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Aiuto, è tornato Berlushenko!

Berlusconi esce dal freezer e a reti unificate rilancia bandiere rosse, zingaropoli e incubo fiscale.

Piove, Pisapia ladro! Nell’attesa che i cosacchi dei centri sociali si abbeverino in piazza Duomo agitando bandiere rosse e inneggiando alle tasse, Silvio “Luigiovic” Berlushenko esce dal sarcofago post-elettorale e lancia il suo ultimo messaggio nella bottiglia ai patrioti milanesi.

Il format delle interviste generosamente concesse da Palazzo Chigi a Tg1, Tg2, Gr1, Tg4, Tg5 e Studioaperto è completamente identico. Domande preordinate e tre risposte univoche nonostante «gli impegni molto assorbenti» (ipse dixit):

  1. qualsiasi cosa accada ai ballottaggi, non c’è alternativa al governo Pdl-Lega;
  2. se a Milano (dio non voglia) governerà «l’avversario» della Moratti estremisti e «centri sociali» ingrasseranno grazie alle maggiori tasse amate dalla sinistra, mentre arabi e «zingari» avranno moschee e libertà di «baracca» senza limiti;
  3. a Napoli non si può che vincere perché ci sono «un pm d’assalto e giustizialista votato dalla sinistra più estrema» che non possono superare il ballottaggio.

Fine delle trasmissioni. Pisapia e De Magistris non vengono nemmeno nominati. Con un simbolo del Pdl più grande della sua faccia e un planisfero mondiale sulla scrivania, un premier ingessatissimo sorvola su ogni bon ton istituzionale. In fondo, dovrebbe essere il premier di tutti gli italiani.

A guardarlo, torna alla memoria Konstantin Ustinovic Cernenko, invisibile presidente dell’Urss prima di Gorbaciov. Non c’è perestrojka possibile nel mondo berlusconiano. Moratti assicurerà «meno tasse e più servizi» per anziani e bambini, le orde della sinistra sono meticci assetati di sangue e manette. E’ il solito equilibrio del terrore che va avanti dal ’94. Basterà la paura a smuovere le decine di migliaia di voti che mancano a Moratti per vincere?

Berlusconi non cambia linea e non parteciperà direttamente agli ultimi giorni di Moratti. Tanto a che serve: assicura che Fini è finito e anche Casini è ininfluente però prende voti solo se è alleato col centrodestra. Sbavature illogiche, contraddizioni che illuminano la realtà di un governo tanto forte nell’aula della camera da lasciarla deserta per mesi.

Certo, i puntelli non mancheranno: quelli sudisti sono travagliati ma paiono in cottura, per i finiani delusi tipo Urso e Ronchi manca solo un approdo formale che non li riduca a degli Scilipoti qualsiasi.

Il Pd è stufo dell’ordalia mediatica. «Non siamo in Bielorussia, i telegiornali non si mettano a disposizione di una telefonata del presidente del consiglio», commenta Bersani. Quattro commissari dell’Agcom (l’autorità delle comunicazioni) avvertono che «in diverse testate è stata messa sotto i piedi ogni minima regola di corretta informazione e violata in maniera macroscopica la par condicio».

Oggi i democratici manifesteranno davanti l’authority: «Saremo lì – dice Bersani – al grido ‘i romani difendono la libertà dei milanesi, dei napoletani, dei triestini e così via’». Emilio Fede, recidivo plurisanzionato, prima di mandare in onda il monologo del suo coimputato e datore di lavoro, precisa che giovedì il Tg4 ha fatto parlare il pd Stefano Boeri «per 4 minuti». Benedetto cronometro.

Bastonare l’avversario è una cosa, accarezzare il tuo elettorato un’altra. Sempre sulle reti Mediaset, Calderoli annuncia una «bella sorpresa» da parte di Bossi e Berlusconi. L’Idv si sbilancia sullo spostamento di un paio di ministeri a Milano e uno a Napoli. Un sarcasmo che potrebbe essere non lontano dalla verità. In Germania li hanno spostati per il crollo del Muro, qua traslocano per far arrivare l’anti-pm Lassini a palazzo Marino.

dal manifesto del 21 maggio 2011