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losangelista

Cavaliere Oscuro: Aurora di sangue

Al Comicon la scorsa settimana Dark Knight Rises  era in assoluto il film piu’ atteso dai fan della gigantesca convention di cinema fanastico, da ieri l’ultimo “Batman” di Christopher Nolan e’ destinato a rimanere tragicamente associato alla tragedia di Aurora, in Colorado dove uno studente californiano  di 24 anni, fuori corso all’universita’ del Colorado,  e’ entrato nel cinema dove veniva proeittata la prima di mezzanotte e dopo aver lanciato un fumogeno nella sala ha aperto il fuoco sul pubblico uccidendo 12 persone. Per amara ironia il film che conclude il ciclo di Batman postula una societa’ devastata da atti apparentemente inconsulti di violenza “di massa”. Una scena  rappresenta un attacco “terrorista” alla borsa di Wall Street  in cui uomini armati sparano su diversi ostaggi, in un altra un gruppo di terroristi attaccano con esplosivi uno stadio di football gremito di pubblico. L’iconografia di una folla inerme in preda al panico che cerca rifugio da uomini armati ricorre insomma in questo ultimo film del ciclo Batman, ancor piu’ che nel precedente film (Dark Knight). Si tratta di un concetto cruciale nell’interpretazione di Nolan, rappresentazione “estrema” come lui stesso ci aveva spiegato di una “normalita’ minacciata, l’idea della societa’ a cui teniamo tanto sbriciolata, sovvertita”.  Come gia’ in Dark Knight, e’ l’idea centrale dell’ interpretezione  supereroica di Nolan, un allegoria radicata nelle angoscianti incertezze del presente attuale. Ieri in un Colorado gia’ devastato quest’estate da gignteschi incendi boschivi e al centro dell’attenzione politica come uno degli stati piu’ contesi, l’angoscia del presente ha assunto una forma tragicamente concreta.  Ad Aurora si e’ riproposta ancora una volta un episodio “topico” della cronaca nera americana il mass shooting la sparatoria “folle” contro civili inermi che avviene di volta in volta in esercizi pubblici, ristoranti scuole o universita’. Quello di ieri notte  e’ avvenuto in uno stato gia’ tristemente noto per una delle stragi piu’ sanguinose – il massacro di Columbine che tredici anni fa costo’ la vita a 12 studenti e un insegnante  del liceo del quartiere ad appena mezz’ora da Aurora. Prevedibile e inevitabile sara’ ora il temporaneo inserimento della questione delle armi da fuoco nei temi elettorali anche se tragicamente la parole saranno destinate a rimanere tali: il diritto al porto d’armi rimane sacrosanto nella politica americana – i sondaggi rivelano che solo il 25% della popolazione e’ per la restrizone sulle vendite di pistole, meta’ degli americani sono per la libera vendita al dettaglio della armi da guerra. E’ una delle eccezioni “curturali” americane piu’ incomprensibili  agli “stranieri”, con profonde radici storiche e un nesso logicamente innegabile  alla violenza endemica a questa societa’, eppure tutelata dalla lobby politica in assoluto piu’ potente del paese la NRA (National Rifle Association) che nel 1991 ebbe l’ardire di indire il proprio congresso nazionale proprio a Columbine pochi mesi dopo quella strage. Nelle parole di Michael Moore che nel suo Bowling for Columbine  parafrasava lo slogan preferito del NRA (“Guns don’t kill people. People kill people): Non sono le pistole a uccidere, sono gli Americani a uccidere.

  • http://www.tnepd.com TNEPD

    Ciao,

    un altro punto di vista sulla polemica armi-stragi:

    http://www.tnepd.com/2012/massacro-dellaurora-come-sfruttare-una-tragedia

    T

  • Marisa Luini

    Ecco ancora una volta il paradigma della democrazia limitata se la maggioranza di una popolazione vuole una cosa questa diventa legge, è giusto e democratico, ma solo se la cosa è gradita ai pensatori o ai giornalisti “de noantri” se no è inspiegabile è manipolazione delle lobby etc.
    Stesso discorso vale per la pena di morte, la democratica America la approva a maggioranza, ma ai don Ciotti e ai Veltroni non piace, ecco che allora gli americani non sono poi così democratici, davvero?
    Facciamola finita con questo inutile parallelismo tra stragi e libera circolazione delle armi, ci sono fior di studi sociologici che dimostrano come all’aumentare della diffusione delle armi corrisponde un calo dei crimini violenti ma in Italia non si può dire.
    Qualcuno spiega perchè nel paese del divieto delle armi ci stanno Gomorra e Palermo?
    Quanti omicidi quest’anno a Roma, ma azz le armi sono vietate qui…
    In fondo a certe parti politico culturali conviene lasciare il monopolio della violenza alle forze dell’ordine che le storie della Diaz, di Aldrovandi e di mille altre vittime del monopolio delle armi non vi ha insegnato nulla.

