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FranciaEuropa

Attac: mobilitazione contro il “debito illegittimo” e per la “democrazia”

Attac, assieme alla Fondazione Copernic, si mobilita per denunciare il “debito illegittimo”, che i governi strumentalizzano per farlo servire “da pretesto per imporre una regressione sociale senza precedenti”. Per combattere le “idee preconcette” e le “grossolane manipolazioni” che mirano ad imporre una “doxa neo-liberista”, Attac organizza domenica 15 gennaio una conferenza internazionale a Parigi, intitolata “Il loro debito, la nostra democrazia”. Gli economisti di Attac sostengono che la spesa pubblica non è aumentata dal ’93, e che il debito è stato causato dall’aumento dei tassi di interesse e dai “regali fiscali successivi” fatti ai più ricchi e alle imprese. In Francia, a quattro mesi dalle presidenziali, Sarkozy non ha nessuna intenzione di abbandonare questa strada: adesso pensa ad imporre “l’Iva sociale”, cioè una nuova tassa pagata da  tutti allo stesso modo, ricchi e poveri, che dovrebbe colpire le importazioni dai paesi a bassi salari, per permettere di alleggerire i contributi padronali. La giustificazione è di difendere il lavoro in Francia. I sindacati sono contrari, come l’opposizione. Se ne discuterà al “vertice sociale” del 18 gennaio.

Per consultare il testo di Attac:

www.france.attac.org/articles/pour-sortir-du-piege-de-la-dette

  • almagemma

    Contraria al debito fatto dai Governi con il miraggio dello sviluppo.. insostenibile… Per quanto rigurda la globalizzazione. è certo che è servita a distruggere molti posti di lavoro e produzioni eccellenti ed altamente specializzate e alienare i diritti del lavoro. Andava controllata per non fare distruggere tante industrie e le alte qualità di produzione del nostro Paese ora assai regredito…in tutto. La globalizzazione ha causato tanta disperazione nel nostro Paese e per risorgere va ridimensionata.

  • Livia

    Il link al sito di Attac NON funziona.

  • Anna Maria

    http://www.france.attac.org
    a metà pagina, sulla sinistra c’è il testo

  • chino 78

    debito illegittimo? democrazia? mi pare che chi ha scritto questo articolo ha letto i libri giusti, ma non li ha capiti tanto bene. Il “debito illegittimo” è il debito che i dittatori dei Paesi Poveri (non eletti dal loro popolo, ma messi a guidare il Paese a seguito di colpi di stato spesso appoggiati da noi ricchi) hanno contratto al solo scopo di arricchire se stessi e i Paesi ricchi (cioè noi) che li sostenevano, a danno della povera gente che in quei paesi viveva. Leggere “confession of an economic hitman” di John Perkins per i dettagli. Ma cosa c’entra tutto questo con il debito di Italia e Francia? Questo debito è stato contratto da politici democraticamente eletti, e i cittadini di questi Paesi hanno partecipato alla festa godendo di servizi sociali e benessere ben al di sopra delle loro possibilità. E nessuno si è mai lamentato. Ora che c’è da pagare il conto per decenni di politiche insostenibili e di evasione fiscale, il debito diventa “illegittimo”. Ridicolo. Partire dall’ammissione delle proprie colpe è il primo passo per superare i problemi. E mi pare che qui non lo si stia facendo. La colpa è sempre degli “altri”. La gente di Francia e Italia, a differenza di quella di Ecuador e Indonesia, è vittima dei propri errori.

  • Valter Di Nunzio

    @ chino. Sono d’accordo sul fatto che la “gente” è corresponsabile, ma in quota minoritaria, del debito pubblico che è, per l’appunto, un fenomeno che riguarda soprattutto i paesi avanzati e democratici, quelli che hanno risorse e credibilità sufficienti per contrarli. Però la crisi attuale dell’eurozona ha poco a che fare con il debito europeo o degli europei, che è più basso sia del debito americano che di quello giapponese, giusto per citare le economie più indebitate della terra. Oggi le agenzie di rating americane, gli hedge fund e i fondi monetari americani, così come le banche d’affari americane hanno dato fuoco alle polveri (molte!) di cui dispongono per attaccare l’eurozona. Se non fosse per la miopia dei Governi ultra-recessivi e della BCE nonché per il “parco buoi” dei piccoli investitori, preoccupati solo sulla gestione del debito, si romperebbero le ossa nel giro di un anno. Ma purtroppo temo che non andrà così.

