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losangelista

Bad “LUCK”: Maledetta Fortuna

Gli ippodromi della California si intrecciano con gli anni ruggenti di Hollywood. C’e’ Hollywood Park, aperto dai fratelli Harry e Jack Warner negli anni 30 dove scommettavano Raoul Walsh e Al Joslon (e molti anni dopo Charles Bukowski), Del Mar, finanziato da Bing Crosby e frequentato da J. Edgar Hoover e c’e Santa Anita, il piu’ elegante, costruito da Hal Roach e favorito da Errol Flynn e Spencer Tracy. E’ questa la pista che dall’anno scorso era divenetata il set di “Luck” la geniale serie HBO che, ieri l’emittente ha improvvisamente cancellato in seguito al decesso di un  cavallo impegnato nelle riprese della seconda stagione. E’ il terzo animale a morire nella produzione della fiction incentrata sul demimonde, tutto “sunshine e noir”, attorno alle corse di cavalli. Ideata da David Milch, il piu’ crepuscolare degli autori TV (Hill street Blues, Deadwood) Luck aveva un cast straordinario e un regista folgorante in Michael Mann. Al centro della trama erano loro: gli animali, i cavalli che in un pugno di minuti sulla pista ovale possono lavare ogni peccato o dannare ancora i diseredati della fortuna che dagli spalti li seguono con occhi angosciati e aspirazioni accartocciate. Il fulcro di ogni episodio era appunto una corsa, ognuna filmata con virtuosismo rococo’ (un gioiello assoluto quella della quarta puntata, firmata da Philip Noyce). Attorno, nella penombra dei motel di periferia e dei “pawn shop”, si muovevano gli allibratori, prostitute, avanzi di galera che ne erano i comprimari; un hinterland di rimpianti e miserie quotidiane inframezzate da improbabili bagliori di speranza. Un grande Richard Kind (era lo zio eccentrico di Serious Man), lancinante come Joey Rathburn  agente di fantini che annaspa in un lago di fallimenti, Gary Stevens nei panni di un fantino che a sua volta annega nell’ alcol l’amarezza di una carriera in declino, Nick Nolte, trainer con la voce di carta vetrata  il cuore infranto – eppoi lui Dustin Hoffman come Ace Bernstein, personaggio opposto di quell’altro Bernstein (Carl), l’integerrimo reporter di Tutti gli Uomini del Presidente interpretato 30 anni prima. Questo Bernstein vecchio gangster uscito di galera con oscuri disegni sull’ippodoromo  aveva  sulle spalle il peso della disillusione dell’American Century in un programma grondante rimpianto e tristezza come una ballata di Tom Waits, un compendio hard-boiled che abitava  nell’universo di Thompson Ellroy Bukowski e Mamet.  Le riprese erano seguite dall’associazione per la  protezione degli animali, i cavalli purosangue “pensionati” utilizzati non correvano mai corse complete e mai piu’ di due volte al giorno, erano a riposo un minimo di 8 giorni fra riprese, e il cavallo morto questa settimana era imbizzarrito mentre veniva condotto al passo alle stalle, cadendo all’indietro e battendo la testa. Ma e’ stata comunque la goccia che ha fatto cedere  la HBO sotto le proteste delle associazioni animaliste  (e forse in parte prendere la palla la balzo per terminare un programma difficile incompreso anche da molta critica). “Luck” – almeno i nove episodi della prima seri destinata ora a restare l’unica – ora rimarra’ una ennesima opera incompiuta negli impietosi annali della ficiton, un fulminante fuori orario dell’eta’ dell’oro della TV cable.

  • sashsa

    maledette corse