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Antiviolenza

Armani: se porto i tacchi o no, sono affari miei

Un modello di scarpa nella nuova collezione Armani

Ieri, durante la presentazione milanese della sua nuova collezione autunno/inverno 2012-2013, Giorgio Armani, il re della moda made in Italy, per intenderci quello che negli anni ’80 ha infilato la donna nei grigi e nei neri, rendendola un po’ mascolina, diciamo androgina con volti irregolari  piazzati su corpi al limite dell’anoressico, insomma lui, ha affermato: “Siamo tutti stufi di valchirie, di donne aggressive, troppo sexy. Per questo, in passerella ho mandato modelle che indossano solo tacchi bassi. Si tratta di un segnale, di un invito a ritornare coi piedi per terra, a camminare in modo naturale, senza per forza dover sembrare una escort”. Partendo dal fatto che la moda è un business enorme che gioca con la cultura e con l’arte ma soprattutto con modelli di identificazione così forti da rendere la foggia di un abito come una maschera con cui indicare non solo uno status sociale ma anche un modello di comportamento e di potere, dire che la donna che da oggi in poi si mette i tacchi è una escort, cioè una prostituta, è un po’ azzardato, soprattutto se a dirlo davanti a microfoni che divulgheranno la notizia è uno che con le scarpe e i vestiti c’è diventato miliardario ed è famoso nel mondo. Primo: perché ovviamente le donne si mettono quello che vogliono e quindi sono libere di mettersi tutte le scarpe che desiderano al di là di ogni stereotipo; secondo: perché potrebbe nascondere un’intenzione forse un po’ maschilista nel voler sostenere un immaginario che vuole la donna meno aggressiva e quindi più.. sottomessa? Questo richiamo alla sobrietà che arriva insistentemente da più parti, e che sicuramente fa da contraltare a venti anni di veline, letterine, escort (vere), favori sessuali in cambio di carriere politiche, appare oggi forse con toni bacchettoni e moralisti, e quindi pericolosi, in un contesto in cui le donne, nella realtà dei fatti, ancora contano troppo poco! E non è possibile che, con uno stupro al giorno e un femmicidio ogni due, il messaggio sia ancora che la donna che si veste in maniera provocante, quindi minigonna e tacchi alti, è una mignotta per giunta aggressiva e quindi, dico io, magari se la stuprano la colpa è anche sua!  Perché voglio dire: dopo tutto quello che abbiamo passato in questo ultimo ventennio in materia di stereotipi ed etichette volgari e denigranti come belle ma stupide, te la do se mi dai, guarda che il prezzo è ok, possiamo decidere noi che cosa vogliamo fare, chi siamo e soprattutto come ci vestiamo e che scarpe vogliamo metterci senza essere etichettate ora peggio di prima? Grazie.