closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Antiviolenza

Basta con le “battutine”

Beatrix Kiddo durante il combattimento contro gli 88 folli (Uma Thurman in "Kill Bill" vol. 1)

Beatrix Kiddo durante il combattimento contro gli 88 folli (Uma Thurman in “Kill Bill” vol. 1)

Credevamo di essercene liberate mandando giù tutto quello che ci ha fatto Monti, ma ci eravamo sbagliate: ora la destra è un mostro a due teste, da una parte il professore che fa patti con la Chiesa e il Papa, e dall’altra un signore che pensavamo di non dover più rivedere, e che invece sta lì come se non se ne fosse mai andato. Un signore che si vanta di essere un latin lover e che i realtà ha ancora sul groppone un processo come imputato per concussione e prostituzione minorile. Un signore che non sentivamo da tempo e di cui pensavamo di esserci liberate per sempre: noi che con la speranza di non dover più sentire battutine maschiliste da ubriaconi in bettole di terza categoria, avevamo accettato il professore che con la bacchetta da maestro c’ha fatto neri a tutti. Noi, che pensavamo di poterci scrollare di dosso – prima o poi – quella prassi italiana, definitivamente sdoganata da lui e da quelli come lui, dei favori sessuali in cambio di lavoro, candidature, carriere, case o soldi sonanti, e che invece oggi ce lo ritroviamo lì, come un lupo travestito da salvatore che promette a tutti quello che non può permettersi di dare in cambio (e lui lo sa che non può), pur di salvare se stesso in una lotta contro il tempo su questioni giudiziarie di cui adesso pochissimi giornali parlano.

Ironia della sorte il sacrificio non è servito, e ora ci ritroviamo con le pezze e nuovamente con la faccia di questo signore davanti che ridacchia e scherza con quelli che erano i suoi nemici, e che adesso non si permettono più di tanto perché “non si sa mai”. Lui, che perde le staffe se qualcuno – pochi in realtà – gli butta la verità in faccia, e cioè che quello che dice “non è vero”. Lui, che tutte noi credevamo cotto, e che invece oggi è più aggressivo che mai perché non ha risolto tutto quello che doveva risolvere nel suo interesse e che quindi ce la deve fare anche stavolta. Ecco questo signore che va per gli ottanta e che in un mese ha ripreso la scena della politica italiana come se non si fosse mai mosso da dov’era, adesso – per far vedere che non ha nessun “pentimento” e che è giusto essere così – su un palco di una piazza italiana davanti a una folla di persone, chiede a una giovane ragazza che presenta l’evento, e di cui potrebbe essere il nonno, quante volte “viene”: quante volte “viene”? E a te che te ne importa quante volte viene questa ragazza? Ed ecco che, come un miracolo, in un attimo si ricrea quell’atmosfera di complicità maschile in cui la gente applaude sciocca la scenetta dove “ironicamente” si mima una contrattazione a sfondo sessuale: scenetta che si conclude con la richiesta del nonno della visione del posteriore della giovane-merce, come fosse al mercato delle schiave.

Cosa crede questo signore, che sia un complimento per noi? Non sa che per le donne suona come un’offesa? Che questo è un messaggio machista che traghetta l’idea che le donne sono merce da comprare, usare, valutare, svendere e se necessario anche da prendere con la forza, da tenere sotto, e se non danno retta anche da uccidere? L’offesa che rivolge a quella ragazza che imbarazzata ride perché non sa come difendersi (invece di dare uno schiaffo sonoro: ma che goduria sarebbe!), è un’offesa che fa a tutte le italiane ormai arcistufe di queste “battutine”. Donne che vivono una forte discriminazione a casa, a lavoro, per strada, nella società e nella politica, donne che rimangono in situazioni di violenza perché costrette a vivere con il proprio aguzzino in casa in quanto economicamente dipendenti, donne che subiscono torti e soprusi sessuali, fisici, psicologici, perché non sanno dove andare, come difendersi. Un’offesa a tutte quelle donne uccise in Italia, prese a forbiciate, a mattarellate in testa, accoltellate in casa propria, strangolate, buttate giù dal balcone dai loro uomini, solo perché hanno detto “no” a quella sottomissione e a quel controllo.

Caro signore, tutto ha un limite e questo è troppo: le donne questo non lo vogliono, perché non fa piacere, non è un complimento e ci siamo rotte di sopportare quella cialtroneria che in questi anni ha ritirato fuori il peggio degli italiani: quell’italietta ignorante, burina, maschilista, che la domenica va allo stadio gridando cori razzisti e sessisti, quell’Italia che dice messa e poi approfitta per “educare sessualmente” i bambini, quell’Italia che la mattina prende la valigetta da professionista per andare a lavoro e la sera quando rincasa tonfa di botte la moglie, questa Italia che fa finta di non sapere e che invece sa che ogni sera il vicino di casa abusa dei figli ma non dice niente, un’Italia becera che ti fischia per strada perché di te vede solo una gigantesca f*ca che cammina, e che sogna una donna un po’ mamma un po’ migno*ta, perché quello che veramente sei non gli interessa. Un Paese in cui le donne si devono difendere con le unghie e con i denti.

L’anno scorso a Torino, al tavolo sui mass media del convegno sulla violenza “Mai più complici” organizzato da Snoq, una donna dell’organizzaione continuava a dire che ormai questa epoca era tramontata, che il peggio era finito e che tutto quello che era stato negli ultimi anni potevamo anche dimenticarcelo. Ecco, proprio a lei, e alle donne che la pensano come lei, dico che se non tiriamo fuori la Beatrix che è in noi, tra poco potrebbe essere anche peggio.