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FranciaEuropa

Aumentano i poveri. I sindacati allargano il fronte della lotta

Secondo il rapporto annuale del Secours catholique, uscito oggi, il numero dei poveri è in aumento in Francia. E “la crisi non è finita” aggiunge il segretario generale dell’associazione caritativa, Pierre Levené. La novità (i dati sono del 2009) è che il 62% delle persone che si rivolgono al Secours catholique per un aiuto hanno un lavoro, cioè sono dei lavoratori poveri che dopo aver fatto fronte a tutte le spese obbligatorie (casa, energia, riscaldamento, trasporti, tasse, scuola) non hanno abbastanza soldi per l’alimentazione e i vestiti. Il Secours catholique nel 2009 ha accolto  1,5 milioni di persone, il 2,1% in più del 2008. Il reddito medio di queste famiglie è di 800 euro al mese, cioè sotto la soglia di povertà. Molte sono famiglie monoparentali, altre subiscono un crollo quando uno degli adulti perde il lavoro. L’indebitamento è in crescita: in media, le famiglie che si rivolgono all’associazione hanno contratto debiti per 765 euro. La povertà colpisce oggi i giovani: il 50% ha meno di 40 anni, l’11% meno di 25.

Il Secours catholique sottolinea che la politica di rigore adottata dal governo aggrava la situazione. L’Rsa, il reddito di solidarietà attiva che ha sostituito l’Rmi (reddito minimo) non ha risolto la situazione. La riforma delle pensioni,  approvata ieri anche dal Consiglio costituzionale dopo essere stata votata definitivamente dal parlamento il 27 ottobre scorso, introduce un’altro fattore di instabilità: i senior, che in Francia sono poco occupati (è il paese europeo dove chi ha più di 50 anni ha meno lavoro) dovranno aspettare due anni di più, da 60 a 62 (e fino a 67 anni per avere una pensione non decurtata e da fame) per far valere i loro diritti alla pensione – ci saranno quindi più persone costrette a vivere con i minimi sociali.   I sindacati hanno deciso di organizzare un’altra giornata di “azione” il 23 novembre prossimo. Non sarà pero’ una giornata di manifestazioni, poiché l’ultimo appuntamento, sabato 6 novembre, è stato deludente. In una Francia sotto la pioggia, la partecipazione è stata in calo. Il 23 ci saranno “azioni locali” di diverso tipo. Anche l’unità sindacale comincia a risentirne. Force ouvrière è uscita dall’intersindacale e rimprovera alle due grandi confederazioni, Cgt e Cfdt, di aver sprecato la forza del movimento, rinunciando a dichiarare uno sciopero generale quando la lotta era al culmine. I più riformisti, come la Cftc (sindacato cristiano) sostengono che la legge è ormai passata al parlamento e attende solo più la promulgazione da parte di Sarkozy: quindi, per rispetto del sistema democratico, non è il più momento di opporsi (il Consiglio costituzionale, a cui si era rivolto il Ps, ha convalidato la riforma delle pensioni, perché, a suo parere,  non contraddice né il principio di eguaglianza né l’esigenza costituzionale di una politica di solidarietà nazionale, mentre sono stati censurati 13 articoli che riguardano la medicina del lavoro, una riforma nella riforma che, per i saggi, “non ha un legame con il progetto di legge inizaile”). La Cfdt e la Cgt, con qualche diversa sfumatura, cercano di mantenere l’unità e intendono spostare l’obiettivo della contestazione a questioni più ampie: l’occupazione dei giovani e dei senior, il potere d’acquisto e le condizioni di lavoro.

-Sarkozy ha promulgato nella notte (poco dpo le due del mattino di mercoledi’) la legge che riforma le pensioni, il cui testo è stato pubblicato sul Journal Officiel mercoledi’ 10 novembre. La via è libera per il rimpasto governativo. Martine Aubry, segretaria del Ps, ha denunciato la “brutalità” di Sarkozy.