di giovedì.

dal manifesto del 22 novembre 2011