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Islamismo

Appello: salviamo Maryam e le altre

Volevo segnalarvi questa lettera che mi è arrivata. Poche parole piene di drammaticità e consapevolezza.

E rivolgervi un appello: salviamo Maryam e le altre

«Sta mane ho saputo della drammatica notizia, l’uccisione di Sanaa.
tre anni fà tocco a Hina e tra qualche anno potrebbe toccare a me.
Ogni giorno combatto con questa realà. Penso di essere emancipata, colta e una donna libera ma poi ogni giorno sono portata a scegliere tra la mia famiglia e l’amore, tra la libertà e la sottomissione, tra la vita e la morte.
Queste ragazze sono state abbandonate e oggi mi sento responsabile perchè nulla è stato più fatto e così ci tocca ancora leggere di questi orrori.
Vorrei fare qualcosa ma non so da dove iniziare, io sono pronta a fare qualsiasi cosa pur di portare a galla questa realtà e cercare un cambiamento.
maryam»

giuliana

  • milka

    Sanaa e Hina ,sono morte due volte ..una per la differenza religiosa e un altra perché donne..quando finirà questa malattia degli uomini che la donna e una proprietà dei padri e fratelli?

  • ovidio

    come possiamo aiutare queste povere donne?
    cara Giuliana,
    non é possibile avere un C/C con tutte le indicazioni del caso?

  • Cesare Giombetti

    Ma cosa facciamo in concreto?

  • alvise

    Se posso avanzare un’idea, bisognerebbe far smuovere le donne musulmane che hanno un ruolo o un’immagine di successo nel nostro paese.
    Sono loro che dovrebbero intervenire e fare da punto di richiamo e riferimento per le altre.
    Penso alla moglie del Tronchetti Provera (Afef, mi pare), ma anche alle onorevoli che ora sono in Parlamento o sono a capo di piccole aziende…
    Se non si muovono loro, che sanno su quali argomenti e in che modo rivolgersi al mondo da cui provengono, non se ne farà nulla.
    Un messaggio che arrivi dal campo degli “infedeli” sarà sempre sminuito e reso ridicolo da chi oggi lancia i sermoni nelle moschee.
    Forse un articolo di Giuliana su un quotidiano nazionale e rivolto a queste signore…….

  • clara

    forse la casa delle donne potrebbe organizzare un’assemblea, io proporrei alcuni punti:
    1. quando parliamo di “noi” e “loro”, i “noi” sono le donne e i “loro” gli uomini, non gli italiani e gli immigrati (se no i mariti ecc italiani sono autorizzati a far fuori le “loro” donne”)
    2. le donne straniere vanno tutelate dagli altri stranieri come dai maschi italiani (avete idea di quante domestiche e badanti irregolari vengono violentate impunemente dai loro padroni?) anche con provvedimenti di legge. Perche’ per esempio non una cittadinanza agevolata e veloce che le metta in posizione di forza?
    3. quali e quanti finanziamenti sono disponibili per le strutture di difesa (soprattutto autogestita) delle donne?

  • Lucia Corbo

    Ma che possiamo fare per Maryam? In IX circoscrizione a Roma stiamo costituendo un coordinamento di donne contro il razzismo. Speriamo di raggiungere donne in difficoltà. Lucia

  • idir

    posso dirti che non e solo religione da marocchino,ma e un crisi identitaria che tanti immigrati vivono in un paese che li emargina e li dicrimina,poi la loro vita e identita si attacca alla religione spesso improvvisata,diventano diversi anche dai compaesani che vivono nel loro paese d’origgine.
    poi si improvvisano imam fai da te e la confusione e fatta ti lascio immagginare quante deviazioni ci possono essere……
    parlo per il marocco ci son tanti matrimoni misti,e chiaro che per come sucedeva e sucede anche in italia fra protestanti testimoni di geova e cattolici ci sono famiglie che dicono e preferibbile che siano dello stesso credo,ma come sappiamo e un inculcamento subito dalle teorie
    religiose.
    sono molto daccordo con milka che oltre per differenza religiosa sono morte perche DONNE…e un cancro di tante soceta’(definendosi democratici)
    rimangono maschiliste.

  • ahmed

    @ Clara.
    Mi dispiace ma non condivido lo spirito del post. Se ci si continua a dividere per categorie supposte piu’ “pure” e portatrici del verbo, non si arriva da nessuna parte.
    E’ stata la tomba del femminismo non essere in grado di diventare un movimento universale, coinvolgendo i maschi e creando un clima deleterio di scontro continuo tra generi.
    La tragica fine di Sanaa o le sorti di una Maryam stanno a cuore a tutte le persone illuminate e generose.

