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Architetti obbiettori

 

design degradante

design degradante

Una iniziativa lodevole e’ stata lanciata dal gruppo di architetti/designer socialmente responsabili  (ADPSR) che  chiede all’AIA, la principale associazione di categoria degli architetti americani, di introdurre  norme etiche volontarie che vietino la progettazione di strutture e spazi per la detenzione inumana, la tortura e le esecuzioni. La petizione ricorda che le Nazioni Unite considerano punizione “degradante e crudele” e la detenzione indeterminata in solitario  che viene regolarmente impiegata nelle prigioni americane. In California quest’anno la pratica e’ stata oggetto di un lungo sciopero della fame di detenuti dei penitenziari “supermax”, di dotati di reparti in cui le celle e gli ambienti sono progettati per massimizzare la deprivazione sensoriale. Sono edifici che non nascono da soli ma sono il frutto di un attenta attenta progettazione, una “ingegeneria della sofferenza” che nella sua lucida crudelta’ e’ in qulche modo un’aspetto  piu’ mostruoso che la stessa punizione. Era questo anche uno degli elelemnti piu’ agghiaccianti per esempio di Shoah, il monumentale documentario in cui Claude Lanzman intervistava tra gli altri anche i responsabilii del corretto funzionamento dei forni e dello smaltimento di Auschwitz. Anche i bracci della morte dopotutto hanno bisogno di progettisti per coadiuvare “architettonicamente” i protocolli di esecuzione. Di qui la petizione  dei designer che si ispira alla precedente presa di posizione dei medici contro le procedure “mediche” nelle esecuzioni e l’assitenza alla tortura, come l’alimentazione coatta dei detenuti  di Guantanamo. “In quanto persone di coscienza”, si legge tra l’altro sul sito ADPSR, “e come professionisti dediti  migliorare gli ambienti abitativi di tutte le persone,  non possiamo partecipare alla progettazione di edifici adibiti all’uccisione, la tortura o il trattamento inumano.”

  • Joe Galanti

    Iniziativa interessante, come molte altre di tono minore dirette a coalizzare i liberi professionisti su un’etica comune. Per quanto riguarda gli architetti, vedo difficile ogni forma di coalizzazione, essendo per natura una figura professionale che si è sempre prestata volentieri al potere (non tutti.. ovvio). Basta leggere il bellissimo libro di Deyam Sudjic, Architettura e potere, per vedere a che punto si possa arrivare. Non so se qualcuno ha già investigato sui designer, o meglio su quelli disponibili a progettare armi di distruzione e mine giocattolo anti bambino. Ci sono anche quelli, no? Poi, se proprio tutti i progettisti si rifiutassero, si troverebbe comunque qualcuno con dimestichezza del disegno disponibile a farlo in cambio di lauta compensa. L’appello è comunque importante, si rivolge alla coscienza di ognuno, quella che ognuno spesso dimentica di avere (ma Pinochet come mai è morto senza che la propria coscienza lo logorasse? ma non c’è qualche psicologo in grado di spiegare questo nella vostra redazione?).

  • vincio

    “E io ti dico che verrà un giorno in cui l’arredamento di una cella carceraria ad opera del tappezziere di corte Schulze o del professor Van de Velde sarà considerato un inasprimento della pena”.
    sinceramente non credo che chiamino un architetto per progettare le celle, li chiamano invece per progettare certi uffici…
    comunque adesso mi leggo sudjic