closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
losangelista

Angelina Jolie: Sangue e Miele

Parte dell’irreale personalita’ mediatica di Angelina Jolie – un simulacro di gossip, glamour e mitologia da rotocalco – e’ legata al suo impegno umanitario che affiora in comunicati stampa e video youtbe dell’attrice indossante abiti etnici su altipiani spazzati dal vento, circondata da profughi. E’ ben noto altresi’ il suo lavoro di goodwill ambassador per la commissione ONU sui rifugiati,  di sponsor di case popolari a New Orleans e di ‘adottrice seriale” di bambini terzomondisti. E’ vero che l’impegno umanitario e’ ormai una componente obbligatoria del corredo d’imagine di una celebrita’,   spesso appaltata ad appositi consulenti affiancati agli uffici stampa. Ma nel caso della Jolie – pur nell’universo di filantropia patinata e industrialmente prodotta -l’entusiasmo – la foga diremmo – dell’impegno in zone disagiate, disastrate  o devastate  da guerre  e carestie sembra effettivamente sincero.  Una passione trasposta senza grande successo anche in film come Amore Senza Confini di Martin Campbell o Mighty Heart  (Un Cuore Grande) di Michael Winterbottom. Non casualemnte sono anche i temi verso cui ha gravitato per il suo esordio da regista con Land of Blood and Honey,  un film ambientato nella guerra bosniaca. A differenza dei precedenti film,  la Jolie regista ha confezionato un film duro che non fa sconti (ne ai carnefici serbi di Sarajevo ne agli spettatori). Il film ha la forma di un Romeo e Giulietta  dove i Montecchi serbo-bosniaci procedono alla pulizia etnica degli odiati  Capuleti  musulmani. Ai rispettivi ceti appartengono Danijel e Ajla, amanti prima della guerra, che durante il martirio di Sarajevo si rincontrano,  lui ufficiale serbo, lei detenuta in un campo di stupro. Sullo sfondo disumano del metodico genocidio tentano di salvare il proprio amore: Danijel protegge Anja ma per farlo deve farne una prigioniera “personale” e man mano che la strage procede il rapporto diventa sempre piu’ impossibile soprattutto quando ne viene a conoscenza il padre di lui (un Rade Srebezija sosia di Ratko Mladic). Il film e’ imperfetto soprattutto perche’ il malsano e complicato rapporto fra vittima e carnefice non ha la nuance psicologica di un Portiere di Notte (Liliana Cavani) o Morte e la Fanciulla (Roman Polanski). Ma e’ un male minore per un film che fotografa in modo lucido – con le sue fucilazioni di civili, i suoi stupri sistematici e fosse comuni – la  guerra genocida avvenuta nel mezzo della moderna prosperita’ sudeuropea,  a mezz’ora di volo dall’Italia,  e proprio per questo forse volentieri dimenticata. Un film importante, difficile da guardare  che e’ forse la piu’ forte denuncia contro la guerra  dai tempi di Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale o Idi i Smotri di Elem Klimov. Nel suo primo film da autrice, la star-Jolie sceglie una voce “politica” e dimostra di saperla usare; alla prima del film ad esempio, dove ha dichiarato: “Volevo che la gente sentisse cio’ che vuol dire vivere la guerra. I personaggi del film pregano invano perche’ qualcuno intervenga, qualcuno o qualcosa venga a fermare la follia prima che peggiori, prima che i rapporti si dissolvano – prima che perdano la loro umanita’. Volevo cercare di capire cos’e’ nelle guerre che puo’ trasformare delle persone decenti, normali,  come noi – ecco cos’e’  che puo’ trasformare noi tutti in qualcosa di irriconoscibile e mostruoso. Solo se capiamo questo possiamo sperare di  guarire”.Candidato ai Golden Globe che verranno assegnati domenica, il film meriterebbe anche un oscar, se non fosse che e’ girato in serbo bosniaco e come tale avrebbe dovuto essere candidato dalla Bosnia.

Jolie con gli inetrpreti del film
Joile on gli interpreti del suo film