  • chino 78

    @valter. Caro valter, grazie per la risposta. Quello che tu dici è condivisibile, anche se penso che si corra un po’ il rischio di identificare sempre nei “soliti noti” (banche, poteri forti, speculazioni varie..termini che ormai assumono sempre significati piu aleatori) i colpevoli unici di una crisi che ha radici profonde e molteplici cause. Soprattutto nel caso dell’Italia, banche e finanza in genere non c’entrano proprio nulla. A differenza di USA, UK, Spagna e Irlanda, Paesi nei quali gli Stati sono dovuti intervenire (indebitandosi) per evitare il collasso del sistema bancario, in Italia l’elevato debito pubblico non è il frutto di salvataggi del sistema bancario (quello italiano, è tra i piu’ conservativi al mondo e il debito del settore privato italiano è molto inferiore a quello di altri Paesi), bensi’ di 30 anni di servizi sociali troppo generosi e totale assenza di “senso civico” da parte dei cittadini, che ci ha portato ad essere il paese a piu alta evasione fiscale al mondo. Questo dovrebbe essere spiegato agli italiani: non c’è nessun complotto planetario ai danni dell’italia: gestisco fondi obbligazionari da 10 anni, e queste tesi strampalate di hedge fund e banche che cospirano contro l’italia, con tutto il rispetto, è totalmente ridicola. Siamo noi gli artefici del nostro elevato debito pubblico. Dopo 30 anni di grandi mangiate e bevute al di sopra delle nostre possibilità, l’oste ci sta chiedendo di pagare il conto. E noi, non avendo i soldi, ci mettiamo a piangere gridando al complotto.

  • carlo

    Il sig. Chino ha esposto molte ragioni che condivido.
    Vorrei tuttavia aggiungere qualche altro spunto di riflessione.

    La crisi che scuote la democrazie europee , oggi molto più aperte di altre e allo stesso tempo più incapaci,nasce dalla sfiducia dei cittadini nelle istituzioni.
    La tutela dei diritti del singolo rispetto a quelli di una Comunità ha permesso al cittadino francese, italiano o europeo in genere, di godere di uno stile di vita ineguagliabile. Non ci siamo avvorti però che questa impostazione ha condotto alla paralisi dei processi democratici.
    Per rispettare le esigenze di tutti, ci si blocca e non si assumono decisioni. La classe politica, di destra come di sinistra, si adegua, perchè qualunque cambiamento sarebbe mal visto.

    Il ’68 ha vinto sul fronte dei diritti del singolo, ma ha fallito nella proposizione di nuove idee collettive, nelle quali riconoscersi.
    Oggi Sindacati e padroni non lottano per cambiare, ma per conservare un passato. A sinistra si lotta per mantenere livelli pensionistici e uno stato sociale, a destra ci si scaglia contro gli immigrati, perchè tolgono qualcosa.
    Prima del ’68 c’era il primato di una finalità comune e colletiva, dove la politica era la ricerca di aggregazione di richieste individuali da avanzare tutti assieme allo Stato. Oggi abbiamo il multiculturalismo:ovvero l’incapacità di produrre valori condivisi.

    I commenti che leggo sono il lamento di una classe dirigente della sinistra davanti alla sua inadeguatezza a conciliare la politica dei “diritti”, con la politica dettata dal “mercato”.
    Eppure l’individuo – come lo immagina la sinistra – e il mercato – come se lo immagina la destra – non condividono forse un’idea molto simile di “libertà” ?

