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Horror Vacuo

Buon compleanno, Asia

Incompresa

“Tutte le poesie, i racconti, il quaderno coi palloncini, i disegni, le 44 lettere di nonno Salvatore, la posta elettronica (password: dagrande), i vestiti, il pupazzo-cammello, tutta la musica, i Babbi Natale di cioccolata vanno ad Asia Argento”. La prima regola di un’intervista è far sopravvivere il suo autore. E noi, non la infrangiamo. Certo, non si finisce mai di fare i conti con i propri testamenti, legali o illegali. Nel mio – datato 2007 – Asia Argento era l’ago di abete nel bosco. La stella filante. La luminaria. Poeta (non poetessa), regista, scrittrice, musicista, fotografa, (ex) attrice, strega rossa: Asia Aria è un prodigio di luce. L’album Total Entropy (etichetta Nuun Records) raccoglie in forma di canzone le sue poesie più ellittiche e potenti: fiaccole-calici, burrasche letterarie frutto della collaborazione con Marco “Morgan” Castoldi, Anton Newcombe, Tim Burgess, Hector Zazou, The Legendary Tiger Man (“The Blues ain’t nothing but a woman, on a poor boy’s mind”) e altri illuminati, lontani dalla valle dei Timbales.
Prendo in prestito una domanda da Sam Merrill che, nel gennaio 1982, chiese a George Carlin: Farai leggere questa intervista a tua madre?
Lei è l’unica a cui faccio leggere tutto. Dai testi delle canzoni al copione del mio terzo film da regista, Incompresa, dove – grazie a Dio – non reciterò. È la storia della mia infanzia. Sarà un divertimento, nel senso etimologico del termine: divergere, astrarsi, portarti via dalle cazzate della vita. 
Tua madre, Daria Nicolodi, è una strega rossa?
Lei è La Strega Rossa, oltre ad essere una strega bianca. Le ho visto fare magie universali, sempre a fin di bene. È una donna irresistibile. Tutti le fluttuano attorno: uomini, donne, bambini, animali, lesbiche, gay. La mia infanzia ha fatto un po’ da contraltare alla sua bellezza. Da piccola mi sentivo molto brutta. Storta. Solo gli adulti comprendevano la mia intelligenza, i bambini erano terrorizzati. Guardavo le persone negli occhi e questo spaventava. A molti fa ancora paura. All’epoca era un’entropia disordinata, oggi ho messo ordine nel disordine.
Total Entropy, disponibile anche in edizione limitata doppio-vinile rosa, sembra ubbidire alla caduta del narcisismo.
La morte dell’Ego è un lungo viaggio: prima la nascita dei miei figli, poi la Firmeza, la fermezza. È stato uno switch. Quello che sento di aver perso, in assoluto, è la vanità. Metto solo il rossetto, perché la bocca rappresenta la mia Parola. E poi ho bisogno di sudare. Mi alleno a casa, da sola; uso tecniche violentissime, di grande Firmeza: 97 flessioni, 40 minuti di addominali. Come diceva Herzog, “per essere dei registi bisogna essere degli atleti”. 
Cos’altro hai abbandonato, oltre alla vanità?
La paura. Quello che mi faceva più paura era il denaro. Non avere mai abbastanza denaro. Ora che me ne sono liberata, è tornata la luce. Anche la mia casa è più luminosa. Mia figlia Anna Lou non fa che ripetermelo: “Mamma, io in questa casa vedo una luce bianca, accecante, fortissima!”. In questo momento lascio che tutto il buono venga a me. I bambini sono la cosa più bella del mondo. Con loro mi sento più libera. Tutta la merda che incontro finisce nel dimenticatoio. Mi riferisco ai viziati che si sono dimenticati di esser stati bambini.
Che cosa ti commuove oggi?
La musica, sicuramente. Le parole delle persone. La generosità mi fa piangere di gioia fino a singhiozzare. Mi commuovono i bambini. E i colori. I colori mi tengono viva. Tu hai conosciuto altre persone vive come me? 
Immagino che la paura per la cattiveria umana non conosca feriali e festivi, in te.
Non ho paura della cattiveria. Non mi spaventano i bastardi e gli incompetenti. Anzi, faccio questo esercizio: visualizzo le frecce che scagliano contro di me, come nel quadro di Frida Kahlo o nell’effigie di San Sebastiano, e le trasformo in fiori. E se sono dardi avvelenati, glieli rimando indietro con un vigore maggiore.
