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losangelista

Angeli e Demoni

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Un “perfect storm” di decessi celebri quello che si e’ abbattuto su Hollywood ieri (qui pero’ e’ ancora sera e la folla davanti all’ospedale di UCLA dove e’ morto Michael Jackson non si e’ ancora dispersa). La scomparsa dell’”angelo” Farrah Facwett – uber-sex symbol degli anni ‘70, sirena cotonata dell’immaginario di milioni di adolsecenti boomer e depositaria, forse suo malgrado di un archetipo femminile video–patinato, velinista ante-litteram. Lei ha subito fino alla fine,  attraverso la sua lotta col cancro spiattellata sui settimanali patinati,  lo sguardo spietato della societa’ dello spettacolo che l’aveva partorita. Quando l’efferato rotocaclo National  Enquirer aveva corrotto il personale dell UCLA per ottenere i suoi dati sanitari, lei aveva combattuto con feroce dignita’ per impedirne la pubblicazione e cercato poi di reimpossessarsi in extermis della sua propria storia e vita, producendo il video-diario della propria malattia tramesso a maggio dalla NBC. Alla fine la sua morte annunciata e’ stata offuscata  da quella improvvisa del re del pop. Michael Jackson, lui si’ prodotto veramente tragico di una fama perversa che ha finito per offuscare il talento esploso coi Jackson Five e proseguito fino a Thriller, divorando l’uomo-bambino e restituendo un guscio grottesco, tableaux vivant di Dorian Gray. Al di la dell’impatto, mediatico ma anche in certa misura personale che hanno su di noi le morti di personaggi iper-pubblici, che in virtu’ della loro onnipresenza nella mediasfera ci sono stranamnte,  inevitabilmente intime, i questo caso si tratta insomma di perosnlaita’ effettivamente “iconiche”, accomunate da quel sovraesposizione che nel farne superstar le ha fagocitate e risputate, ombre deformi di se stesse. La perversa veglia davanti all’ospedale di Jackson, con balli di Billy Jean,

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ragazze in bikini che giravano video da postare su youtube, ressa di paparazzi ed altri carnivori, e’ stata una conclusione assai appropriata di una tragica vita.