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Quinto Stato

Avere trent’anni nell’Italia 2014

di Silvia Jop*
Una vita all’insegna del lavoro culturale in un paese di merda

(repost da La Furia dei Cervelli)

Impegno, desiderio, determinazione e le fatiche insormontabili di una condizione di precarietà pervasiva che rosicchia ogni angolo dentro e fuori, materiale e immateriale.

Si mangia la tua cura di te, la tua capacità di amare e di essere amata, la qualità del lavoro perché le condizioni strutturali sono invalidanti. al 20 di ogni mese (se ti va bene) non sai bene come inventarti i 10 giorni che ti servono ad arrivare al mese successivo: sia chiaro nel frattempo devi continuare a lavorare.

Europee alle porte. non voterei, basta, non voterei proprio.

Vabe e dai, voto.

Dai, torno a casa e voto:

Tessera elettorale alla mano – mi dicono che ho diritto al 70% di sconto a/r – penso che venezia-roma costa 80 euro.

L’agevolazione fa la differenza: oltre a rendere possibile questa trasferta restituisce valore all’atto del voto e al mio essere cittadina.

Mi dicono che lo sconto del 70% è possibile solo se il biglietto lo si fa direttamente in stazione. faccio la coda per i clienti frecciarossa, rischio di perdere il treno, mi dicono che lì possono fare biglietti senza riduzione e non con la tessera elettorale. mi infurio, dico loro se si rendono conto che è un’assurdità. mi mandano a un’altra biglietteria.

Intanto ho perso il treno.

Imbufalita vado verso la biglietteria, faccio quaranta minuti di coda, arriva il mio turno: arrivo allo sportello, consegno il documento e la tessera elettorale. le coordinate della carta di credito che dó peró non corrispondono a me ma a una delle persone che – superato il 20 del mese – mi aiutano ogni mese: mia madre.

Mi dicono che non possono fare un biglietto a una persona diversa dall’intenstataria delle coordinate.
faccio notare loro che oggi sono molte le persone che non possono permettersi la vita che fanno e che è verosimile che a comprare il mio biglietto per andare a votare sia qualcun altro. faccio inoltre notare che mi sto mettendo in viaggio per esercitare un mio diritto di cittadina e che è assurdo che loro non prevedano la possibilità di fare un biglietto in questo modo dato che online e via telefono chiunque può usare qualsiasi carta di credito però, guarda caso, in quell ipotesi (cioè nella modalità online e telefonica) il biglietto è acquistabile solo a tariffa intera e non è prevista la riduzione per chi viaggia per andare a votare. il tipo seduto al banco (che avrà più o meno la mia età) continua a scuotere la testa “mi dispiace signora, non posso farci niente, le regole sono regole. e mi dispiace se non può comprare questo biglietto”.

Lo guardo basita mentre lui mi scavalca con gli occhi facendo cenno alla persona dietro a me di passare avanti.

Mi sposto, guardo il tabellone degli orari, ho perso il secondo treno.

Con il groppo in gola attraverso la stazione e mi siedo ai piedi di una colonna.

Deglutisco, stringo i denti, prendo il telefono, chiamo mia mamma e, imbarazzata, le chiedo di farmi lei via telefono un biglietto intero roma-venezia per andare a votare: 80 euro.

Resto seduta a terra con l’idea di un viaggio così umiliante con quel 70% mancato che mi si stringe in gola.

E ripenso, mentre il treno buca le montagne ecco qui cosa vuole dire “avere trent’anni nell’Italia2014: una vita all’insegna del lavoro culturale in un paese di merda”.

Ps. A giugno ne faccio trentuno. Chissà i treni quanto costeranno…

* Silvia Jop coordina la redazione de il lavoro culturale http://www.lavoroculturale.org/, uno spazio aperto nel web per l’elaborazione critica delle opinioni che è nato nei corridoi e nelle aule dell’Università di Siena ed è organizzato e interamente gestito da precari della ricerca e dei lavori cognitivi. Lo scorso anno ha scritto Com’è bella l’imprudenza: il primo progetto editoriale online ideato, curato e realizzato da il lavoro culturale. Ora, dai semi dello stesso progetto, è nato un nuovo percorso: #imprudenze2013, un viaggio straordinario per l’Italia dei teatri occupati.