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Lo scienziato borderline

Al concerto per il Freak Antoni io c’ero. Firmato Vito Vita

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Vito Vita sul palco dell’Estragon con gli Skiantos – Concerto per il Freak Antoni

Questa è la cronaca di un concerto. Scritta da uno che al concerto c’è stato e ha suonato. Ed io a questo punto mi faccio ben ben da parte e lascio la parola a Vito Vita, bassista dei Powerillusi, del quale dico una sola cosa: se gli accenni una canzone delle nostre, di quelle che ci han segnato la vita in qualche modo, lui con la chitarra te la fa subito. A me, che suono solo il campanello di casa, gente così fa solo inca**are, ovvio, anche quando poi scrivon pure bene. Firmato: Massimo Zucchetti

Mercoledì 16 aprile, all’Estragon di Bologna, si è tenuto un concerto per ricordare l’incontenibile Freak Antoni, cantante degli Skiantos nonché autore dei testi del gruppo bolognese: una delle molteplici personalità di Roberto Antoni, che era anche l’imprevedibile Astro Vitelli, l’improbabile figlio di Pippo Starnazza, Beppe (con i suoi Vortici), l’indomabile leader dei “Nuovi ‘68”, l’inossidabile Bob Merrick ed altro ancora. Il 16 aprile era il giorno del suo compleanno, avrebbe compiuto sessant’anni, e non c’era modo migliore di ricordarlo che con la musica: organizzati da Oderso Rubini, a fianco degli Skiantos fin dal 1977, si sono radunati alcuni dei numerosi amici di Freak, che hanno riproposto per lo più brani tratti dal repertorio del gruppo (con qualche eccezione, come vedremo) scritti da lui, con l’accompagnamento musicale degli Skiantos al completo, compresi i redivivi Jimmy Bellafronte, Stefano Sbarbo, Leo Tormento Pestoduro, Linda Linetti e tutti gli ex-componenti che si sono aggiunti a Dandy Bestia, Luca Testoni, Marco Nanni, Roberto Morsiani e gli altri musicisti. I partecipanti alla kermesse, presentata da Eraldo Turra dei Gemelli Ruggeri, erano innanzitutto alcuni fra i maggiori esponenti della scena demenziale italiana, a partire da Paco D’Alcatraz che ha proposto una versione di “Sono un ribelle, mamma” vicina all’originale; e bolognesi come Paco, almeno musicalmente (anche se le provenienze geografiche dei singoli componenti sono molto varie), erano Lino & i Mistoterital, rappresentati da Ted Nylon e Phil Anka, che sono andati a ripescare un efficace “Il governo ha ragione”, canzone di Freak pubblicata su 45 giri nel 1981 con il gruppo “I Nuovi ‘68”, e riproposta dai due insieme a Moreno Spirogi, il mitico leader degli Avvoltoi, con un altro componente del noto complesso beat.

Da Torino è arrivato Johnson Righeira, forse il primo demenziale cresciuto sotto la Mole, che nel 1980 aveva inciso per l’Italian Records di Rubini il 45 giri “Bianca surf”, con la produzione di Giulio Tedeschi e la collaborazione di Freak Antoni, ed ovviamente ha riproposto proprio questo brano (di recente incluso nel suo album “Ex punk, ora venduto”).

Dal repertorio degli Skiantos hanno attinto invece gli altri due torinesi presenti, Marco Carena che ha interpretato in maniera molto convincente la notissima “Kinotto” (leggendo il testo su un rotolo di carta igienica che poi al termine del brano è stato tirato al pubblico) e i Powerillusi con “Non sopporto il capodanno” (su cui non mi pronuncio per ovvii motivi di conflitto d’interesse: dirò solo che suonare insieme a Dandy Bestia, Marco Nanni e gli altri Skiantos è stato un onore. E grazie a Sara, alias Surrealia Sunn, nostra nuova amica, cantante e voce inquietante per bellezza, che ha condiviso il palco – e l’avventura bolognese – con noi).

Ci sono poi stati i musicisti e i cantautori che, pur essendo distanti dal rock demenziale, hanno collaborato in alcune occasioni con Freak. Si sono alternati sul palco con sempre “sotto” gli Skiantos, che hanno sostenuto il palco da grandissimi professionisti dell’endurance musicale per quasi tre ore, proponendo fra le altre “Mammaz”, “Gelati” e “Mi piaccion le sbarbine”.

Claudio Lolli ha recitato il testo di “Angolo B”, canzone che scrisse per l’album “Doppia Dose” insieme al vicino di casa Freak Antoni (come ha raccontato in un’intervista che potete trovare nel sito): provate a leggere all’incontrario il titolo, e vi apparirà il nome di una città che, secondo Lolli, “incensa i suoi Salieri e trascura i suoi Mozart”.

Un altro esponente della canzone d’autore è Luca Carboni: pochi sanno però che i suoi primi passi musicali li fece come componente dei Teobaldi Rock, gruppo demenziale bolognese attivo alla fine degli anni ’70, e Carboni ha sempre affermato di aver avuto la spinta decisiva per dedicarsi alla musica dall’aver visto i concerti degli Skiantos degli inizi; d’altronde in tutti i suoi album è presente un sottile filo ironico retaggio delle sue origini (ricordate “Ci vuole un fisico bestiale”?). Le collaborazioni con Freak Antoni sono molte, l’ultima di due anni fa nella canzone “Però quasi”, scartata dal Festival di Sanremo; Carboni ha riproposto in maniera convincente “La sonnolenza provoca dipendenza”, uno dei duetti presenti in “Doppia Dose”.

Eugenio Finardi, che aveva conosciuto gli Skiantos ai tempi della Cramps, la comune casa discografica, ha cantato “Karabigniere blus”: e se è lecito fare una critica ad uno dei “Mostri sacri” della canzone d’autore italiana la sua interpretazione difettava di ironia, ma era molto, molto “heavy”. Convincente è stato Omar Pedrini, che con Maurizio Solieri e Ricky Portera alle chitarre ha presentato “Largo all’avanguardia”, in una versione quasi più dura ed energica dell’originale, che ha ricordato a tutti che gli Skiantos in origine sono stati, a tutti gli effetti, il primo vero gruppo punk italiano.

Per la conclusione tutti i partecipanti sono ritornati sul palco e, ripetendo il vecchio rito del lancio delle verdure al pubblico di merda, hanno intonato una sgangheratissima “Io sono uno Skianto”, vecchio hit da “MONO tono”, degno finale per una bella serata che avrà sicuramente reso Freak felice.

Largo all’avanguardia. Che siamo ancora noi: altri non se ne vedono.

Largo all'avanguardia!

Largo all’avanguardia!