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Analisi del voto, il vero terzo polo è la sinistra

Il vero «terzo polo» è la sinistra. Il Prc tiene. Sel secondo partito del centrosinistra

Il vero terzo polo è la «sinistra estrema». Nonostante il pulpito, la battuta di Denis Verdini dice la verità. Tutta insieme la sinistra divisa tra Federazione Prc-Pdci e Sinistra e libertà pesa molto di più di Casini-Fini-Rutelli. Sintetizzando al massimo: bene i candidati, meno bene le liste.

Nelle province in cui si è votato (il dato più «neutro» perché depurato delle preferenze), Sel e Fed sono al 4% (3,9% Prc-Pdci, 4,1% Sel). Sommate, dunque, raggiungono o superano sia l’antico bacino elettorale di Rifondazione sia il terzo polo che in realtà è il quarto. Entrambe tengono o crescono rispetto al 2010. Entrambe hanno «piazzato» un proprio candidato sindaco a scapito del Pd: a Milano Pisapia e a Napoli De Magistris. Entrambe scontano risultati pessimi in Calabria. Due esempi su tutti: a Cosenza il Prc ha più iscritti (1.350, tesseramento ufficiale 2010) che elettori (265 voti). E al comune di Reggio Calabria addirittura il Pdci si allea con Sel e Idv (e tutti insieme sono fuori con il 3,6%) mentre Rifondazione va da sola col Pd e con il 4,5 ottiene un eletto.

La Federazione finisce l’emorragia

Il risultato insomma non è omogeneo: la lista comunista può dire di aver finito l’emorragia di voti ma non ha grandi picchi. «Nonostante la vergognosa censura mediatica di cui siamo stati oggetto – commenta Paolo Ferrero – noi ci siamo e cresciamo». Nei 24 comuni capoluogo in cui si è presentata, la Fed si aggira intorno al 3%. Supera però la soglia psicologica del 4% solo a Savona, Fermo, Arezzo e Barletta e il bottino di eletti è magro. A Siena, Caserta, Bologna e soprattutto Torino (dove ne aveva 5) non ottiene neanche un consigliere. Il caso di Torino è emblematico. Contro Fassino la coalizione rossissima tra Fed e Sinistra critica prende solo 6.700 voti (un magro 1,5%). Peggio ancora a Salerno, dove la candidata della Fed è quarta e prende solo 900 voti (l’1%). Per Ferrero il laboratorio politico è Napoli. Ma anche con il candidato giusto (De Magistris) la Fed prende 15mila voti (3,6%) contro i 16mila di Sel che ha puntato su quello sbagliato (Morcone) per gli equilibri nazionali col Pd.

Per Vendola vittoria strategica

I vertici di Sel invece si sentono i vincitori morali delle elezioni. «I candidati che vincono – spiega il vendoliano Nicola Fratoianni – o vengono dalle primarie come a Milano, Torino e Cagliari oppure sono molto riconoscibili come a Napoli». Certo, Sel non decolla ma «dopo il congresso di ottobre mette radici ovunque e in tutto il Nord siamo tra il 4 e il 7%». Exploit a Bologna, dove la lista con la prodiana Frascaroli sfiora l’11%. Per il governatore pugliese il Pd vince nelle liste ma ciò che più conta perde sulla linea. «Le primarie ormai sono inaggirabili», scommettono dentro Sel, che a Bologna, Milano e Torino è la seconda forza della coalizione e scalza l’Idv.

Conclusioni provvisorie

  1. Il bipolarismo tiene. Fuori dalle coalizioni tutte le forze di sinistra perdono rapidamente voti e consenso.
  2. Si possono scomporre all’infinito i «pezzetti di Lego» ex Arcobaleno ma la somma cambia poco: a livello locale la sinistra comunque connotata vale tra il 7 e il 12%. Solo che è dispersa su più liste e candidati e soprattutto nel caso della Fed non ha una linea omogenea rispetto alle alleanze. E si arriva al terzo punto: il governo.
  3. La scelta di Vendola può non essere sufficiente ma è chiara: primarie e centrosinistra. Una strategia che paga nei sondaggi nazionali ma ancora non consente a Sel un ampio respiro locale. Prima o poi il nodo tra leader e partito, accantonato col congresso, andrà sciolto. Altrettanto chiara, sulla carta, la scelta della Fed: «fronte democratico» contro Berlusconi e per il futuro niente ipotetici ministri. Bene. Però nelle città (ad esempio Milano e Napoli) dice che con i candidati giusti governare insieme è possibile. E’ una scelta premiata dai suoi elettori, che dove trovano un progetto chiaro e un candidato sostenibile la votano di più. Prima o poi l’ambiguità sulla fiducia a un eventuale governo col Pd andrà risolta.

Una prima occasione di dibattito pubblico in vista dei ballottaggi si terrà venerdì in un convegno all’Alpheus di Roma (info:www.esserecomunisti.it)