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Popocatépetl

Arrivano i vostri ovvero la sindrome di Sansone

La mia Santa Trinità – anzi, la mia Trimurti, per non offendere i cattolici, così sensibili di questi tempi – è formata da Manning, Assange e Snowden. E mi fa piacere sapere che sono in molti ad aver dedicato un altarino a questi tre enfants terribles espulsi dalle viscere del Leviatano (bueno, in realtà uno ci sta ancora dentro e di brutto).

obama ci ascolta

La rivelazione della terribile realtà che ci colloca nel ruolo di eterni spiati non ci trova del tutto impreparati. Ricordo una scritta che campeggiava a Campo de’ Fiori in pieno ’77: “Non sentitevi mai soli/ la polizia è sempre con voi”. Basta sostituire a “la polizia” “la NSA”, la National Security Agency, che poi in fondo è una superpolizia planetaria, e il prodotto non cambia.

Ma da quand’è che gli Usa, dando lavoro (non bisogna mai perdere di vista il lato positivo) a un esercito di spie, hanno invaso la nostra privacy e rubato la nostra intimità? Sarà stato subito dopo il 1989, l’anno del crollo del muro, quando, per festeggiare la fine della guerra fredda, un creativo di Washington inventò lo slogan: ONE WORLD, ONE BOSS: US? O cominciò molto prima, quando gli Americani – ecco, qui sì va bene chiamarli americani, ma in qualunque altro contesto vanno definiti “statunitensi” se non si vuole espropriare del titolo qualche centinaio di milioni di latinoamericani, caraibici e canadesi. Lo dico anche al finissimo Luca Celada, che ha una sensibilità tutta latina: permettere che i gringos si approprino, anche per definizione, del continente che hanno abbondantemente saccheggiato e martoriato, offende la sensibilità dei popoli a sud del Rio Grande. Oltretutto, dire America e americani anziché Stati uniti e statunitensi fa molto commendatore brianzolo – riprendendo il discorso, quando gli Americani (notare la maiuscola) vennero a “liberarci” (notare virgolette), sbarcando in Normandia, in Sicilia, ad Anzio, mentre siglavano un patto d’acciaio con la mafia, e regalavano calze di nylon e chiclets per ingraziarsi la popolazione, stavano creando le prime reti di spie e informatori?

la vita è bella

la vita è bella

Non sarà stato proprio Orwell con il suo Big Brother a ispirarli? E la tecnología a fornire loro gli strumenti adeguati? Non credo che Eric Arthur Blair (cioè George Orwell) potesse prevedere, con tutta la sua lungimiranza, che il potere alienante della televisione avrebbe superato nella realtà la sua fiction: oggi non c’è neanche bisogno di un televisore interattivo, come in 1984, per ordinare comportamenti, basta esporre le merci sullo schermo perché la gente corra a comprarle, inondare tutti i canalí di informazioni manipolate perché la gente se le beva.

Avrebbe immaginato Orwell che si sarebbe imposto un programma televisivo – con una straordinaria simultaneità mondiale – intitolato al Grande Fratello, in cui la gente faceva a gomitate per essere spiata ed esposta al grande pubblico nella sua intimità?

E non poteva certo sospettare che Noam Chomsky avrebbe coniato l’espressione “il problema di Orwell” per designare “la capacità dei sistema totalitari di inculcare credenze che sono fermamente sostenute e molto diffuse, anche se sono completamente prive di fondamento e spesso contraddicono francamente i fatti ovvi del mondo circostante”.

Ed ecco che siamo arrivati al capolinea. Se la maggiore potenza del mondo occidentale, portabandiera della democrazia e delle libertà, supera tutti gli apparati spionistici dei regimi totalitari del passato in estensione e profondità del controllo, in capillarità e continuità della sorveglianza, in uso di nuove e raffinate tecnologie  e in paranoia nei confronti di amici e nemici, c’è davvero qualcosa che non va.   

democrazia stile Abu Ghraib

democrazia stile Abu Ghraib

        

(Ma non è detto che la web, ultimo e più perfezionato strumento di controllo – ma anche di comunicazione orizzontale e di fabbricazione di cultura, come la Babeloteca borgesiana – non possa diventare un paletto nel cuore del capitalismo vampiresco.)

Se il volto buono e ingenuo di Johnny B. Goode si è trasformato nel ghigno sadico dei torturatori di Abu Ghraib – e sarebbe interessante se critici e studiosi dell’acume di Giancarlo Santalmassi e Giorgio De Vincenti facessero una storia di questa metamorfosi attraverso l’iconografia holliwoodiana – qualcosa di veramente grave deve essere successo. Qualcosa di così perverso da far trattare come pericolosi criminali chi denuncia i crimini commessi contro l’umanità da un impero che non si rassegna a morire. E, se proprio deve piegarsi al verdetto ineluttabile della storia, sceglie di farlo come Sansone.

stars & stripes

La cosa che più lascia perplessi, nel rapido declino dell’egemonia statunitense e nella crisi irreversibile del capitalismo neoliberista – due spirali che si avvitano insieme – è che ci sia ancora chi vuole legarsi – e con che zelo! – a una locomotiva in corsa verso il baratro.

disastro SÌ TAV

disastro SÌ TAV

Due esempi rilevanti (stiamo parlando di governi e non di popoli, ovviamente): in pieno processo di integrazione latinoamericana – una dinamica che garba pochissimo a Washington – Cile, Perù, Colombia e Messico hanno forgiato una Alianza del Pacifico che si stringe economicamente e politicamente intorno agli Usa, sperando di ricavarne chissà quali benefici.

Ma l’esempio di stoltezza maggiore viene dall’Europa, dove Italia (che vergogna!), Francia, Spagna e Portogallo, con l’“incidente” di Evo Morales,  hanno compromesso le relazioni con l’intera America Latina, dimostrato un razzismo anacronistico e sovvertito pericolosamente il diritto internazionale per obbedire in modo servile a una telefonata “americana”, facendo rivivere un epiteto che si credeva estinto: quello di lacchè dell’imperialismo.    

Bambina boliviana (foto Ximena Bedregal)

Bambina boliviana (foto Ximena Bedregal)
  • timimun

    Non pensavo di essere il primo a commentare il tuo articolo, arguto e colto. Noam Chomsky come il cardinal Carafa, -ma con con quasi cinque secoli di ritardo-, vulgus vult decipi, ergo decipiatur.
    Nihil sub sole novi.