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Horror Vacuo

“Come bambini aggrappati alle suore, torneremo ragazzi d’estate, oh yeah”

The Secret. Il primo titolo pensato per I bambini di Cold Rock somiglia ad un salvagente sgonfiato. Ad uno sciroppo buono per i malati di coup de théâtre. Poi The Secret, così anticipatore e ambiguo, diventa a ragione The Tall Man, ed è vero: del film di Pascal Laugier (distribuito in Italia da Moviemax) non si butta niente. La fiaba nera, l’uomo nero, la confettura nera, forme futuribili di nazismo. Il thriller del regista di Martyrs e Saint Ange è da subito un calamaio d’avanguardia. Si presenta proprio come un lumicino, un fuoco fatuo che scorrazza libero e rapace sull’ormai abbattuta, depressa cittadina mineraria di Cold Rock; una radio a transistor da appendere fuori come una zucca di Halloween, per tenere lontani gli spiriti (la disoccupazione, le responsabilità genitoriali, il dover diventare adulti a tutti i costi).

Le ossessioni degli abitanti seguono il ritmo dei rapimenti: un gigante venuto dall’inferno preleva i bambini dalle loro case e li nasconde nel bosco. Solo Julia (Jessica Biel) sembra non voler tradire tutto ciò che vede e che tocca e si lascia travolgere dal senso di unione per la società. Da infermiera meticolosa, mastica la vita come se fosse crema pasticcera. Ma il mostro rapisce anche suo figlio ed ecco le campagne solidali di Julia variare di forma, di rilievo. L’uomo alto del titolo originale somiglia quasi al Mago descritto da Friedrich Dürrenmatt nel libro La promessa. Là un pedofilo assassino adescava angeliche bambine in alta quota, qui un sinistro giustiziere colleziona tanti pinocchietti per ristabilire l’ordine generazionale.
La rivelazione, il “segreto” appunto, rappresenta l’iniezione letale della giostra Laugier, l’atto di body art antropologico più disumano e politico. In nome del progresso, quei bambini rapiti potrebbero appartenere a una casta che con grande rigore seleziona e scambia le sorti, i palinsesti. Adozioni elitarie, famiglie buone, sane, benestanti in lotta continua contro meri avanzi minerari, le mele marce che non meritano prole, a cui anzi il diritto di sperare in un cambiamento di ceppo è negato dal ministero stesso dei fratelli Grimm, da ciò che si sogna o che si osa sognare. Sembra di assistere ad un viaggio nelle lande dannate di Wolf Rilla e John Whndham. Un viaggio in cui i bambini, con il proprio corpo e con la loro fantasia, allattano la covata operaia distrutta nelle origini, ma risorta nel e per il bene collettivo. Un lavoro di découpage che insegue con curiosità l’idea di un giorno migliore, sullo sfondo di una vita dove essere uguali significa sforzarsi di diventare perfetti.