  • chino 78

    @Carlo: non posso che essere d’accordo. La politica italiana sta guardando nello specchietto retrovisore da vent’anni, senza rendersi conto che l’unico modo per mantenere l’elevato standard di vita che ci siamo guadagnati sta proprio nel cambiamento, e non nella difesa a oltranza di modelli di Stato purtroppo diventati inadeguati. Si possono fare tanti esempi di come il mondo stia cambiando, e di come questo renda necessaria una nuova risposta politica. Mi limito a citare l’aspetto demografico: siamo piu’ vecchi, viviamo di piu, per ogni lavoratore ci sono piu pensionati da mantenere. Le implicazioni economiche di questo fenomeno non sono state capite ne a destra ne a sinistra. A sinistra, il semplice uso del pallottoliere (non servono lauree alla bocconi) avrebbe dovuto portare a capire che non si puo’ pretendere di lavorare “solo” 35-40 anni pagando contributi attorno al 20%: questo significa che ogni lavoratore si finanzia solo 7-8 anni di pensione, e con una speranza di vita ben oltre i 70 anni, significa buttare sulle spalle dei nostri figli l’onere di mantenere il nostro altro standard di vita (Otto von Bismark aveva introdotto i 65 anni anni di etä per la pensione in una società in cui la speranza di vita era 55…sembra una barzelletta, ma è la verità). A destra, si sarebbe dovuto capire che l’immigrazione è uno strumento fondamentale per uscire dalla “trappola” della popolazione che invecchia: buona parte degli stranieri che arrivano in Italia sono in età lavorativa e possono rappresentare un motore fondamentale di ringiovanimento della forza lavoro e quindi di crescita economica, fondamentale per il mantenimento degli alti standard di vita a cui ci siamo abituati. Invece è da 20 anni che sentiamo discutere di arrocamenti da parte dei sindacati su posizioni ormai anacronistiche, di caccia allo straniero da parte di politici d’avanspettacolo di destra e delle vicende legali e private dell’erotomane di arcore…La politica doveva spiegare alla gente la società che cambia, e farsi parte del cambiamento. Questo non è stato fatto, e ora i discorsi di “equità intergenerazionale” del professor monti e della ministro Fornero ci suonano strani, fuori dal mondo. Purtroppo, siamo noi che rischiamo di finire fuori dal mondo che, negli ultimi 20 anni, a differenza nostra, è andato avanti.

  • Valter Di Nunzio

    @ chino78. Non posso che sottoscrivere ciò che dici sulle dinamiche demografiche: se non ci fossero gli immigrati la situazione di medio periodo dell’Italia sarebbe molto più preoccupante, la matematica non è un’opinione. Però tornando alla questione dei debiti sovrani continuo a pensare che qualcosa non quadra. Se è vero, come dici tu, che l’Italia ha fatto debiti per finanziare servizi inefficienti, parassiti di stato ma anche pensioni di invalidità, fannulloni d’ogni genere e manager di aziende in perdita, è però anche vero che il debito aggregato dell’Italia, pubblico e privato, è inferiore in termini pro-capite a quello degli Stati Uniti, del Giappone e anche del Regno Unito. Come mai allora in pochi mesi la situazione europea, con la centro il debito italiano, viene letta dai “mercati” in modo così disastroso? Credo anch’io, come te, che in ultima analisi i soldi vanno dove rendono di più e non credo affatto ai tenebrosi disegni degli “speculatori”, almeno in un tempo ragionevolmente lungo. Ma nel breve e medio periodo la guerra commerciale dell’America contro l’euro, per accaparrarsi la liquidità di riserva dei Paesi BRICS e petroliferi, mi sembra una ragionevole realtà e non una bufala. Mi piacerebbe sapere come la pensi.

  • chino 78

    @valter. Come scrivevo nella mia mail, mi occupa da ormai un decennio di debito dei Paesi sovrani, ed e’ quindi un argomento che mi appassiona, in particolare per la sua complessità:). Il tuo dubbio è piu’ che lecito. Questo è quello che io penso:

    a) I paesi da te citati (USA, UK e Jappone) rappresentano Paesi con una dinamica del debito diversa da quella italiana. A differenza dell’Italia, che è da 30 anni un paese con elevato debito pubblico e basso debito privato (gli italiani sono storicamente risparmiatori, e il nostro livello di ricchezza su PIL è tra i piu alti al mondo; le nostre banche sono tra le piu conservative al mondo), questi paesi si sono caratterizzati per un alto livello di debito privato, “trasformatosi” poi in debito pubblico a seguito dell’intervento dello Stato per evitare il crollo del sistema (in jappone negli anni 90, in uk usa nel 2008). Quindi questi Paesi non hanno un elevato debito pubblico dovuto a particolari inefficienze dello stato, ma dovuto alla necessità da parte dello stato di intervenire per porre rimedio ad errori del settore privato ed evitare una crisi stile anni 30 (bank run, distruzione della ricchezza delle famiglie, depressione economica: in una parola: povertà).