I bastardi della tua vita sono ben rappresentati dai corvi “cormaniani” in Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, film americano che hai diretto nel 2004.
Tutti gli uccelli che cominciano per “c” non li vedo come amici, ora. Corvi, civette, cornacchie, cicogne e cormorani: non mi fido di loro.
Entri in qualche chiesa?
Sì, nella chiesa monumentale di San Gennaro, a Napoli, o nella Chapelle rue du Bac o de la Médaille Miraculeuse, a Parigi. San Michele Arcangelo è il mio protettore. Al collo ho San Gennaro, San Francesco e Santa Chiara. Ho la Vierge des Miracles, la Vierge sur le Siège detta anche la Vierge Miraculeuse. Tutti dovremmo portarla. E ancora: il Santo Cruzeiro e un rosario con la M della Madonna. La mia religione però è molto vasta. Sono anche ebrea. 
Dio ha modellato l’uomo a sua immagine e somiglianza?
Dio ha fatto Lilith. Però s’è sbagliato. Perché Lilith era selvaggia, uno spirito libero. Lilith si masturbava. Dio ha fatto Lilith prima ancora di Adamo. Ma era talmente selvatica che Dio l’ha dovuta sopprimere. Poi, più tardi, ha fatto quello scherzetto dell’uomo con la costola e dalla costola dell’uomo ha creato la donna: una cretinona che dava retta al serpente. S’è fatta ingannare e hanno dato la colpa a lei. A causa di Eva ci siamo persi quel paradisino dell’Eden. Io dico: Graças ao meu Pai, meu Mestre, a Rainha da Floresta, La Santa Luz para la Firmeza e Verdade no meu trabalho espiritual.
Quali sono i film a cui sei più legata da interprete?
TransylvaniaCompagna di viaggio e New Rose Hotel. Tutto il resto è pampuglia. Il mestiere dell’attore è così degrading. “To be insulted by these fascists it’s so degrading”, cantava David Bowie.
Un giorno farai come Fitzcarraldo e trasformerai il tuo battello in un palcoscenico, per una spettacolo mai visto nella Foresta amazzonica?
Nella Sacra Foresta sarò solo spettatrice.
Che cosa ti affascina di Syd Barrett?
Tutto quello che ha fatto da un certo punto in poi. Credo che lui abbia orchestrato il suo lato borderline per tirarsene fuori. È come la malattia mentale: basta saperci giocare.
Malattia mentale è anche avere una bambina immaginaria?
Quello è un bisogno. Ti salva.
Tu avevi Carletta.
Sì. Anche mia figlia ne ha avuta una, e mio figlio ha un amico immaginario. La fantasia ti preserva dalla noia mortale dell’infanzia, da quegli interminabili pomeriggi di maggio, con la luce che filtra attraverso le tapparelle abbassate, trascorsi ad osservare il pulviscolo atmosferico. Quello con il bimbo/bimba immaginario è un dialogo. Tu ce l’avevi?
Sì, poi voleva mangiarsi la mia vita. Così ho avuto bisogno di cure per allontanarla. Io e Stella cercavamo la purezza.
Ma cos’è la purezza?… Gli intenti sono puri. Però anche quelli si sfaldano. Ci sono i benedetti compromessi. C’è la prostituzione. L’escamotage. Ci vuole la verità, ci vuole. “Gimme Some Truth”, diceva John Lennon. È la mia linea di condotta. Infatti il mio prossimo tatuaggio, sul braccio sinistro, sarà una stella di David parallela al tatuaggio di Firmeza, sul destro. E ci sarà scritto “Verdade”, Verità. La scala dei valori è questa: Verdade, Firmeza, Iustitia, Misericordia, Amor. Amore per tutto il Creato. L’amore è il punto della mia preghiera. 
Il sesso è apparentemente semplice com’è stato comporre Sexodrome?
Il sesso è la ricerca di quella che i francesi chiamano la petite mort. Perdersi. Il mio perdermi è morire insieme. Nello stesso istante. Venire insieme, con amore. Mi è difficile usare l’espressione “fare l’amore”.
Cosa dici, “scopare”?
Non lo voglio più dire “scopare”. Ora ho deciso di dire “si fa l’amore”. Per me l’unica maniera di farlo è venire insieme. Come together. Sono sicura che John Lennon e Yoko Ono fossero capaci di venire insieme. Non ho mai avuto uomini generosi, devo dire. Ora però questo sta cambiando. Ci sono stati uomini per i quali è stato necessario praticare l’Ayahuasca. Ci sono stati amori anche molto lunghi, di 6 o 7 anni. Quello per Kirk, di un anno e mezzo, è stato il più forte di tutti. Lo sento ancora per telefono, ha un mio diario e lui piange quando gli parlo. Dice: “My big love goes”.
