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Rovesci d'Arte

ARchitettura, il Pritzker alla Cina di Wang Shu

La cerimonia ufficiale è in programma a Pechino il prossimo 25 maggio e il premio Pritzker 2012, il Nobel per l’architettura, quest’anno è stato assegnato a Wang Shu (48 anni, dirige il dipartimento di archittetura dell’Accademia d’Arte di Hangzhou). Due volte Cina, quindi e il testimone dell’architettura internazionale passa in Asia. Non è un caso: Shu da anni lotta per una architettura ecosostenibile che salvaguardi il passato e insieme s’inoltri nel futuro dell’urbanizzazione che così velocemente interessa la Cina. Wang Shu infatti, insieme alla moglie Lu Wenyu, ha fondato nel 1997 l’Amateur Architetture Studio, un atelier che conduce una ricerca di métissage che tenta di coniugare le antiche radici storiche del suo paese con la modernità, anche nei materiali scelti per le opere. Quando venne realizzato da Wang Shu storia di Ningbo, costruito con pietre, vecchi archi e tetti, l’edificio venne aspramente criticato perché “demodé”, ma poi i detrattori si sono dovuti ricredere: quel museo ricordava con grande efficacia i 30 villaggi distrutti in nome del progresso. Per questo museo, adottò la pratica tradizionale del “wa pan”, un metodo di edificazione low budget che i contadini cinesi impiegavano per ricostruzioni dopo catastrofi naturali provocate da tifoni, frane, alluvioni. Nel progetto per lo Xiangshan Campus alla China Academy of Art (2004-2007),  Shu ha usato ben due milioni di tegole di recupero, provenienti da demolizioni, per la copertura dell’edificio, raggiungendo col cemento e quello speciale “riciclo” un ottimo effetto di isolamento termico.