    Del resto non e’ un mistero che molte donne siano portatrici e promotrici di un pensiero retrivo e maschilista e molti uomini progressisti lottino fianco a fianco con le donne per la liberazione dell’umanita’.
    Persino la madre di Sanaa ha tragicamente dichiarato che suo marito ha ragione.
    Basta con questi assurdi “club dei puri”, soprattutto divisi per genere.
    Lottiamo insieme per una societa’ piu’ giusta.

  • Alessandra

    Le religioni in generale mi appaiono sempre di più come potenziali pericoli per l’umanità; nel caso dell’omicidio di Sanaa la religione è solo un pretesto per far valere un’orrida legge patriarcale che ha dimora in molte società e che nemmeno in Occidente siamo ancora riuscite ad estirpare malgrado tutti gli sforzi e lo scorrere del tempo. I crimini che leggiamo così spesso sui giornali sono da inquadrare in quest’ottica. Siamo ancora molto indietro nel cammino che porta all’uguaglianza, molte conquiste sono più esteriori che effettive, e credo sia doveroso cercare di cambiare le cose in modo radicale. Ma quanto tempo occorrerà ? Per conto mio conviene rimboccarsi le maniche e iniziare subito. Pretendere misure adeguate, a partire dalle leggi, che devono essere rispettate e uguali per tutti indipendentemente dalla religione. Uccidere per motivi religiosi : perchè dovrebbero esserci attenuanti ??? Piuttosto mi pare dovrebbero esserci aggravanti visto che si è ucciso un familiare.

  • emad

    voi italiani purtroppo non sapete nulla sulla religione musulmana ,da loro l’onore della donna e della famiglia si trova tra le gambe delle donne percio’ come succede spesso da noi in medio oriente tante donne vengono uccise perche accosate di avere violato quell’intoccabile sacro punto. Di conseguenza gli immigrati si comportano come tt le meronanse nel mondo: provano a tenere strette strette le loro tradizioni e dunque religione per non perdersi tra la maggioranza.

  • Cesare Giombetti

    Condivido la posizione di Idir.
    È parte dell’Islam in Europa ad essere integralista e/o distorto, come quello afghano o iraniano o sudanese.
    E questo, in parte, per pazzia dei protagonisti e, in parte, e questa è la mia tesi, a causa della mancata integrazione.
    Guarda caso Azzano è il luogo che si è reso noto, qualche tempo fa, per la volontà di proibire il velo. E oggi il sindaco dice che non vuole la madre di Sanaa nella comunità. C’è una connessione, secondo voi?

  • alvise

    Quello che leggo mi sembra un dialogo tra sordi.
    Le persone che dai nomi mi sembrano provenire dal mondo arabo, parlano con cognizione di causa, mentre i commenti femminili italici ragionano come se vivessero ancora negli anni 70.
    Non ho invece sentito Giualiana in merito alla mia proposta di scrivere un suo articolo per un quotidiano nazionale ( Repubblica?) che inviti le donne musulmane , che in Italia hanno avuto successo ( ci sono anche sindacaliste CGIL) a trovare loro le parole, gli argomenti, i ragionamenti per aiutare le loro compatriote.
    Sarà poi sui loro temi che varrà la pena concentrare gli sforzi di tutti.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    alvise, a parte il fatto che non è che io posso scegliere su che giornale scrivere, io lavoro per il manifesto e non per repubblica ma a parte quello penso che sia più interessante vedere quello che si muove nella seconda generazione dei migranti quindi vi invito, tutti, a visitare il sito: http://www.genemaghrebina.it
    giuliana

  • alvise

    ho letto il pezzo della ragazza magrebina.
    E’ una fotografia precisa di una situazione che però non ci indica come se ne esce.
    Anzi ci ripropone un’altra domanda : cosa accadrà il giorno in cui il numero dei padri che ragionano come quello di Sanaa, diventerà significativo nel nostro paese ?
    Occorre avere idee chiare su questo punto, perchè , come recita un vecchio proverbio, ” il medico pietoso rende purulenta la ferita”.

