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Islamismo

Basta! Sanaa come Hina, uccisa dal padre

Era troppo «occidentale». Sanaa Dafani, 18 anni, di origine marocchina, è stata uccisa dal padre ieri, 15 settembre 2009, perché voleva vivere come molte altre ragazze italiane. L’ha trovata in macchina con il fidanzato, con il quale conviveva da tre mesi, lei è scappata, l’ha inseguita, colpita con un coltello alla gola. E’ successo a Montereale Valcellina, vicino a Pordenone. Come era successo a Hina, a Sarezzo, vicino a Brescia, tre anni fa.

Non siamo in un paese musulmano dove il crimine d’«onore» è all’ordine del girno, ma in un paese occidentale dove ogni giorno o quasi un fidanzato uccide l’ex fidanzata perché ha deciso di lasciarlo, o un marito uccide la moglie perché vuole divorziare, etc.

Perché non ci uniamo (donne italiane e non) per combattere questo potere patriarcale che pensa di poter controllare la vita delle donne fino a ucciderle in nome (anche se non dichiarato) dell’«onore»?

Perché noi donne occidentali invece di invocare tolleranza in difesa di tradizioni «altre» (che erano anche nostre)  non ci battiamo per l’uguaglianza di diritti e doveri di tutte le donne e uomini che vivono nel nostro paese? Perché non facciamo sentire a queste donne che vengono a vivere da noi, che crescono con noi, la nostra solidarietà?

Forse non basterebbe, e ora per Sanaa è troppo tardi, ma almeno manifestiamo tutto il nostro sdegno e non guardiamo dall’altra parte. Altri padri sono in agguato e sono pronti a colpire le figlie che sempre più vogliono decidere del loro futuro.

giuliana

  • alvise

    Cara giuliana
    ti sfugge un particolare importante che va verificato : quel padre ha ucciso per motivi religiosi ?
    Se lo ha fatto, la cosa è ben diversa da quella dell’omicidio passionale o il vecchio delitto d’onore siciliano.
    Non puoi confonderli e metterli nello stesso mazzo.
    E non ha molto senso rivolgersi alle donne italiane.
    Dovresti invece parlare alle islamiche e trovare le parole perchè facciano una loro manifestazione.
    Ma se non ci riusciamo, dovremo chiederci se davvero desiderano quello che desideri tu !

  • Nicolo

    Occidente o oriente non contano. La supremazia del maschio e i suoi “naturali” comportamenti sono propagati dalle religioni, dalle leggi del branco, dal disorientamento adolescenziale, dai mezzi di comunicazione e dal mercato che definiscono la donna come “oggetto”, perciò da possedere o distruggere – ci sarebbe da fare un discorso sul vandalismo e sull’ecologia.
    Chi insegna agli uomini parità e libertà, presupposti per rispettare ed amare? La scuola? La chiesa? I media? Il mercato?

  • maryam

    Sta mane ho saputa della drammatica notizia,l’uccisione di Sanaa.
    tre anni fà tocco a Hina e tra qualche anno potrebbe toccare a me.
    Ogni giorno combatto con questa realà. Penso di essere emancipata, colta e una donna libera ma poi ogni giorno sono portata a scegliere tra la mia famiglia e l’amore, tra la libertà e la sottomissione, tra la vita e la morte.
    Queste ragazze sono state abbandonate e oggi mi sento responsabile perchè nulla è stato più fatto e così ci tocca ancora leggere di questi orrori.
    Vorrei fare qualcosa ma non so da dove iniziare, io sono pronta a fare qualsiasi cosa pur di portare a galla questa realtà e cercare un cambiamento.
    maryam

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    come vedete non ho pubblicato l’email di maryam per motivi di sicurezza, ma invito tutte le donne tutti coloro che sono disposti a fare qualcosa di contattarmi in modo da farci sentire vicine a donne come maryam
    giuliana

  • GiorgioVisconti

    Delitto Reggiani: ergastolo nonostate non ci fosse premeditazione.
    Delitto Hina: 30 anni nonostante ci sia stata non solo pianificazione ma anche ampio concorso familiare. Perché? Forse perché la tradizione religiosa è stata considerata (direttamente o indirettamente) una attenuante? Comunque sia, a questo punto del nostro percorso storico, nel quale molti passi significativi sono stati tracciati dei quali i più solidi sono quelli che hanno portato alla “ribalta della nostra vita” la potenza salvifica della ragione, è assolutamente necessario, perché vitale, fare un ulteriore passo avanti stabilendo che qualunque fede avulsa dalla ragione deve essere considerata grave pericolo per l’umanità intera.
    Questo per definizione stessa di fede: “la fede, qualunque essa sia, è quella forza che sostiene il cammino di ragione dell’uomo sostenendolo nei momenti difficili che si manifestano continuamente nella finitezza di ogni passo lungo un sentiero infinito”.

