closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
losangelista

Alla salute di Obama

La sentenza della corte suprema sulla sanita’ pubblica e’ una vittoria inattesa per l’amministrazione Obama. La legge voluta dal presidente nasce dall’esigenza di estendere l’assicurazione sanitaria ai milioni di Americani che ne sono sprovvisti – un estensione della rete sociale anche se non nel senso classico del welfare: il progetto Obama si affida invece al mercato introducendo l’obbligo di acquistare assicurazioni private. La legge non rimuove quindi la sanita’ dall’ambito commericale che ha prodotto il sistema piu’ oneroso, costoso e iniquo del mondo occidentale garantendo principalmente il diritto al profitto di assicuratori, big farma e industria sanitaria. Quello che oggettivamente   ottiene e’ di ridimensionare la vergogna di una prima potenza industriale in cui  la salute e’ una merce d’acquisto che quasi 50 milioni di persone non possono permettersi. Col piano Obama 30 milioni di quei cittadini per la prima volta avranno una copertura medica, la dovranno acquistare ma potranno avere sussidi statali per farlo; chi non lo facesse sara’ passibile di multe. Ua specie di obbligo al consumo che e’ stato il compromesso con le lobby di settore per poter passare la legge nonche’  la motivazione per il ricorso alla corte suprema da parte dei repubblicani contrari alla legge. L’argomento politico e’ stato che un simile obbligo e’ contrario alla “liberta’ di scelta” (presumbilmente si ammalarsi e crepare in santa pace  senza l’intrusione di medici pubblici). Quello tecnico su cui si e’ espressa la corte suprema invece era fondato sull’anticostituzionale intrusione del governo nel “commercio degli stati” – la formula usata ad esempio negli anni 30 per  contrastare molte misure sociali del New Deal di Franklin Roosevelt, considerate socialiste dall’opposizione. Oggi in una situazione economica non tanto dissimile, un presidente  (ben piu’ moderato di FDR) che viene tacciato di socialismo e’ riuscito a far passare una legge simile per portata alle grandi inziative sociali del New Deal,   una riforma , per quanto   “ibrida”,  sulla sanita’ pubblica che ne Roosevelt, ne Johnson, Nixon o Clinton erano riusciti a portare a termine . La corte suprema a maggioranza conservatrice, a sorpesa, ha sostenuto la principale iniziativa sociale della sua amministrazione. Quattro mesi prima del voto, la sentenza  e’ certamente una grande vittoria per Obama, gli confersice una statura di statista alla vigilia di una campagna elettorale che si cristalizza ora in gran parte come referendum sulla concezione dello stato: organo garante e attivo della collettivita’ o semplice arbitro  liberista del mercato. In questo contesto la sentenza di ieri avra’ anche l’effetto di galvanizzare la campagna dei repubblicani; ma la corte suprema si e’ schierata oggi nettamente contro la loro retorica populista dello stato minimo, per un ruolo attivo e benefico dello stato verso i propri cittadini. Coi tempi che corrono oggi qui, non e’ poco.

  • marco cerioni

    Il Paese che per primo nella storia ha raggiunto la massima evoluzione nel progresso, nella civiltà e nella libertà di tutti, oggi dà segni di “cedimento” nella sua stessa struttura spietatamente liberale e tecnocratica con Obama e con la attuale crisi, di cui per primo è stato creatore e vittima. L’America e il popolo americano ora deve fare i conti con se’ stesso, fare una forte autocritica su tutta la sua storia ed il suo assetto. Il sogno americano, fatto di libertà e giustizia per tutti in una terra libera che cerca sempre il nuovo orizzonte, la nuova frontiera da conquistare, aveva raggiunto forse il suo apice con Ronald Reagan e ha trovato miseramente fine con l’attuale Presidente Barak Obama. Quel sogno che l’ha resa carnefice, potente come nessuno nella storia, e infine vittima ora non c’è più, e l’America dovrà scendere a dei compromessi, interni ed esterni, se vorrà mantenere un ruolo di primaria importanza nei futuri assetti con le economie emergenti, per poter rimanere tra i potenti della Terra. Onore alle armi in ogni caso alla “land of the free” – (può darsi che ritorni forte e prosperosa come prima) – ma sopratutto una nota di merito al Presidente Obama, che secondo me ha saputo interpretare al meglio questo periodo critico, e ha fatto il meglio che poteva per il suo Paese.