  • clara

    caro ahmed
    vorrei vedere che non stessero a cuore di tutte le persone degne di questo nome, ma esiste un problema effettivo di violenza maschile (non “araba” alvise) sulle donne e da che mondo è mondo, femminismo o no, se le vittime di tale violenza non si organizzano in prima persona non saranno gli altri a dare il via alla mobilitazione
    ribadisco “dare il via”, il che non significa che la mobilitazione debba essere “solo” delle donne

    naturalmente la violenza (e gli omicidi) si caratterizzano con sfumature e “giustificazioni” diverse a seconda della formazione e delle provenienze, ma che ti ammazzi il maritino di perugia o il papa’ pakistano, sempre omicidio è

    insisto, la vigliamo fare un’assemblea (intanto) di donne?

  • Valentina

    Ciao Giuliana e ciao a tutti…che ne pensate della protesta della Santanché? Si inserisce bene nelle tematiche di questo blog…Io – pur condividendo nel fondo l’idea che l’uso del burqa dovrebbe essere vietato nei luoghi pubblici (come avviene ad es. in Francia ed anche in alcuni paesi musulmani come la Tunisia) l’ho trovata del tutto inopportuna. Sbagliato il luogo e sbagliato soprattutto il momento (i festeggiamenti per la fine del Ramadan).

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    cara valentina e anche clara io, come sapete, sono contro il burka ma non penso si possa usare la stessa violenza che usano i maschi per imporlo per toglierglielo. Dunque Santanché è solo spinta dal suo protagonismo a fare azioni che non servono a liberare le donne, anzi… Io e altre donne, per ora di Roma ma speriamo di allargare questa iniziativa, abbiamo cominciato a parlare con le ragazze di seconda generazione, che più di noi hanno il problema di convincere le loro famiglie e la loro comunità (che è spesso quella che istiga i genitori a gesti criminali come quelli dei padri di Hina e Sanaa) che hanno il diritto di vivere come noi senza per questo essere costrette a rompere i rapporti con i loro genitori. E’ un lavoro senza dubbio più lungo ma è quello che dobbiamo percorrere perché, intanto, abbiamo un obiettivo comune di liberarci dalla violenza dei maschi, che ci considerano loro proprietà. Anche se contemporaneamente dobbiamo porci il problema di proteggere la vita di queste ragazze che la rischiamo chiedendo innanzitutto alle strutture che lo possono fare di costituire una rete insieme alle associazioni che possono fornire altri strumenti, anche legali. Quindi chiunque abbia delle idee, delle proposte e delle possibilità di “protezione” lo faccia sapere, accelereremo questo lavoro.
    giuliana

  • alvise

    ho letto con attenzione gli interventi di Clara, Valentina e Giuliana e non ho potuto fare a meno di osservare che hanno un tratto in comune : la soluzione appartiene al mondo femminile italiano o comunque alle strutture dello Stato. Io non ne sono convinto.

    A mio avviso, sarebbe come se un medico cercasse di intervenire genericamente sul corpo di un malato, senza aver ben individuato quale sia il virus che fa ammalare, anzi uccide.
    A quel medico apparirebbe troppo vago affermare che non vale la pena distinguere , perchè tanto tutti i virus ( i maschi) uccidono.
    Anche un giudice troverebbe troppo impreciso il movente. Ammazzare per rubare , per difendersi, per violentare, o per ragioni ideali , ha sempre fatto qualche differenza. (Ci sono le attenuanti)
    Non sono quindi molto convinto che la procedura che suggerite funzionerà.
    Proprio per la vaghezza di cosa bisogna colpire.

  • Valentina

    Io non credo che la soluzione sia nelle mani dello Stato o nelle mani delle donne italiane. Ho affermato invece nel post di Giuliana sul “burqini” che è soprattutto dalle donne musulmane che deve partire la liberazione da costumi opprimenti e degradanti. Ma credo anche fermamente (per averlo sperimentato in numerosi soggiorni di lavoro, durante i quali ho convissuto – anche a mie spese! – con la cultura islamica) che il dialogo serva tantissimo. Serve ad aprire a queste donne orizzonti che neanche conoscono, serve a infonderle coraggio, ad aiutarle nel loro percorso di emancipazione. Che non dev’essere certo un’imposizione della nostra civiltà ma neanche lo strappo violento del burqa durante una cerimonia religiosa. Comunque grazie Giuliana, perché il tuo blog mostra che c’è una grande attenzione degli italiani verso queste tematiche ma purtroppo anche tanti pregiudizi (non ce l’ho con te, Alvise) da sradicare.