  • rossana

    Molto flebili, quasi sussurri, le voci delle “femministe” in difesa delle donne che, in certi paesi e in certe comunità (in particolare mussulmana, subiscono sopraffazioni e violenze di ogni genere. Dove sono quelle che, negli anni ’70 organizzavano cortei con lo slogan “l’utero è mio e me lo gestisco io”? dovrebbe esserci una vera e propria presa di posizione contro tutte, dico tutte quelle comunità/nazioni/religioni che negano il valore d essere alla donna. Perchè non si è parlato o protestato per quella dodicienne morta di parto nello Yemen? Dov’è l’ONU in questi casi? dov’è l’Europa? Dove sono le voci progressiste che scendono in campo per difendere la libertà di stampa (giustamente)ma nulla fanno per difendere le mgliaia di creature cui è negata l’infanzia e la gioventu?

  • Cesare Giombetti

    Altrove, in un’ottica liberale e ai fini di una dimimunzione di questi atti derivati anche – ma non soprattutto – da una cattiva integrazione, ho appoggiato l’inclusione di alcune leggi della shari’a nel dirtto italiano, così come avviene nel Regno Unito.
    Al di là di ciò, piena solidarietà a chi ogni giorno combatte la barbarie mascherata da religione, come Maryam. Non commettiamo, però, l’errore di associare questa barbarie all’Islam, perché non c’è scritto da nessuna parte di comportarsi così, anzi…
    Semmai può valere un discorso generale legato alle religioni, in particolare monoteistiche, e il ruolo della donna, ma qui l’analisi si complicherebbe.
    Non ricadiamo nell’errore di associare questi atti all’Islam in quanto Islam. Si possono e devono associare ad una particolare visione della religione legata poi ad una visione sociale, che è diffusa, più o meno, in alcune nazioni a noi ben note (Iran, Arabia Saudita, Afghanistan, ecc.), e fra alcuni gruppi di islamici in occidente.
    Su quest’ultimo fenomeno bisognerebbe riflettere e confrontarci con le politiche degli altri stati e verificare se, con politiche differeneti, varia l’intensità di questi fenomeni.
    Questo dovremmo fare noi, in quanto italiani, ma fintanto che Silvio c’è…
    In quanto lettori di questo blog, invece, sarebbe opportuno entrare, senza che ciò faccia rumore, in contatto con Maryam, al fine di offrirle una protezione e, soprattutto, un’alternativa. Giuliana, consigliaci tu.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    cesare, io sono in contatto con maryam e purtroppo penso che ci siano molte maryam che noi non conosciamo, così come si sono state altre Hina e Sabaa di cui non abbiamo nemmeno avuto notizia. penso che dovremmo far sapere con tutti i mezzi possibili che ci sono donne come maryam che rischiano la loro vita e che vogliono impegnarsi per difendere se stesse e le altre donne in pericolo. Sto cercando di farmi venire delle idee, però vediamo di pensarci insieme. E rispetto a quello che dice Rossana, tanta insensibilità anche a me fa impressione, ma cominciamo da noi, contattiamo chi può essere sensibile e vediamo di organizzare qualcosa. Facciamo sentire la voce di donne come maryam.
    giuliana

  • alvise

    Credo che vi sia una certa confusione tra gli italiani che scrivono su questo blog e che pensano si possa separare fede e religione nel mondo islamico.
    L’omicidio di Sabaa da parte del padre o il kamikaze che si fa esplodere in una moschea sciita a Bagdad sono un “loro” modo per testimoniare fino in fondo la loro fede personale.
    Anzi è la misura, per gli altri correligionari, di quale sia il punto fino al quale loro “credono”.
    Le nostre affermazioni non li toccano e sono del tutto inutili le nostre esortazioni a cambiare.
    Perchè dovrebbero rinunciare a essere quelli che sono ?
    Voi lo fareste ?
    Mi rendo conto del fatto che chi non possiede una dimensione religiosa abbia difficoltà a ragionare su questi aspetti, ma se si vuole il “dialogo” bisogna conoscere la “loro” lingua, ovvero come si esprime la loro religiosità.
    Non vi potrà mai essere nessun confronto se le nostre posizioni sono quelle apriori di C. Giombetti, G. Visconti,….

