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Alfano e la giostra del rimpasto

La prossima settimana «mi dimetto». Parola di Angelino Alfano. Da Mirabello il neosegretario del Pdl confessa di non vedere l’ora di lasciare la poltrona del ministero della Giustizia per dedicarsi al partito.

In effetti, tenere su quella sedia che scotta l’inventore del «partito degli onesti» rischia di azzoppare tutto il ricambio post-predellino. Berlusconi, contrariamente a come lo dipingono, per natura è uno che non toccherebbe mai nulla degli assetti esistenti. Figuriamoci un rimpasto di governo con tutto quello che è successo l’ultima volta che l’ha fatto sul serio, nel 2005.

Stavolta però la sostituzione del Guardasigilli sarà inserita sicuramente in una giostra di nomine più ampia. Perché di poltrone da assegnare ce ne sono ancora diverse. Oltre al successore di Mario Draghi a Bankitalia ce ne sono 2 da ministro (Giustizia e politiche Ue), un paio da viceministro (sviluppo e Welfare) e almeno 2 sottosegretari se non di più (Sviluppo e ambiente, ma forse anche Economia). E’ chiaro che la temperatura del finale di legislatura la indicherà la scelta del nuovo ministro della Giustizia.

Sebbene il Cavaliere abbia assicurato a più d’uno di «avere le idee chiarissime» i nomi sul tavolo sono diversi. Di tutto di più: il ciellino Maurizio Lupi, la «vice-Capezzone» Anna Maria Bernini, due «tecnici» come l’ex pm Nordio (autore di un libro a quattro mani con Pisapia sulle «riforme possibili» nella giustizia) e Augusta Iannini,la moglie di Vespa che di fatto è il primo alto dirigente del ministero. Tra i rumor dei giorni scorsi perfino l’arrivo della ministra dell’Istruzione (avvocato a Reggio Calabria) Maria Stella Gelmini (in questo caso Lupi prenderebbe il suo posto a viale Trastevere).

Spostamenti che a loro volta preluderebbero ad altri: Cicchitto alla guida del gruppo alla camera traballa. Potrebbe diventare vicepresidente di Montecitorio al posto di Lupi. Ma quella poltrona potrebbe andare anche a Scajola, che fin qui è stato zitto e buono. Senza contare Guido Crosetto, un «mastino» che negli ultimi tempi ha azzannato spesso e volentieri Tremonti. E poi c’è la Lega, che deve trovare un posto a Reguzzoni dopo che sarà sostituito dal «maronita» Stucchi.

Si tratta di spostamenti «politici», sorvoliamo sulle pretese dei «responsabili» che scalpitano per carità di patria. Contro questi ultimi ormai la concorrenza è feroce, nel mercato del Pdl c’è sempre qualcuno più prezioso di te, come dimostra il ritorno dei tre «finiani» delusi Ronchi, Urso e Scalia.