  • alvise

    La posizione di Valentina può a prima vista sembrare ragionevole, se non fosse per il fatto che funzionerebbe solo avendo a disposizione molto tempo e rimanendo con rapporti demografici stabili.
    Purtroppo non è così.
    Se guardiano a Stati dove la presenza islamica è più forte, ad esempio la Gran Bretagna, la situazione si è evoluta verso la creazione di un’auto-apartheid, attraverso tribunali coranici e matrimoni forzati delle ragazzine , le quali vengono rimandate in Pakistan , mentre ne vengono “importate” altre da quel paese.
    Non vedo quindi come si potrebbe sviluppare e funzionare l’idea di Valentina.
    Non se quanto scrivo sarà giudicato un mio pregiudizio (non ce l’ho con te Valentina) , ma so che sono fatti reali che la stampa inglese spesso riporta.

  • Valentina

    Non esistono soluzioni “uniche”. Io, come credo altre persone su questo blog, abbiamo soltanto indicato delle alternative ragionevoli e civili (questo sì!) al razzismo e alla xenofobia che ormai hanno preso il sopravvento su valori etici che dovrebbero essere acquisiti. L’integrazione è un processo che deve svolgersi nei due sensi ed è chiaro che non è soltanto chi accoglie a dover rispettare la cultura dell’altro, ma anche chi emigra. Io all’auto-apartheid, come lo chiama Alvise, non ci credo perché penso che se due o più culture non riescono ad integrarsi la responsabilità sia di entrambe. Per questo continuo a sostenere che il dialogo sia uno strumento necessario. Dialogo non significa bussare alla porta di tutte le donne musulmane per convincerle a togliersi il burqa. Dialogo significa anche smettere di discriminare in base a colore della pelle, religione, cultura, credenze… smettere di guardare gli stranieri (extra-comunitario è un’espressione orribile) come fossero dei diversi e dei diversi per forza cattivi.
    Alvise, dici di non avere pregiudizi ma poi ti basi su ciò che riporta la stampa inglese per tirare delle conclusioni non ben argomentate e molto – scusa se mi permetto di dirtelo – superficiali. Anziché analizzare e criticare le posizioni altrui, potresti fare delle proposte. Giudicare davanti ad un pc è molto facile. Per agire invece ci vogliono coraggio e buona volontà. Come vedi non è solo una questione di “tempo”.

  • alvise

    Io penso che per lanciare proposte e affinchè queste abbiano un minimo di probabilità di essere prese in seria considerazione, occorre che i dialoganti condividano una comune descrizione del fenomeno. Senza di questa, non credo che si arriverebbe mai a qualche conclusione.
    Ed io, te lo confesso Valentina, non posso rinunciare a questo modello mentale (“pregiudizio” , dirai tu ) .

    Quanto alla mia idea “dell’auto-apartheid”, mi permetto far osservare che il mondo islamico la realizza non solo in GB o in Europa, ma ad esempio in India, dove ha facoltà di giudicare secondo suoi tribunali. Ma ciò non ha esentato quel paese dagli attacchi terroristici. lo stesso dicasi nelle Filippine, in Thailandia, in Nigeria……ovunque non sia la religione di maggioranza.

    Quanto al concetto di “dialogo”, sul quale il tuo ragionamento insiste, vorrei molto pacatamente far osservare che questo vocabolo non esiste in lingua araba. Viene infatti indirettamente tradotto e inteso come il desiderio dell’interlocutore infedele a conoscere l’islam, poichè è sua intenzione convertirsi.
    Temo sia una nostra presunzione linguistica attribuire a quel termine arabo lo stesso significato che noi gli attribuiamo.
    ( E suppongo che forse anche questo rientri nella nostra differente descrizione del fenomeno islam.)

    A mio sommesso avviso, ciò non toglie, parafrasando Gramsci che tu, Valentina, abbia tutto l’ottimismo della volontà ed io il pessimismo dell’intelligenza.
    Ma questo punto di riferimento è talmente individuale e caratteristico che non penso sarà mai oggetto di discussione.
    Sorry

  • paolo

    Carissimi, Maryam e le altre donne potranno essere salvate solo da chi conosce bene la loro cultura, ogni altro tipo di intervento sembrerebbe imposto “da fuori”, un pò come la democrazia di Bush. Per cui dico: sosteniamo quelle ONG di background islamico, come Islamic Relief che fanno opera di sensibilizzazione all’interno della comunità islamica e vengono ascoltati anche nelle famiglie più tradizionaliste. Islamic Relief Italia ha appena costruito, grazie alle donazioni della comunità musulmana in Italia, un centro computer nel nord di Gaza espressamente per le studentesse universitarie e per dare loro una possibilità anche lavorativa che non sia la reclusione in famiglia. Oppure i mille progetti di micro-credito rivolti alle donne in oltre 30 paesi del mondo. E tutto questo anche grazie all’opera di sensibilizzazione svolta presso la comunità musulmana in Italia, che autofinanziandosi per sostenere questi progetti e partecipando ad incontri ed assemblee, comprende da fonti “amiche” che i diritti delle donne non sono una strana invenzione occidentale, ma qualcosa che deve essere promosso nel mondo ed in Italia.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    caro paolo scusa se ho tolto dalla tua lettera sito e c/c postale intanto perché ci sarebbero molte ong a cui fare riferimento e siccome io ho non sono così entusiasta come te del lavoro della suddetta in molti paesi musulmani, a proposito dei diritti delle donne
    giuliana