  • luca celada

    Lasciamo stare per il momento i vezzi giornalistici de noantri o de stialtri. Io abito da lunghi anni in America e da altrettanti cerco di spiegarmi la viscerale, rabbiosa, erotica attrazione di questo popolo per le proprie armi. Mi pare che si possa constatare che le armi da fuoco esistano per uccidere le persone e casualmente gli Stati Uniti sono la democrazia occidentale col record di gran lunga di morti sparati. Si rileva altresi’ che la societa’ che detiene queso triste primato e’ anche quella affetta da un feticismo irrefrenabile della pistola. Personalmente dopo questi anni avrei concluso che al di la delle radici storiche, la conquista originaria e l’ipotesi della frontiera, le forti maggioranze pro-gun che che si registrano in questo paese, esprimono un carattere nazionale instrinseco, un eccezione politica e culturale squisitamente americana. Una vocazione al grilletto che accomuna poliziotti, gangsta rappers e stelle del country, rednecks, vigilantes e soccer moms, per non parlare di eminenti intellettuali da Hemingway a William Burroughs via Hunter Thompson. Gli omicidi saranno anche statisticamente calati ma parliamo pur sempre di 12 milioni di morti sparati l’anno. Allora qui o si tratta di ineguagliata perizia nell’autodifesa oppure tornando a citare Micahel Moore nella sua parafrasi dello slogan della NRA, “le pistole non uccidono. Uccidono gli Americani”. E visto che tanto regolarmente viene invocato il diritto all’autodifesa allora dalle statitsiche si dovrebbe anche evincere un tasso straordinario di offesa (da parte di armati cattivi si presume), un offensiva costante e capillare, virtualmente uno stato di guerra civile in cui i buoni riescono a spuntarla grazie alla potenza i fuoco e al benedetto secondo emendamento che costituzionalmente garantisce loro il diritto al porto d’armi. E’ interessante notare che pure a fronte delle statisciche sulla flessione degli omicidi nell’utimo decennio, la percezione generale rilevata nei sondaggi e’ di un pericolo sempre maggiore, una violenza in costante aumento da cui occorre difendersi e il boom inarrestabile delle vendite delle armi confermano un tasso di preoccupazione inversamente proporzionale agli effettivi dati sulla criminalita’. In altre parole una paranoia diffusa che giunge ad ipotizzare un maggiore sicurezza non con la diminuzione delle armi in circolazione ma con la saturazione nazionale: se solo gli avventori del cinema di Aurora o i ragazzi del liceo di Columbine avessero tutti avuto in dotazione un arma da fuoco, le sparatorie sarebbero state piu’ equilibrate. Ora esportare simili tesi (foretmente contrastate tra l’altro da ogni poliziotto d’America) e introdurre il concetto del diritto all’autodifesa ai paesi eruproei e’ una forzatura maggiore perfino che l’importazione nel vecchio continente, cosi’ ultimamente in voga, delle dottrine teocon radicate nella bible belt. Si’, le periodiche stragi di massa sono occasione per risollevare la legittima questione della difffusione delle armi nelle case, negli uffici, nelle scuole e nelle macchine degli americani (comprese quelle fornite di appositi gun racks). E si’, e’ forse vero che non sono forse le occasioni piu’ pertinenti perche’ si tratta di casi estremi e perche’ i mitomani e psicolabili che le normalmente la provocano sono probabailmente i meno influenzati da norme e restrizioni (anche anche se 6000 pallottole ordinate online…Vabbe’). Ma tant’e’, le sparatorie sono simboli orrorifici dell’operato delle armi e a me fanno sempre pensare agli inquilini delle 70 case sulla mia strada e al 62% dei miei vicini, alcuni con facce affatto rassicuranti, che statisticamente hanno in casa pistole, fucili magari un AK47 e quale di loro un giorno credera’ opportuno “autodifendersi” da me, da un condomino rumoroso o da una moglie con cui ha litigato. Quanto alle maggioranze democratiche rammento solo ancora una volta che a loro tempo godevano di maggioranze assolute anche I segregazionisti .

  • luca celada

    Aggiungo che l’ipotesi del plagio esercitato su alcune psiche da film violenti o suggestivi non e’ secondo me da escludere leggermente – specie quando questi una volta si vestono da Matrix e un altra da Batman. Ma e’ un argomento insidioso, difficilmente comprovabile e se anche fosse, la censura e’ troppo nociva di per se e porterebbe presto a oscurare lunghi passaggi di quello splatter omerico che e’ l’Iliade assieme all’ultima versione di Special Ops.

  • Paolo1984

    ecco appunto la censura è insidiosa e sempre da evitare. Io ho visto tonnellate di film violenti e non ho ammazzato nessuno e come me tanti altri quindi smettiamola. Se la trama richiede violenza, la violenza deve essere mostrata nelle modalità decise dall’autore e coerenti col genere di storia scelto

  • Paolo1984

    ricordo a tutti che Charles Manson ascoltava i Beatles e Marc Chapman, assassino di Lennon, leggeva Il giovane Holden. Ma nessuno ritiene che gli autori di Helter Skelter o Salinger siano colpevoli. Perchè lo stesso non vale per i film violenti?