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Napoli centrale

Bagnoli e la pentola d’oro

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Il nome del decreto “Sblocca Italia” è accattivante in sé, come tante trovate renziane. Dà il senso della volontà di uscire da un’ impasse e contiene intrinseco quel “finalmente” che se non ci fosse stato lui chissà dove si andava a finire. Il decreto approvato tra le proteste e blindato dalla fiducia prevede una marea di interventi e grandi opere che interessano ferrovie, condotte idriche, autostrade, ospedali, metropolitane. E in questo calderone c’è anche Bagnoli. Piatto ricco mi ci ficco.

Il governatore della Campania Stefano Caldoro ha detto di voler chiamare personalmente Renzi – in quella rinsaldata intesa bipartisan che corre fino al neo ripescato Angelino Alfano. Il presidente della Regione si dice infatti preoccupato che la protesta di venerdì scorso finita a manganellate, possa rallentare la rincorsa alla ricostruzione forzata di un’area vastissima che conta circa mille ettari da plasmare e reinventare, vedendo così andare in fumo qualche miliardo di euro per le lobby del cemento. Secondo Caldoro dunque non bisogna lasciare vincere i “professionisti della proteste e i politici complici”. Bisogna invece lasciare spazio al commissariamento dell’area, vale a dire affidare nelle mani di una persona scelta dal governo il completo controllo della gestione dalla zona, in barba al piano regolatore (e forse ai vincoli paesaggistici) e a tutta la storia che dal 1996 ad oggi ha visto fallire progetti su progetti. Una lunga sequela di promesse e bonifiche mancate, dalla riconversione urbanistica di Renzo Piano (bocciata da Vezio De Lucia) datata 1990 prima ancora della chiusura dell’Ilva per arrivare al recente fallimento di Bagnoli Futura del 2013. Quasi una maledizione se si pensa che la prima ipotesi di urbanizzazione risale alla fine dell’800, prima ancora della nascita dell’Italsider, quando l’architetto Lamont Young ne voleva fare una “piccola Venezia”.

In questo fine settimana si è voluto far credere che a impedire il rinnovamento, un tempo si sarebbe usato il termine modernizzazione, siano “i professionisti della protesta”, i cittadini, i bagnolesi e anche il comune di Napoli che hanno osato protestare e addirittura manifestare in corteo. Terroristi che pretendono di avere voce in capitolo invece di affidarsi ciecamente al progressismo del governo che con la bacchetta magica sta per far piovere nuovi investimenti privati e pubblici, realizzando lo spettacolo della mai iniziata bonifica con un “piano di rigenerazione” in grado di costruire ex novo un quartiere sano.

Tutto quello che si deve fare e dare il via libera a un ennesimo carrozzone commissariale che potrà aggirare i tempi delle gare di appalto senza nessuna opposizione. Al comune di Napoli (soggetto che, a questo punto va ricordato, è stato eletto democraticamente dai cittadini) spetterà solo una funzione consultiva che potrà essere presa in considerazione o meno a proprio piacimento dal commissariato. E’ quasi impossibile riassumere in poche righe 20 anni di progetti falliti, di idee all’avanguardia ed ecosostenibili, dalla ricostruzione di 4 km di strade al ripristino delle fognature, dai parchi biocompatibili al porto turistico, dal canale di collegamento con Mergellina ai palazzi residenziali, così come appare poco credibile che lo “sblocca Bagnoli” possa essere la soluzione con la S maiuscola. Le trasformazioni urbane come sempre vanno concordate con le popolazioni radicate sul territorio a cui devono essere restituite le strutture. Senza contare che sarebbe già un passo avanti se la Cementir e la Fintecna pagassero come è stato deciso  per la bonifica di quei suoli che hanno contribuito a inquinare.