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    penso che non si possa continuare con un botta e risposta tra valentina e alvise, quindi spero che intervenga qualcun altro e soprattutto che non ci si limiti a prendere di mira qualcuno ossessivamente
    giuliana

  • ahmed

    Meraviglioso: il problema e’ l’ideologia islamica e qual’e’ la soluzione? Finanziare la macchina della propaganda della ideologia islamica, in particolare il wahhabismo saudita, cioe’ Islamic Relief (Worldwide)!!!
    Sarebbe un po’ come se gli ebrei avessero finanziato la Gestapo.
    Perche’ voi non lo sapete, ma tutte le NGO mondiali costruiscono scuole, shelters, ospedali, strade, fognature, fanno formazione, microcredito, danno aiuto psicologico, forniscono macchinari, sementi, cibo, aiuti di tutti i generi, etc.
    Islamic relief costruisce moschee, madrassas, centri per il clero islamico… e basta. Centinaia, migliaia all’anno in tutto il mondo.
    Finanziata dal governo e dai generosi zeloti sauditi con miliardi di USD, IRW e’ la macchina da guerra della propaganda islamica nel mondo.
    A fessi occidentali, ma quando vi svegliate?

  • alvise

    Spero che Giuliana non me ne voglia se dopo qualche giorno torno sul tema, ma ho una notizia che dovrebbe contribuire al dibattito.

    Pare che all’estinzione della pratica poligamica tra i musulmani provenienti dal Nord Africa o dal Medio Oriente, corrisponda tuttavia l’emergere, soprattutto tra italiani convertiti all’islam, l’uso di legarsi con più donne, senza contrarre alcun matrimonio con effetti civili – o, magari effettuando una cerimonia nuziale nella moschea.
    Di questo comportamento e desiderio di riconoscimento se ne trovano le tracce anche all’interno della bozza d’intesa presentata dall’Unione delle Comunità Islamiche in Italia.

    No comment

  • http://deleted danilo recchioni baiocchi

    A proposito di possibilità di integrazione fra musulmani e appartenenti ad altre culture, vorrei sottolineare quanto per i musulmani è importante il riferimento alla comunità e, quindi, all’osservanza delle norme e convenzioni da questa imposte.
    Infatti, l’Islam conta il temo a far data dalla partenza di Maometto con i suoi seguaci dalla Mecca, ovvero a partire dal momento in cui la comunità si separa dagli infedeli (per poi convertirli qualche anno dopo con la minaccia delle armi…). Pertanto, a differenza di altre religioni, in quella islamica la dimensione comunitaria è essenziale: non si è musulmani da soli. Ne deriva che il primo freno all’integrazione venga dalla cultura islamica, perchè certe norme che tendono a preservare la comunità (comprese quelle sui matrimoni con appartenenti ad altre religioni) hanno carattere sacro, sono legge di Dio, non si tratta di semplici preferenze familiari.
    In altri termini, appaiono integrabili con la nostra cultura (che pone al vertice dei suoi valori la libertà individuale) solo coloro che accettano di essere considerati cattivi musulmani, ovvero di essere espulsi dalla comunità di origine. E proprio perchè la nostra è una cultura dell'”individuo”, sta a ciascun individuo trovare il modo di mettersi in relazione positiva con gli altri, per cui è inutile attendersi che una nostra comunità occidentale (che non esiste in quanto struttura, ma proprio in quanto policentrico aggregato di raggruppamenti coesistenti) si dia da fare per accogliere chi nella comunità islamica non si riconosce più.
    Le norme sui matrimoni sono essenziali per individuare il grado di apertura di una comunità. Sappiamo tutti che anche lavorare fianco a fianco per non è molto significativo (quanto possono essere estranei i colleghi per ciascuno di noi!), mentre è laddove vengono messi in gioco i valori, in particolare quelli da trasmettere ai figli, che davvero si misurano le possibilità di integrazione.
    Insomma, la vedo un po’ dura…