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Horror Vacuo

Anarchia: La notte del giudizio

Purge Anarchy

Il Friday americano l’ha già vinto. Con 13 milioni di dollari di incasso in apertura, Anarchia: La notte del giudizio (Universal, nelle sale italiane dal 23 luglio) – scritto e diretto da James DeMonaco, prodotto dagli utopisti e coraggiosi Michael Bay/Jason Blum – è probabilmente il nuovo fenomeno conciliatore delle estati americane “ad alta tensione”; più televisivo che cinematografico, più carpenteriano che Mamoulian da incubo collettivo, The Purge schiera le sue variazioni tra gli apostoli della new franchise a basso costo, con operai stagionali, attori già in orbita nell’industria e leaderismo ambizioso nell’idea di una “purificazione”.

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Il primo Purge, uscito lo scorso anno a giugno, aveva debuttato con 16.8 milioni di dollari, raccontando “da dentro”, al chiuso, la notte del giudizio in un futuro vicino, vicino. Negli Stati Uniti, una volta all’anno, ci si serve di dodici ore crepuscolari per compiere ogni de-genere di crimine, senza essere puniti dalla legge. E’ lo sfogo, la purificazione, appunto, dove poveri, ricchi, neri, latinos, cameriere aliene di un diner, coppiette in tilt, sorelle gelose si armano fino ai denti per farsi giusitizia da sé. Chi non partecipa è un bersagio o una pedina del governo. In questo secondo capitolo, l’amministrazione americana ha una e più ragioni utilitaristiche per far pulizia, scopriremo.

All’uscita del sequel di Purge, parlano pressoché tutti di responsabilità di ciò che si racconta in Anarchia. Credete che lo spirito maligno del film, attraverso tematiche come lobby delle armi ed uso della violenza a scopi governativi, possa sul serio portare lo spettatore all’imitazione e al dissanguamento?

JAMES DeMONACO (sceneggiatore e regista)

Ho concepito il film al di fuori di tutte le notizie che trasmettono i telegiornali. Sono solo le mie paure, le mie ansie quelle che vedete riprodotte sullo schermo. Horror e thriller dovrebbero trarre ispirazione dalle paure personali di un autore, non da quel che accade nel resto del mondo o dai ritagli di un giornale. Non credo che il film istigherà mai qualcuno ad uccidere il proprio vicino di casa. Chi lo pensa, dà sicuramente troppa importanza ad un’opera di finzione. Detto questo, se il film riuscisse a far parlare le persone di violenza, divisione impari delle classi sociali ed uso delle armi, legali o illegali, allora sarebbe una cosa buona, visto quel che accade ogni giorno in America. Nonostante le ramificazioni politiche del film, The Purge: Anarchy rimane un thriller, sopra ogni cosa.

FRANK GRILLO (attore, Leo)

Ci troviamo di fronte a un film non ad un manifesto politico. Gli spettatori possono scegliere di vedere o non vedere certi aspetti. Io ho tre figli, condanno la violenza. E’ nostra responsabilità, come genitori, come esseri umani, controllare quel che può suggestionare e indirizzare le nostre scelte. Ma quando mio figlio di 6 anni prende in mano una pistola di gomma e spara al fratello maggiore, non posso immaginare che sia disposto davvero a farlo, se avesse un’arma vera tra le mani. E’ un gioco. La malattia mentale e certe devianze, invece, sono problemi reali.

Secondo voi perché la cultura americana è così ossessionata dalla violenza e come avete lavorato, tecnicamente, alla realizzazione di Purge?

JAMES DeMONACO (sceneggiatore e regista)

Mi ci sono voluti due anni per scrivere il copione del primo film, e i riferimenti che avevo in mente erano Atto di forza e RoboCop. Il secondo copione è stato più facile da elaborare, contiene scene con toni più realistici. Ho sempre cercato di mantenere una linea di realismo in quello che faccio. Sul fattore “violenza” in America, per un regista è sempre difficile rispondere a una domanda del genere, perché quando ti occupi della violenza al cinema, finisci inevitabilmente per ritrarla, per imprimere una tua visione. Basti guardare Arancia meccanica o American Psycho. In Purge, se ci fate caso, le armi diventano un oggetto fetish, possederle, toccarle è puro feticismo sessuale. Vorrei evitare che si percepisca il mio film come una glorificazione della violenza. Quando guardo Taxi Driver, ad esempio, sono terrorizzato come spettatore. Non mi viene voglia di fare del male a qualcuno. Eppure succede.

FRANK GRILLO (attore, Leo)

Io credo che il governo abbia il dovere di fare qualcosa. Di stabilire il confine tra ciò che è lecito e ciò che è sbagliato, al di là dei tentativi di emulazione. La violenza è radicata in noi, uomini e donne. Non proviene dai videogames, da un libro, dai film. Ce l’abbiamo nel DNA.

L’idea di legare la purificazione ad una pulizia etnica è una contaminazione efficace, da un punto di vista cinematografico. Come è arrivata?

JAMES DeMONACO (sceneggiatore e regista)

E’ di certo la parte più politica del film, anche perché connessa al denaro, al fatto che i ricchi possano permettersi di guardare da uno schermo o da un vetro infrangibile il massacro della classe media o di chi non ha soldi. La purificazione è anche un battesimo comune che, a partire dai Padri Fondatori, porta sistematicamente all’estinzione di una precisa classe sociale. Ci si purifica per star meglio economicamente, per far risorgere il welfare di un paese, per investire nelle guerre. In modo piuttosto sottile, Purge descrive la lotta tra classi ed è la direzione che prenderanno altri eventuali sequel. Non siamo troppo lontani dalla realtà: ci avviciniamo sempre più all’abolizione politica di certe classi che sono trattate come un ingombro dallo Stato. Come un peso.

FRANK GRILLO (attore, Leo)

Durante Occupy Wall Street, io vivevo nel Financial District con la mia famiglia. Il mio appartamento era in mezzo a quella folla che tentava di occupare Wall Street. Era “anarchia” in un certo senso. Tutti loro non guardavano in faccia nessuno, non più. E a sua volta Wall Street di pulizia etnica ne ha fatta eccome. Anche se 4 o 5 senzatetto li potete ancora trovare per le strade…