  • Valentina

    Alvise…che il padre di Sanaa abbia ucciso per motivi religiosi, ti sembra meno grave del delitto d’onore o del delitto passionale? D’accordo con Giorgio V. che le “tradizioni”(!!!)religiose non devono essere un’attenuante. No alla tolleranza! come dice Giuliana nel post. Vorrei anche dire a Cesare G. che sebbene non si possa associare questo delitto all’Islam in quanto Islam, non credo tuttavia che si possa estendere il discorso a tutte le religioni monoteiste. La situazione mi pare decisamente diversa. Non mi risulta che nel nostro paese (dove a causa della religione succede di tutto e di più!) padri cattolici uccidano le figlie perché flirtano con un marocchino…Al massimo ci scappa una contrarietà di tipo razzista. Mentre di casi inversi ne abbiamo già visti più di uno. E’ innegabile che molti musulmani facciano della religione una questione d’onore. Sino a compiere atti estremi come questo.

  • Fausto

    Nel commento iniziale Giuliana scrive giustamente che è molto più importante battersi per la libertà di scelta di tutte le donne del nostro paese anzichè invocare rispetto per le tradizioni altre. Trovo questa opinione di Giuliana non solo sacrosanta, ma anche l’unica strada percorribile.
    Non ci scordiamo naturalmente che la violenza sulle donne non è patrimonio di una specifica cultura, ma diffusa su tutta la Terra. Ciò nonostante questa violenza non è ugualmente grave in tutti i luoghi e in tutte le culture. Se è vero che il delitto d’onore era un delitto lieve 30 anni fa, oggi nell’ordinamento italiano non è più vero.
    Detto questo, ritengo che una società multiculturale non sia un obiettivo, ma debba auspicatamente essere solo una fase di transizione, verso una società ibridizzata. Ma per ottenere una società ibridizzata è necessario che le politiche di accoglienza e integrazione siano aperte e ospitali e permettano agli immigrati di sentirsi parte piena del paese. Un forte impagno pubblico per l’educazione degli adulti e il conferimento di piena cittadinanza è un passaggio obbligato. Anche per smussare le differenze tra genitori immigrati, che rimangono altroculturali, e i loro figli che con la frequentazione della scuola si ibridizzano. Le attuali politiche razziste e xenofobe portano invece le famiglie immigrate a chiudersi ancor più nel proprio mondo, congelato e immobile anche rispetto a quello di di provenienza. 20-30 anni fa in Germania o in Olanda il numero di ragazze turche con il velo era irrisorio, oggi è spaventosamente alto, segno di una chiusura su se stessi prodotto dell’ostilità altrui.
    Ma non scordiamo mai i devastanti risultati di portare la religione, qualsiasi, negli ordinamenti giuridici degli stati. Mi si contorce lo stomaco al solo pensarci. E’ bene quindi agire in modo da levarne invece qualsiasi residuo di quella cristiana, piuttosto che portarci dentro quella musulmana, o le altre!

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    alvise secondo me ti sbagli se noi ci caliamo nei loro panni loro dovrebbero calarsi nei nostri, o meglio in quelli di cristiani integralisti, e lo scontro sarebbe garantito.
    giuliana

  • ahmed

    Mi sembra che l’ideologia islamica sia piuttosto fraintesa in Italia. Se aveste la accortezza di fare ricerche un po’ piu’ accurate, scoprireste che i libri di testo delle primary, in paesi come l’Arabia Saudita o il Kuwait o l’Egitto, ma anche i “liberali” Emirates, dettano le condizioni della superiorita’ degli islamici su tutti gli altri popoli della terra.
    Le affinita’ con le ideologie suprematiste di varia natura (razzismo, maschilismo, etc.) sono agghiaccianti.
    Inoltre l’ideologia islamica racchiude nel nucleo teologico un chiaro orientamento maschilista.
    Questo delitto nasce ed e’ radicato nel clima culturale islamico, dove l’uccisione di chi abbandona l’ideologia islamica viene considerato un atto dovuto, quasi scontato, persino per un padre.
    Il potenziale abbandono dell’ideologia islamica, unita alla ribellione contro l’autorita’ paterna sono le concause scatenanti l’omicidio.
    Il modo migliore per sconfiggere questa ideologia di odio e di razzismo religioso e’ quello di aiutare gli islamici ad uscire dall’islam, abbracciando una visione atea del mondo. Cio’ dovrebbe nascere da un piu’ ampio movimento ideologico che lotti contro le barbarie religiose, che ricordiamo non sono tutte uguali e vanno combattute con strategie appropriate, ma diversificate.

