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Quinto Stato

Angelo Mai Altrove è rinato. Premio Ubu all’arte e all’attivismo politico

Il premio “Franco Quadri 2016” va all’atelier Angelo Mai Altrove a Roma. Il riconoscimento delle sperimentazioni artistiche, dell’attivismo politico e culturale agli spazi liberi, sia fisici che mentali e politici

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L’Angelo Mai, atelier di Roma, ha vinto il premio Ubu Franco Quadri del 2016. “E’ un laboratorio di sperimentazione artistica e attivismo politico, mosso dall’intento di portare la cultura – nella sua accezione più ampia – tra i beni primari. Facendo leva su una rinnovata narrazione di lotta, nei suoi dodici anni di attività, fitti di incontri, collaborazioni, creazioni teatrali e musicali, di progetti fuori formato, Angelo Mai si è offerto alla città di Roma e al teatro italiano come una realtà capace di attivare un processo di riappropriazione dei luoghi alternativo alla privatizzazione e alle liberalizzazioni del mercato, costruendo un tessuto di relazioni che passano dai corpi e dallo scambio di pratiche e saperi, testimoniando nuove forme di abitazione, di produzione e gestione per il Teatro” questa la prima parte di una motivazione lunga e articolata.

Figure della repressione Quando Sylvia, una delle attiviste dell’Angelo, attrice di genio, militante tenace, mi ha chiamato e letto la motivazione sono tornato a tre anni fa, quando l’Angelo è stato sequestrato con l’accusa assurda di “associazione a delinquere”. Siamo nel 2014. Prima scena della repressione contro gli spazi culturali e i centri sociali romani. Fu il primo messaggio di un’offensiva che colpì il movimento per il diritto all’abitare a Roma, il teatro Valle allora occupato, e infine tutti gli spazi autogestiti riconosciuti dalla delibera 26 dell’ex sindaco Rutelli. Un attacco generalizzato all’autonomia, all’auto-organizzazione, alle culture, alla vita sociale che resta in una città deserto.

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Marzo 2014. Sequestro dell’Angelo Mai

Allora si voleva strappare il senso di un’esperienza per dimostrare che non esiste alternativa. Si colpisce la giuntura stessa della relazione tra soggetti che, nella rappresentazione della società italiana che ci viene proposta, sono altamente dissonanti. L’artista è un individuo egoista, competitivo, corporativo che sfrutta le sue relazioni con la politica per fare il suo spettacolo. Il povero, il disoccupato e il precario (sempre che non sia lo stesso artista) deve restare nascosto nelle periferie immonde della metropoli. (Angelo Mai, Ferocious Alphabets)

Figure della resistenza. Poi venne la resistenza. Nel parco di San Sebastiano, dove l’Angelo è stato ricostruito con il lavoro di anni, gli artisti, gli attivisti, chiamarono un concerto. E la risposta fu di massa.

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Cinquemila, forse diecimila persone arrivarono per un’intera giornata. Era quel sentire in comune che appare in determinate circostanze di pericolo, e di immaginazione. Oltre la musica, i nomi, sentivo questo. E, sorpresa, come nei momenti costituenti, vedevo la stessa sensazione stamparsi di volto in volto. Erano tanti, quei volti. E’ stata una delle ultime volte che ho visto persone sconosciute abbracciarsi. Laura, che non conoscevo, mi strinse per un minuto, interminabile. “Grazie”, mi disse.

“Il ritornello cantato da Manuel Agnelli degli Afterhours in “Bye Bye Bombay ” lo hai visto rimbalzare sin dal palco dove domenica 6 aprile, davanti a cinquemila persone assiepate sulla collinetta del parco di parco di San Sebastiano alle Terme di Caracalla di Roma, è rimasto esposto per ore uno striscione: “Associazione a delinquere” con la “A” aureolata, il simbolo del centro di cultura indipendente Angelo Mai Altrove” (Angelo mai altrove: “Io non tremo”).

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Figura della politica. 2017: con queste immagini, e suoni, che ritornano oggi leggo le motivazioni della giuria del premio Ubu: “Nell’assegnazione del Premio Franco Quadri al Collettivo dell’Angelo Mai, l’Associazione vuole sottolineare anche la forza di resistenza di questa realtà nel proporre con tenacia un ripensamento delle istituzioni della cultura, della facoltà di attenzione e delle condizioni di lavoro, diventando un punto di riferimento produttivo per molti artisti del panorama teatrale e musicale, una casa dove creare in libertà. Imprese ignorate quando non osteggiate dall’attuale incapacità al dialogo di chi gestisce il potere, eppure condotte con prodigiosa auto-organizzazione e auto-definizione, facendosi al contempo grido e soluzione per ridefinire spazi funzionali al ripensamento in comune del modo di fare e fruire l’arte”.

Parole nette. Finalmente dette in un momento di conformismo, paura, censure, hate speech online. E non solo. E’ il riconoscimento all'”immaginazione e all’invenzione linguistica, attraverso le collaborazioni con artisti di diverse generazioni e nazionalità” continua la motivazione. E’ un appello agli spazi liberi. Prima di tutto, quelli della mente e del sentire. Va ascoltato.

Andare controcorrente, riprendere il corso, creare confluenze, alzare maree. Quella A aureolata parla. Che fiorisca

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Il collettivo Angelo Mai Altrove