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Anziparla

Barilla cambia idea sui gay: e sulle donne?

Barilla ha cambiato stile, diventando nell’ultimo anno un modello esemplare dei diritti LGBT: «Ha cambiato completamente posizione, estendendo tutele sanitarie ai propri lavoratori transgender e alle loro famiglie, donando soldi a cause pro gay e mostrando una coppia di lesbiche in un sito Internet promozionale». Lo racconta Sandhya Somashekhar in un articolo sul Washington Post tradotto dal Post in cui si continua però a dimenticare che quando Guido Barilla, presidente della multinazionale, diede quelle discutibili risposte su Radio24 non parlò solo di omosessuali nella pubblicità, ma anche di donne.

La prima domanda che era stata rivolta a Barilla durante l’intervista riguardava le dichiarazioni della presidente della Camera Laura Boldrini al convegno su “Donne e media”. Lui aveva detto:

La pubblicità è una cosa molto seria e va discussa in genere da persone che ne capiscono di pubblicità. Laura Boldrini non capisce bene che ruolo svolge la donna nella pubblicità: è madre, nonna, amante, cura la casa, cura le persone care, oppure fa altri gesti e altre attività che comunque ne nobilitano il ruolo. E’ una fondamentale persona per la pubblicità, non solo italiana. In tutti i Paesi del mondo la donna è estremamente usata.

La notizia che fece notizia (anche ora, nel suo rovesciamento) fu però solamente la seconda questione. Le altrettanto gravi dichiarazioni sugli stereotipi femminili replicati da tv e spot (compresi quelli della sua azienda) furono riprese con molta meno indignazione (o non riprese affatto). E ora sono scomparse completamente. Niente di nuovo, il meccanismo è noto. Una condizione non è libera in varie circostanze: quando la si riempie di contenuti preconfezionati (madre, nonna, amante, casalinga) o quando viene ignorata, quando viene cioè resa insignificante. Nella storia Barilla sono in gioco in modo macroscopico entrambe le strategie. Storicamente il femminismo rappresenta un taglio rispetto all’incastro fra queste due vie che sembra(va)no obbligate, un’interruzione che può aprire quell’incastro. L’’hastag, dunque, era e resta #boicottabarilla.