  • Cesare Giombetti

    Non ho voglia di scontrarmi. Il mio era un invito a non essere ideologici e ad essere pragmatici. Alcuni paesi (vedi UK) hanno, pragmaticamente, adottato alcuni aspetti della shari’a nell’ordinamento religioso. Altri (vedi Francia) hanno fatto una scelta laicista. Entrambi hanno dato una risposta chiara e forte. Hanno detto “da noi vi dovete integrare così, con questi diritti e doveri, e teniamo conto della vostra cultura così e colà”. In Italia si lascia tutto al caso e questo non aiuta.
    Non voglio scindere la politica islamica dalla religione. Sarebbe una contraddizione in termini. Voglio scindere certi comportamenti dall’associazione necessaria all’Islam. Condanniamo, se vogliamo condannare, gli atti fuori dall’Islam (e magari legati ad una certa “tradizione”), come quello su Sanaa, e gli atti nell’Islam, ma consci del fatto che parliamo dell’Islam iraniano o di quello saudita, ma non di quello tunisino.
    Io sono ateo, ma rispetto profondamente la possibilità religiosa.
    Non dobbiamo condannare l’Islam in quanto Islam, così come il Cattolicesimo in quanto Cattolicesimo.
    Non ho mai detto, poi, che le religioni monoteiste siano tutte uguali.
    Ho detto che sono tutte legate a filo doppio alla sconfitta del matriarcato. Ho anche detto che è una storia complessa, che non è il caso di affrontare qui.
    Se, però, la donna, anche in Italia, anche se molti faticano a riconoscerlo, ha un ruolo subordinato, molto si deve alla presenza di una religione monoteista, con accelerata sessuofobica.

  • alvise

    A Fausto, Valentina e anche a Giuliana mi permetto suggerire la lettura di un articolo dal blog di Sandro Magister, vaticanista per l’Espresso :
    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1338480
    dal titolo :
    L’Eurabia ha una capitale: Rotterdam

    Qui interi quartieri sembrano Medio Oriente, le donne camminano velate, il sindaco è musulmano, nei tribunali e nei teatri si applica la sharia. Un grande reportage dalla città più islamizzata d’Europa

  • Cesare Giombetti

    Letto l’articolo (anche se non l’hai consigliato a me!).
    Ovviamente non condivido lo spirito critico nei confronti dell’integrazione.
    Così come mi spaventa l’idea di tutelare i musulmani dall’apartheid volontario. Suona sempre da razzismo mascherato. Perché poi la preoccupazione è la quantità di musulmani. E allora? Salt Lake City non è piena di mormoni? O la Pennsylvania di quaccheri? E il cristianesimo degli Stati Uniti è messo in dscussione? E se lo fosse? Il sud degli Stati Untiti o il New Jersey non sono pieni di afro-americani? E questo intacca il dominio WASP? E se lo intaccasse?
    Non avrebbe diritto l’Europa di convertirsi in massa all’Islam, come di “convertirsi” all’ateismo? Questo preoccupa il Papa, ma non dovrebbe turbare noi laici.
    Poi ci potranno essere questioni di “ordine pubblico” legate all’esistenza di una legge religiosa interpretata, magari (o magari no), in maniera integralista e distorta, ma questa sarebbe un’altra storia, come del resto abbiamo questioni politiche in ballo con la presenza del Vaticano.

  • alvise

    sul diritto di conversione in massa dell’Europa all’islam, che suggerisci, penso dovresti ripeterlo anche nel altro tema in discussione a proposito dell’omicidio di Sanaa.
    Devo forse pensare che tu stai per compiere il grande passo ?
    Da ateo a credente ?

  • Roberto Nasini

    In questi giorni ho cercato di leggere tutto quanto trovassi su questa tragica notizia, cercando più punti di vista possibile. Ho visto il solito abbondante sciacallaggio di chi vuole avallare le proprie opinioni cibandosi del dolore e della rabbia covata nelle frustrazioni di povere persone che cercano di vivere in un mondo che non capiscono, ma per fortuna ci sono anche tanti che cercano ancora di usare la ragione nell’affrontare una tragedia, già troppe volte vissuta, perché potesse essere finalmente l’ultima!
    C’é però qualcosa che mi ronza fastidiosamente in testa e che spero possiate confutarmi: ho letto che il fidanzato di Sanaa ha 31 anni.
    Un “ragazzo” di 31 anni non dovrebbe poter già avere una famiglia con figli?
    Non dico che ormai non sia normale sposarsi più tardi, né pretendendo di moraleggiare su di un sentimento che può sicuramente esistere tra un uomo ed una ragazza molto più giovane (o viceversa) e che è sicuramente sincero nel caso attuale.
    E’ certamente vero che, purtoppo, è ancora molto diffuso l’uso di organizzare la futura vita matrimoniale delle figlie giovani con uomini molto più anziani (deprecabile tradizione di mantenimento di potere patriarcale), ma mi fa pensare il fatto che non ho letto nessuno (ma forse ho perso l’articolo) accennare al fatto che la forte differenza di età tra i fidanzati potrebbe essere uno dei fattori scatenanti la follia omicida. Io, sinceramente, forse non ammazzerei nessuno, ma vivrei con enorme disagio l’inizio di una storia d’amore di una mia figlia appena diciottenne con un adulto!
    E poi, d’altronde, un “ragazzo” di 31 anni che si innamora di una ragazzina che a 18 anni dovrebbe ancora pensare a studiare e divertirsi con amiche ed amici, non sta forse (anche se sicuramente in modo inconsapevole)cercando di risolvere qualche suo problemino relazionale “sfruttando” la confusione di una ragazza che cerca di trovare una via di mediazione tra un mondo familiare ancorato ad una realtà lontana (il Marocco) ed una realtà sociale quotidiana presente (la vita in un paesino del Friuli), ma così distante?
    E’ questa l’integrazione di cui abbiamo bisogno?

