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Rovesci d'Arte

Arte Povera, ma non in asta a Londra

Un puzzle di mostre dedicate all’Arte Povera e una «scossa» contemporanea che attraversa trasversalmente l’Italia. Una vera e propria «occupazione», unitaria in tempi di paventate secessione, del suolo nazionale – da Bologna a Torino passando per Roma, Bergamo, Napoli, Bari – nel nome di un movimento che scartò dalle scelte correnti per indirizzarsi verso un concettualismo teso a riscoprire gli archetipi e a portare ai minimi termini l’«ingombro» dei materiali. Sette rassegne, a cura di Germano Celant (fu lui, nel 1967, a riunire quegli artisti sotto la dicitura Arte Povera, mutuandola dal teatro di Grotowski) in altrettanti musei per «raccontare» da novembre (ma si parte il 6 ottobre con il Maxxi che presenta Kounellis, Penone e Zorio) e fino ad aprile prossimo un’avventura speciale condivisa da un gruppo di creativi all’epoca alternativi. E Londra non perde l’occasione d’oro di cavalcare l’onda omaggiando quell’avanguardia italiana con un’asta da Sotheby’s, in programma per il 13 ottobre prossimo. E’ la prima volta che una collezione così nutrita di Arte Povera finisce, tutta insieme, sul mercato. Così all’incanto va uno degli Achrome degli esordi di Piero Manzoni (base d’asta euro 805.000-1.150.000). C’è anche la Mappa di Alighiero Boetti, eseguita nel 1983, stimata anch’essa intorno agli 800mila e 1 milione di euro. Fra le opere per i collezionisti, figurano pure il Piede di Luciano Fabro (322-350mila euro), Bambù del ludico Pino Pascali (690-920mila euro) e uno dei celebri quadri specchianti di Michelangelo Pistoletto dal titolo Muro (345-460mila euro).