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Horror Vacuo

All over: pugili, angeli, eroi nei canti epici di Gabriele Tinti

I Am The Greatest è il singolo radiofonico di Cassius Clay (Muhammad Ali) che spiega alle masse, in maniera del tutto cosciente ed autoreferenziale, perché Ali è il più grande. Luglio 1972: all’Irish tv RTE, il cronista Cathal O’Shannon mette via inibizione e timori, e leviga la personalità (o Persona) del pugile, ne scarta l’involucro, lo reinventa storyteller, un intrattenitore. Lo prende a botte, per le bretelle, e si fa prendere a botte, verbalmente, all’interno di un quadro dialogico osservante-osservato, senza arbitro. Se non ci fossero questi due attracchi temporali, tra gli anni Sessanta e Settanta, faticheremmo a capire la potenza di All over, una raccolta di canti epici, di epinici dell’attuale realizzata dall’autore Gabriele Tinti per Mimesis Edizioni e Danilo Montanari editore.

La purezza dell’intento è quella di cantare le gesta dei pugili e di accostarle ai maremoti eroici più antichi e selvatici. La doppia edizione italiano/inglese somiglia a un abbraccio, a forma di pugno caldo, che Gabriele Tinti inchioda al tappeto e rimargina con evocazioni e citazioni (da Orazio a Pindaro, sino a Edgar Lee Masters). Come una serie di scatole cinesi, All over si compone di un folgorante art book che comprende alcuni disegni a cura di Burt Young (attore in opere maestose come ChinatownC’era una volta in AmericaRocky), un poema illustrato (A man, ballata/orchestra polverosa e post-umana, scritta da Gabriele in mezzo a prove di vita, accensioni di speranza e cadute muscolari) ed un poetry film girato dal regista Michele Civetta (etichetta Quintessence Film). Gli eroi cantati sono i pugili, uomini che l’autore identifica come i soli ancora in grado di stupire, di meravigliare nella miniera eterna che è la vita. Gli epinici composti sul modello Pindarico ruscellano tra una vittoria Alta, quasi metafisica (l’eroe vicino alla divinità, al Cielo) e la presa di coscienza della propria finitezza (siamo soltanto “semplici pugili”, fragili).

Gli epinici vivisezionano la forza semantica del dolore e, passo dopo passo, rincorrono nuovi ring, campanelle imbottite di ruggine d’oro e farfalle alate, sino a diventare epigrafi (“tragedie in forma di versi che narrano di eroi corporali”). Il videoclip di Civetta con protagonista Burt Young procede per squame e vertebre di bianchi, di grigi, di neri, sembra rincorrere una realtà (o una luce) tutta sua, battito a battito con A man. Questi pugili colti nel momento dell’abbondanza di vita, della morte, della sconfitta, della perdizione sono un oggetto ero(t)ico, religioso e simbolico che ha già trovato un traduttore americano (Nicholas Benson) e una mostra dedicata, il prossimo 16 novembre, al Queens Museum of Art di New York. Nel 2014, il KO di Tinti approderà al MOCA di Los Angeles.