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losangelista

Bastardi Tolleranti

Nelle settimane che precedono l’Oscar a Los Angeles tutto e’ lecito per promuovere un film concorrente ai premi,  ma perfino alcuni dei fan piu’ appassionati di Bastardi Senza Gloria hanno rilevato l’ironia della sua proiezione qualche giorno fa presso il Museum Of Tolerance: tutto sara’ infatti l’opus fantastorico di Quentin Tarantino fuorche’ un elogio alla “tolleranza”, semmai la storia del commando jewish-american che semina il panico nelle retrovie naziste e’ una “revenge–fantasy” con un retrogusto di vendetta squsitamente pulp.  Un film di Tarantino cioe’ – su cui stavolta in America si e’ discusso a lungo come sempre avviene ogni volta che il cinema rivisita l’olocausto e dintorni. Molti  in circoli ebraici (qui Irwin Kula su Huffington Post) hanno ringraziato Tarantino per aver dato voce a inconfessate pulsioni di un inconscio che tramanda il trauma dello sterminio. Anche se non sono mancate voci dissenzienti (qui Liel Leibowitz) che hanno lamentato la sostituzione della morale ebraica  con l’etica da b-movie, il consenso e’ stato che  la fantasia tarantiniana rappresenta una catarsi in salutare controtendenza agli stereotipi di ebrei-vittime tuttora prevalente. E’ stato questo il sottotesto ufficiale anche della soiree al museo della tolleranza alla presenza di Tarantino, Eli Roth, il produttore Brian Grazer e  di Harvey Weistein – leggendario ex-boss Miramax per cui strumentalizzare lo Shoah in cambio di un po’ di pubblicita’ pre-Oscar e’ una mera bazzecola. Stavolta Weinstein ha trovato buona sponda nel rabbino Marvin Hier dirigente del centro Simon Wiesenthal, celebre per la caccia ai gerarchi nazisti  e ora sempre piu’ polo della lobby israeliana a Hollywood. Hier critica regolarmente chi in citta’ azzarda critiche all’operato di Israele (Danny Glover e Jane Fonda ad esempio che l’anno scroso avevano protestato l’attacco a Gaza) e attacca film che ritiene “antisemitici”; la Passione di Mel Gibson per esempio, ma anche il Munich di Steven Spielberg, la cronaca degli assassinii di leader palestinesi eseguiti dal governo israeliano dopo l’attacco terrorista alle olimpiadi di Monaco che il rabbino all’epoca defini’ apologia filo-palestinese per aver contemplato il dilemma morale delle esecuzioni sommarie. L’elogio delle immaginarie violenze tarantiniane rientra insoma appieno  nel programma di “tolleranza” propugnato dal Wiesenthal che trova i questi giorni congrua espressione nel progetto di un nuovo centro per la “dignita’ dell’uomo” da costruirsi a Gerusalemme sopra al cimitero palestinese confiscato di Mamilla.

  • paolo1984

    Amo molto Tarantino e considero Bastardi senza gloria un bel film e nient’altro. Non è nè vuole essere un film politico e secondo me interpretarlo in questo senso è sbagliato.

  • paolo1984

    Comunque voglio sottolineare che Simon Wiesenthal che ormai non c’è più è una figura che merita rispetto (tra le altre cose ha rintracciato l’agente della Gestapo che arrestò Anna Frank) indipendentemente dalla discutibile “linea politica” del centro che porta il suo nome.

  • luca celada

    Infatti la vicenda non ha nulla a che fare con Wiesenthal ma piuttosto col ruolo che il centro a lui intitolato e’ andato assumendo sotto la guida di Marvin Hier.