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FranciaEuropa

Banlieue: una marcia per le vittime di stupro

Agli Ulis, un comune del dipartimento dell’Essonne, nella periferia parigina, stamattina c’è stata una marcia silenziosa per  denunciare la gravità delle violenze e per incoraggiare le vittime a denunciare gli stupri. La marcia è stata organizzata in seguito a un grave fatto di cronaca. Una ragazzina di 14 anni, accompagnata dalla famiglia, il 31 marzo aveva denunciato di essere stata vittima, a due riprese, di uno stupro di gruppo, il primo avvenuto a dicembre dell’anno scorso, il secondo a marzo.  Aveva fatto i nomi dei colpevoli, dei ragazzi del quartiere, di 15-17 anni. Il 3 aprile, cinque di loro sono stati arrestati e messi in carcere preventivo, con l’accusa di essersi resi colpevoli di “stupro collettivo su minorenne di meno di 15 anni”. Ma gli amici degli arrestati se la sono presa con la famiglia della ragazza, che da allora non ha più il coraggio di andare a scuola. Continui squilli al citofono, persone che vengono a bussare alla porta, pesanti minacce di ritorsioni su tutti i membri della famiglia. Fino al giorno in cui, il 4 aprile, dei ragazzi della banda hanno gettato della benzina nell’androne del palazzo dove abita la famiglia e appiccato il fuoco. Altri ragazzi del quartiere sono subito intervenuti per spegnere le fiamme, i pompieri sono arrivati in fretta ed è stato cosi’ evitato un dramma. Due giovani sono stati arrestati. Ma la famiglia non puo’ più vivere agli Ulis. I tre figli, la ragazzina, la sorella di 6 anni e il fratello di 11, sono ospitati da amici in un altro comune, lontano, assieme ai genitori, in attesa che venga trovato loro un altro alloggio popolare. La madre, che è impiegata in un asilo, è in congedo malattia.

Per Sihem Habchi, dell’associazione Ni putes ni soumises, la marcia è utile per denunciare la situazione. “Bisogna parlare – dice –  tacere significa incoraggiare il regno della legge del silenzio”. Per il padre della ragazzina, originario del Mali, “quello che ci succede è inammissibile, non ho altre parole”. Spiega: “sono musulmano, per noi è la vergogna e l’umiliazione di tutta la famiglia. Ma era fuori questione non sporgere denuncia. Bisogna impedire che fatti del genere si riproducano. Se altre vittime sono state zitte, adesso ce l’ho con loro. Questi giovani devono essere puniti. Questo non restituirà l’onore a mia figlia, ma deve essere fatta giustizia”.

La sindaca degli Ulis, la socialista Maud Olivier, ha riunito educatori, insegnanti, assistenti sociali e poliziotti  per cercare di capire come mai dei fatti del genere continuano a succedere e sono difficilmente denunciati. La sottosegretaria alle aree urbane, Fadela Amara, ha ricevuto la famiglia della ragazzina e promesso, per giugno, una nuova casa popolare lontano dagli Ulis.   Nelle discussioni, è tornata in primo piano la questione del poliziotto di quartiere, figura che aveva istituito a suo tempo Lionel Jospin e che poi Sarkozy ha abolito, con l’argomentazione che gli agenti di polizia non sono pagati per fare assitenza sociale o giocare a pallone con i giovani, ma solo per reprimere i crimini.  I giovani arrestati, che erano già noti alla polizia per fatti di violenza, avevano abbandonato la scuola e non avevano lavoro. Lo stato di abbandono delle banlieues e della miseria sociale che vi regna continuano ad essere denunciati. Molti sindaci di comuni della periferia difficile si sono dichiarati inquieti, temendo una nuova esplosione, come nel 2005. Ma il governo non risponde. Pur insistendo sul tema della “sicurezza”, di cui Sarkozy ha dichiarato di recente di volersi occupare in prima persona.

  • paolo1984

    Giustissimo manifestare a sostegno delle vittime. Ma c’è bisogno di intraprendere una vera e propria battaglia culturale contro la mentalità patriarcale.
    Comunque onore e lode a questo padre musulmano che ha deciso di sostenere sua figlia.
    bisogna davvero investire contro l’abbandono scolastico dei ragazzi delle banlieues.

  • guarda

    che tristezza cette situation