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FranciaEuropa

Aimé Césaire al Panthéon

Oggi, il poeta, scrittore e drammaturgo Aimé Césaire è entrato al Panthéon, a tre anni dalla morte (avvenuta il 17 aprile 2008). Non ci sarà il corpo dell’intellettuale che fu anche uomo politico, perché per sua volontà è rimasto nella sua terra natale, in Martinica. Ma sotto la volta del Panthéon ci sarà un grande affresco, che ricorda le tappe della vita del poeta. “La patria riconoscente” ha messo una targa in onore di Aimé Césaire, accanto a quelle di coloro con cui ha condiviso, attraverso i secoli, la lotta contro la schiavitù e il colonialismo: Toussaint Louverture, Louis Delgrès, Victor Schoelcher, Félix Eboué.  Perché Sarkozy ha voluto Césaire al Panthéon? La poesia e l’impegno politico del poeta, con l’amico Senghor, della négritude,  sono agli antipodi di  tutto quello che ha fatto e sta facendo Sarkozy, che ha fatto approvare una legge sugli effetti positivi della colonizzazione e adesso rincorre Marine Le Pen, dopo aver lanciato dibattiti sull’identità nazionale e sul posto dell’islam in Francia. Quando era ministro degli interni aveva rifiutato di ricerverlo. “Ho delle difficoltà a vedere la sincerità della decisione” ha commentato Christiane Taubira, deputata della Martinica (radicale di sinistra). “Non si puo’ negare la formidabile modernità dell’opera anticolonialista di Aimé Césaire, che è una costante refutazione di una nozione immobile dell’identità nazionale o di un racconto storico eurocentrico”, ha scritto Françoise Vergès, politologa, presidente del Comitato per la memoria e la storia della schiavitù. Al Grand Palais è aperta  una mostra su Césaire, Lam e Picasso.

  • Valter Di Nunzio

    Rimando tutti i lettori di questo blog alla Lettera a Thorez che Aimé Césaire inviò al PCF nel 1956, sopratutto per quanto riguarda il sentimento “DI COLONIALISMO DOPO IL COLONIALISMO” che sempre ha pervaso la sinistra occidentale nei confronti degli “altri”. L’accettazione acritica del percorso storico dell’Occidente, il credere che gli altri debbano fare per forza quello che noi abbiamo già fatto in campo sociale, economico, politico, l’ universalismo in una parola era una malattia grave già ai tempi di Cèsaire e Fanon e, non essendo stata curata, è diventata cronica. E’ anche in vitù di questo che dei pagliacci come Berlusconi, Sarkozy, Bossi e Le Pen sembrano non avere alternative.