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Lo scienziato borderline

Attenzione al Grecale

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Dopo l’esito del voto in Grecia, con una schiacciante maggioranza di no, il commento più comune dei qualunquisti – in Italia e altrove – è: sì o no, non fa poi grossa differenza, quello che conta è vedere cosa succede dopo.

Non è così, signori e signore (generalmente si tratta di governisti merkelian-renziani) gattopardiani: quello che sarebbe successo dopo dipendeva moltissimo dalla vittoria del SI o del NO.

Spiego, anche se fa specie partire da tanto semplici “fondamentali”.

Se vinceva il SI, infatti, Tsipras doveva dimettersi. Specie dopo quanto si era speso in questa campagna referendaria. Sarebbe stato rimpiazzato da un governicchio di tecnici, pronti ad aderire alle condizioni-capestro della CEE. Non smetteremo di chiamarla CEE, Comunità Economica Europea, perché quello è: una società fra stati capitalisti per far circolare meglio soldi e merci.

Avendo vinto il NO, semplicemente, Tsipras potrà riprendere il negoziato da un incredibile punto di forza: la volontà popolare. E non solo greca: tutta l’Europa dei popoli ha guardato ad Atene in questi giorni, e i governanti europei dovranno ben evitare che il vento greco non si unisca al soffio dei migranti per abbattere i loro bei castelli di carte, di credito, ovvio. Saranno molto più miti verso la Grecia, come tutti i prepotenti quando capiscono che possono rimetterci.

Mi pare faccia una bella differenza, no? Non spingete, cari merkelian-renziani, il vostro qualunquismo fino all’insipienza.

Non ci saranno invasioni di lupi siberiani in Grecia, nessuno degli immani disastri che i fintoeuropeisti paventavano.

La Grecia uscirà dall’euro? Il referendum non riguardava questo. In ogni caso, mi pare che alcuni stati europei non abbiano l’euro, e non se la passino malissimo. La Gran Bretagna ad esempio.

Concludiamo con le menzioni speciali.

– Al signor Matteo Renzi ed al PD per la loro grande affezione verso la signora Merkel, il capitalismo e il neoliberismo. Comprensibile, per un leader della destra.

– Ai fogli quotidiani italiani di regime (tutti, tranne il presente, e un altro che d’iniziali fa F.Q., direi) che tanto si sono spesi a far terrorismo psicologico sulla Grecia: attendiamo altre foto di code ai bancomat. Magari senza cappotto addosso, a luglio. Vorrei ricordare – però – che il giornalismo non è servitù del potere, ma indipendenza e libertà di pensiero. Ma mi sembra di parlare ai muri.

– Agli spin doctors e sondaggisti che prevedevano grandi vittorie del sì. E che imperterriti, oggi, arieggiano ancora i denti. Invidio la loro totale mancanza di vergogna.

Per contro, leggiamo cosa scrive questa mattina il vero vincitore di questa tornata, il ministro dell’economia Varoufakis.

“Mi farò carico con orgoglio del disprezzo dei creditori. Noi di sinistra sappiamo come agire insieme senza curarci dei privilegi che comportano i nostri incarichi.”

Una lezione per i politicanti locali, attaccati in maniera quasi sessuale alle loro poltrone.


Non più ministro!
Il referendum del 5 luglio resterà nella storia come un momento unico per una piccola nazione che si è ribellata alla stretta del debito.
Come tutte le battaglie per i diritti democratici, lo storico rifiuto dell’ultimo Eurogruppo del 25 giugno porta con sé un caro prezzo. È quindi essenziale che il grande capitale ottenuto dal nostro governo con lo splendido risultato del “No” sia investito immediatamente in un “Sì” a una soluzione più consona: a un accordo che comprenda la ristrutturazione del debito, meno austerità, la redistribuzione per i più bisognosi e nuove riforme.
Poco dopo l’annuncio dei risultati del referendum, mi hanno fatto intendere che ci fosse una certa preferenza per una mia “assenza” da parte dei partecipanti all’Eurogruppo e di altri partner; un’idea che il primo ministro ha considerato potenzialmente favorevole per raggiungere un nuovo accordo. Per questo motivo lascio oggi l’incarico di ministro delle Finanze.
Considero un mio dovere quello di aiutare Alexis Tsipras, nel modo che ritiene più opportuno, per ottenere il massimo dal risultato che ci ha affidato ieri il popolo greco tramite il referendum.
Mi farò carico con orgoglio del disprezzo dei creditori.
Noi di sinistra sappiamo come agire insieme senza curarci dei privilegi che comportano i nostri incarichi. Per questo motivo sosterrò pienamente il primo ministro Tsipras, il nuovo ministro delle Finanze e il nostro governo.
Lo sforzo sovrumano per onorare il coraggioso popolo della Grecia, e il “No” che ha consegnato al mondo, è appena iniziato.

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