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losangelista

Anderson Cooper e’ “fuori”

Anderson Cooper in action per la CNN

L’anchor della CNN ha scelto il blog di Andrew Sullivan per ufficializzare il proprio orientamento sessuale ovvero uno dei segreti peggio custoditi del gossip americano. Ma  “l’ammissione” del “bello” delle all-news ha nondimeno il suo peso nell’evoluzione e nella percezione “politica” dell’omosessualita’ nella sfera pubblica. In questa stagione elettorale in cui anche il presidente ha fatto “outing” politico a favore del matrimonio gay  Cooper ha scelto come “portavoce” il blogger ufficiale dell’omosessualita’ “di prestigio”; Sullivan, lui stesso gay  (di corrente “bear”) e  figura di grande inlfuenza in internet e blogosfera. Ex direttore del New Republic, collaboratore di New York Times, Atlantic, Times of London, Time e Newsweek, e’ colui che ha battezzato Obama come “primo gay president” per l’appoggio ai matrimoni gay. Sulivan e’ anche   figura squistamente “postideologica”, uno che ha flirtato coi neocon, il sionismo miltante, l’antistatalismo  e in generale il liberismo di stampo “libertarian” che accomuna tanta nuova destra  americana: da noi si collocherebbe con agio sulle pagine del Foglio. Oltre che gay e’ fervente cattolico, come usa al giorno d’oggi, da Nichi Vendola a Christine Quinn (l’assessora “gaytholic” che e’ plausibile pretendente alla poltrona di sindaco di New York). Insomma un matrimonio tutto “moderno” di incompatibilita’ di cui non scandalizzano tanto le componenti quanto la congenita ipocrisia di una declinazione in forte sospetto narcisista,  che pretende di ignorare lo strascico pernicioso  di  repressioni incrociate nel nome di un moderno “lifestyle”. Di tutto questo Cooper intendiamoci non ha colpa, lui rampollo della dinastia Vanderbilt e dell’alta societa’ newyorchese, assurto ai massimi ranghi dell’informazione spettacolo. A suo agio sulle macerie di Port-au-Prince quanto nelle bidonville somale (magari nell’atto di salvare un bambino davanti alle telecamere). Un uomo dall’argenetea capigliatura ugualmente impeccabile in studio durante una conta elettorale o sul litorale di New Orelans sferzato da Katrina. E’ lui che ha levigato il piu’ celebre TG americano in una confezione elegante da prima serata, smussandone ogni spigolatura e indorando digeribili pillole di infotainment per il pubblico delle sette diluendo l’autorevolezza con quel tanto di giovanilismo au courant trasmesso agli spettatori “medi” . Ed e’ proprio la sua telecelebrita’ nazionalpopolare a dare un peso sociale ad una “confessione” che contribuisce ulteriormente alla normalizzazione “civile” dell’omosessualita’ in America. Al di la del diritto alla privacy, troviamo la prosaicita’ di quel suo “il fatto e’ che sono gay”  di una trasparenza intrinsecamente positiva. Nella societa’ (e nella politica)  dello spettacolo poi a volte puo’ contare piu’ un’outing strategico che una sentenza della corte d’appello.

Andrew Sullivan