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losangelista

ARIZONA BOICOTT

Prenotazioni d’albergo cancellate a valanga,  una proposta in consiglio a San Francisco per interrompere rapporti economici e una analoga in esame a Los Angeels per ritirare investimenti e terminare accordi commericali con l’Arizona. Il boicottaggio del turismo e il passaparola dei tifosi per astenersi dalle partite dei Diamondbacks, la squadra di baseball di Phoenix. La legge anti-immigrati passata in Arizona e firmata dalla governatrice sta scatenando un putiferio e un disastroso ritorno di immagine per lo stato “del Grand Canyon”  che su turismo e pensionamento ha fondato il boom degli ultimi decenni. Al punto che circa l’80% della popolazione residente proviene da altri stati  – eppure piu’ dei pensionati trapiantati l’anno scorso dal Michigan, rischiano ora di venire “attenzionati” semmai gli unici veri indigeni: i Pima, Apache e Dine’ (Navajo), dalla pelle bruna come quella dei “clandestini” ispanici presi di mira dalla legge.  E’ probabile alla fine che la legge venga invalidata dai tribunali federali prima ancora di entrare in vigore, proprio per l’impossibilita’ di formulare criteri di “sospetta clandestinita’” che non siano fondati sul “profilo razziale”. E’ vero che le autorita’ federali conducono regolari retate anti-clandestini in fabbriche e aziende agricole, ma la prospettiva di fermi sulle pubbliche vie di persone dalla pelle bruna – lo stato di polizia – ha evidentemente colmato una misura costituzionale nella mente di molti americani, che non conoscono l’obbligo di portare i documenti. Questo, e l’indignazione per una legge contro una popolazione il cui apporto economico supera notoriamente il costo sociale. Da cui il fioccare dei boicottaggi di altri stati (e’ il federalismo bellezza!). Il tutto ha dei predecedenti;  quando l’Arizona fu l’unico stato a rifiutare la festa nazionale proclamata in onore di Martin Luther King. Allora svanirono in massa congressi e convention e il Superbowl venne spostato da Scottsdale – fin quando,  con un referendum, la festa passo’. Ora, oltre all’incidente  diplomatico provocato col Messico (primo partner commerciale dell’Arizona) si minaccia la rottura con l’amministrazione Obama e con gli stati vicini. La California medita addirittura di terminare i lucrosi  appalti  per la reclusione dei propri detenuti esportati numerosi nelle prigioni private nel deserto dell”Arizona.