    Scusate se non vi è risultato chiaro il mio pensiero. Non intendo in realtà giudicare niente e nessuno, ma ho un tale guazzabuglio di emozioni che mi è difficile sintetizzare tutto in poche righe. L’unica cosa certa è che, ancora una volta, l’unica a pagare il prezzo più alto è una povera ragazza che voleva soltanto vivere. Ciao Sanaa, mi dispiace

  • Cesare Giombetti

    1) non vedo perché dovrei aver problemi a ripetere sull’altra discussione questa affermazione che, per me, rasenta l’ovvio (convertirsi è legale, non è un male, dunque è possibile anche la conversione di massa, anche all’ateismo, e, di per sé, non sarebbe un problema), se non per il fatto che fare un copia e incolla qua e là non sarebbe carino;
    2) non vedo su cosa tu fondi la tua ultima ipotesi. Si vede proprio che o non mi spiego bene io o non mi si capisce. Mi sono convertito al Cattolicesimo a 9 anni e ho smesso di esserlo a 23 – 10 anni fa! -; sto meglio ora, ma ho imparato a conoscere e rispettare chi ha fede in qualsiasi dio;
    3) io cerco di andare un po’ oltre l’equazione “Islam = male”, contribuendo anche con le mie poche conoscenze, anche se tu continui (dall’altra parte) con l’equazione “non musulmani = ignoranti l’Islam”.

  • //// Elisa

    Iniziamo una serie di manifestazioni, tante…tantissime…in tutte le piazze d’Italia. Deve essere lo Stato Italiano a tutelare queste donne. Non facciamoci illusioni…è impossibile entrare nelle loro case ed è impossibile convincere i loro uomini di parole vicine all’uguaglianza femminile..diritti delle donne.Non perchè sono “cattivi”..è una questione culturale. Le donne musulmane non hanno modo e tante neanche consapevolezza per unirsi e lottare. Anche gli uomini musulmani che magari non la pensano in un modo tanto estremista…poi però messi a confronto con la comunità islamica…devono prendere certe posizioni. Ripeto: è una questione culurale.Senza giudizio. Esame di realtà. E’ la legge che deve intervenire, subito. Riguardo al tema della sicurezza i Governi che si susseguono ci tiengono tanto a parlare di appartenenza e territorio. La legge dovrebbe imporre (brutto termine lo sò, ma forse necessario) alle donne e agli uomini che vivono in Italia:
    – di frequentare un corso gratuito dilingua italiana. Durata minima:un anno.
    – di non portare indumenti che coprano il viso di una donna: oltraggio alla LIBERTA’ e DIGNITA’ umana.
    Questi obblighi dovrebbero essere estesi a tutti…regolari e non.
    Ci sarebbero infiniti argomenti da trattare…potremmo iniziare da qui. Chiediamo al nostro Governo LEGGI di integrazione per le donne musulmane.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    cara elisa sono d’accordo che toccherebbe al governo prendere decisioni per garantire una integrazione riconoscendo diritti ai migranti e soprattutto protezione alle donne musulmane. purtroppo sappiamo di non poterci aspettare molto, quindi contemporaneamente possiamo/dobbiamo fare qualcosa. Con la casa delle donne e molte altre donne interessate stiamo organizzando una iniziativa con le ragazze musulmane di seconda generazione (per ora abbiamo contatti a roma ma bisognerebbe estendere questa rete a tutta l’Italia). se avete notizie di donne musulmane disponibilili a partecipare fatemelo sapere.
    giuliana