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Alla vigilia del «Bersani day» Idv e Sel minacciano la rottura

Vendola: «Dopo il voto sull’Agcom incolmabile la distanza col Pd». Di Pietro: «Bersani si allei con Alfano». Alla vigilia della direzione del Pd di oggi, Antonio Di Pietro e Nichi Vendola non nascondono che nel centrosinistra fotografato a Vasto (e vincente in quasi tutta Italia) la situazione è critica, forse irrecuperabile.

La centralità concessa all’Udc da Bersani e ancora peggio la possibilità di cambiare la legge elettorale contro i partiti «medi» offerta da Alfano, rendono l’alleanza con Idv e Sel impraticabile nei fatti. Tanto più dopo il sostegno a Monti e l’ultima infornata di nomine indecenti alle Authority.

Antonio Di Pietro è sarcastico: «Prima di partecipare a qualsiasi primaria l’Idv vuole sapere che programma porta avanti il Pd, visto che negli ultimi tempi sta portando avanti proprio il programma del Pdl, e allora Bersani l’alleanza se la faccia con Alfano». Dopo l’incontro con De Magistris (vedi a lato) anche Vendola esce allo scoperto avvertendo che il voto sull’Agcom «rende incolmabile la distanza dal Pd». «Mi preoccupa – aggiunge il leader di Sel – la distanza sempre più larga tra i cittadini e la politica. Se si evocano professionalità e merito si attiva una speranza, ma se poi si procede a un’operazione di basso cabotaggio e politicamente offensiva si dà un aiuto all’antipolitica».

Per il leader di Sel e presidente della Regione Puglia «ci troviamo in un punto di congiunzione tra crisi sociale e crisi democratica, una situazione che si è verificata già in Europa tra gli anni ’20 e ’30 del ‘900. Il centrosinistra capisca che di fronte alla grande crisi non c’è spazio per il piccolo cabotaggio».

I toni dei due alleabili di Vasto sono molto diversi ma il problema è lo stesso. Dal Pd hanno fatto capire in ogni modo che il «problema» (se così si vuole chiamare) non è Vendola ma l’Idv. Più esplicitamente , il partito del presidente pugliese è sì arruolabile nell’«alleanza tra riformisti e moderati» (alias Pd e Udc) ma solo a patto che sia una ruota di scorta a sinistra, senza alcuna possibilità di influire su eventuali programmi e ruoli di governo. Logico che non accadrà. Più difficile però far accadere altro senza imporre a ciascuno clamorose retromarce.

La strada che si sta esplorando è un «quarto» polo non tanto «quarto» tra Idv, Sel, (forse) Federazione della sinistra, liste civiche e movimenti, che relegherebbe il Pd al suo solitario matrimonio con l’Udc, un mini-compromesso storico ad alto rischio per entrambi gli sposi. Difficile farlo ma non impossibile.

Tutto o quasi dipende da quello che dirà Bersani oggi in una direzione del Pd molto tesa. Al di là di tutte le contorsioni delle varie correnti democratiche, quello che interessa a Sel e Idv è una cosa sola: se Bersani lancerà primarie di coalizione o insisterà su primarie «aperte» ma di partito.

Dai contatti e dalle indiscrezioni della vigilia, gli uomini vicini al governatore ritengono che il segretario democratico prenderà la strada delle primarie di coalizione come fu per Prodi.Nel secondo caso, del resto, la rottura sarebbe davvero insanabile (da qui i segnali di guerra di cui sopra).

Ma anche se i gazebo autunnali fossero aperti a tutti i partiti, i problemi sarebbero risolti a metà.

Vendola infatti ha già detto che si candiderà. Ma che farà Di Pietro? Il leader Idv è super tentato dal candidarsi anche lui (l’ha già detto ai fedelissimi) indebolendo dunque le chance di Vendola. Vendola, dal canto suo, per avere una minima possibilità di contare, deve poter raccogliere un consenso più ampio del suo partito, che va da una parte del popolo del Pd (e delle sue correnti) fino alle liste civiche e alla sinistra comunista.

Per questo, il sì dell’Idv è necessario e preliminare anche se non sufficiente. Di Pietro è assediato da tutti i lati, non solo dalle liste 5 stelle di Grillo ma anche dal timore di essere scaricato dal Pd. E anche di Sel l’ex pm dal fiuto contadino si fida e non si fida, visti i precedenti di Napoli e Palermo, dove il partito di Vendola ha preferito (perdendo) l’alleanza col Pd a quella con la sinistra.

Ultima variabile ma prima per ordine di importanza è l’eventuale riforma elettorale. Se il Pd la cambierà insieme al Pdl, la rottura con Idv e Sel sarà insanabile con conseguenze imprevedibili sulle miriadi di città ed enti locali targati centrosinistra.

Tutti i nodi, prima o poi vengono al pettine. E scioglierli – dalle alleanze al nuovo «porcellum» – spetta innanzitutto a Bersani, segretario di un partito rissosissimo e ingestibile (per chiunque) che al momento riesce a tenere i piedi in tante scarpe. È legittimo se si vuole star fermi, ma sono troppe per poter camminare.

dal manifesto dell’8 giugno 2012