    b) il paradosso dell’italia sta proprio in questo: un settore privato sano, e un settore pubblico malato. E le principali malattie del settore pubblico sono due: sperpero di denaro pubblico ed evasione fiscale. Paradossalmente, il problema dell’italia è di piu facile soluzione rispetto a quelli di altri Paesi. Come ripete da sempre Monti, l’economia ha in se le risorse per superare questa crisi del debito: “basterebbe” rendere piu efficiente ed equo il sistema della spesa pubblica (leggi: riforma delle pensioni e sanità) e trasferire risorse dal risparmio privato a quello pubblico attraverso una seria lotta all’evasion fiscale (tanto per darti una cifra: si stima che in italia ogni anno si evadono tasso per 140 miliardi, cioè l’8% del pil: semplicemente dimezzando l’entita dell’evasione fiscale, TUTTI I PROBLEMI DELL?ITALIA sarebbero risolti). Il problema è che gli anni passano, e queste due regole di buon senso (adeguare il sistema sociale alla situazione demografica che cambia, e santiddio pagare le tasse) non vengono applicate. E il mercato comincia a innervosirsi, visto che il debito tocca livelli vicino all’insostenibilità e noi ci intestardiamo a non voler porre rimedio. In conclusione: la soluzione esiste, ma dobbiamo fare in fretta.
    c)Quanto alla situazione degli altri Paesi, in particolare USA, non sono cosi convinto che abbiano risolto i loro problemi. Il debito da privato è diventato pubblico, ma non è sparito, è sempre li. E qualcuno deve pagare. Chi paga? chi pagherà? beh, gli indiziati numero uno sembrano essere i risparmiatori americani. La Fed ha scelto la via dello stampare moneta nel tentativo, neppure troppo velato, di attuare quello che negli anni 70 venne definita “financial repression”: i risparmiatori americani ricevono tassi sui loro soldi vicini allo zero, l’inflazione in USA è tra il 3%-4%…questo significa che questa differenza consente allo stato di ridurre di un buon 20% il livello del debito/pil, finanziato da una perdita di potere d’acquisto da parte dei risparmiatori americani (come vedi, non è molto diverso da un default con taglio del notional del 20%…è in realtà la stessa cosa, solo che nessuno ne parla). Il giochino sembra semplice, ma ovviamente porta con se dei rischi: gli effetti di tutta questa moneta stampata sono in parte imprevedibili, e se l’inflazione va fuori controllo (repubblica di Weimar), allora la financial repression non sarà piu tollerata, i tassi schizzeranno allo stelle, e lo sprettro della depressione anni 30 ci riporterebbe nel baratro. In secondo luogo, stampare moneta consente solo di gaudagnare tempo e rende l’aggiustamento piu smooth, ma nulla toglie che se il governo USA prima o poi non riduce i deficit, uno stampaggio di moneta perpetrato all’infinito porterà sicuramente a scenari da repubblica di weimar.

    Spero di averti fornito qualche spunto di riflessione. In poche parole: quando c’è eccessivo debito nel sistema, qualcuno deve pagare il riaggiustamento. Non se ne scappa. Spesso i candidati numero uno sono i risparmiatori (via default o financial repression). Alcune banche centrali optano per financial repression, altre no, ,e questo poco cambia: dopo grandi abbuffate, il conto all’oste qualcuno lo deve pagare. Se l’argomento ti interessa, il professor Rogoff ha scritto un libro che ti consiglio: “This Time is Different: Eight Centuries of Financial Folly”. Una brillante analisi (fatta da forse il piu grande esperto di debito di paesi sovrani vivente) di tutti i default degli ultimi 500 anni. Se posso dare un modesto consiglio, mi orienterei piu verso questo tipo di libri. Come probabilmente ti sarai reso conto, social network e siti di giornali tendono ad essere pieni di gente che parla ad alta voce, ha certezze granitiche, ma purtroppo è piu’ guidata dall’ideologia che non dalla conoscenza della materia. L’economia e la finanza in genere non sono scienze esatte: è impossibile dire quale è la ricetta migliore per uscire da un problema di debito, ma si puo’ dire con assoluta certezza quella che non bisogna fare. E molte delle cose da non fare, sono quelle che leggo nei commenti dei vari blog…grazie ancora per l’interessante dibattito…fammi sapere che ne pensi, chino78