È ancora viva l’Anna Battista di Scarlet Diva?
Ora è tornata bambina, una bambina che si sa proteggere da sola, come i gatti di strada che stranamente se la cavano sempre e non finiscono mai sotto le ruote. Ha deciso di tornare all’Heimat, alla radice.
Stai montando il tuo ultimo corto, Era Di Marzo, che fa parte di un progetto chiamato Women Stories, fatto da sole registe.
Potrebbe essere un cliché, però “cazz’frega”, come rispose il sommo poeta Shel Shapiro a Andy dei Bluvertigo sull’origine del sound dei Rokes. Mi sono ispirata all’idea di un marito ingiustamente geloso dove la moglie si rompe il cazzo e dice “Fanculo!”. Fanculo, cazz’frega. Io voglio parlare dell’ingiustizia di un uomo che crede di possedere una donna. Illuso. Possedere me? Fanculo! “Fanculo” è la parola d’ordine. Nessuno può avere nessuno. Nessuno ha mai capito né mai capirà l’altro. 
Nel Sexodrome ti vedi con qualcuno o da sola?
C’è tantissima gente. È una messa dal sound techno, come quello di Lory D, Speedy J e Adamski. Sono riuscita a portare anche il mio ex, Marco “Morgan, nel Sexodrome. È il sesso senza carne, ridotto all’osso. La chiesa è scarna e piena di corpi, somiglia a un quadro di Bosch o a La planète sauvage dove due corpi si rincontrano in un altro universo. Come degli alieni blu. Il Sexodrome è aperto a tutti. Ci uniamo per un motivo: I want to come. Io voglio venire. E come together.
Ti attrae l’orgia?
È una cosa che ho sperimentato da giovane, molto giovane. Oggi la troverei un po’ faticosa. Io ho provato tutto nella vita e non ho sensi di colpa: uomini, donne, donne, uomini, tutte donne, tutti uomini, tutte donne e un uomo, uomini da una parte, donne dall’altra. Alla fine ho scelto quello che mi interessava, quello che mi faceva crescere. 
“Siamo tutti gay”.
Sono persuasa di questo. Chi professa il contrario, mi spiace per loro. Ci arriveranno un giorno. O forse non ci arriveranno e diventeranno pazzi. Tu, per esempio, sei un angelo inseminatore e magari finiremo insieme. Però non mi cacare il cazzo. Non avere pretese. Il figlio me lo cresco io, li mortacci di Pippo! Mi spruzzi un po’ di seme e me lo metto da parte, in una provetta. 
Lo faresti un altro figlio?
Io faccio arte. L’unica maniera di farlo sarebbe senza un uomo. Con la banca dello sperma. Potrei andare in Danimarca e farmi inseminare. È una cosa che avevo intuito già molto prima di mischiarmi ai cromosomi XY. Tanto i figli li ho sempre cresciuti da sola.
Sei pro-aborto?
Certo, il feto è uno spermino. Non ha un cervello, non ha neanche la ghiandola pineale, a parte il non avere sesso quando viene espulso. La donna deve poter scegliere che cosa fare del suo utero.
Il sesso è comico?
Non è comico. Si può anche ridere perché la risata è liberatoria. Però il sesso è soprattutto abbandono. 
Quali sono i tuoi comici di riferimento?
In questo momento Josh Fadem. Somiglia all’amato Buster Keaton. E’ un cascatore. E Peter Sellers. Mi fa ridere l’assurdo. Mi fanno pisciare sotto la mia amica Silvana Zien e il mio amore Max Gazzè.
Scrittori?
Bruno Schulz, Robert Walser, Raymond Chandler, Charles Baudelaire che ha aperto porte incredibili sulla ritmica – c’è una poesia che si chiama Armonia della Sera dove l’ultimo verso si ripete sempre. A 16 anni ho incontrato la poesia e la letteratura russa: Cvetàeva, Achmàtova, Majakovskij. In realtà io amo la narrativa più d’ogni cosa. Da ragazzina mi sono letta tutto Tolstòj, Turgenev, Gončarov. Un paio d’anni fa mi è venuto l’amore per Dickens. Dombey e Figlio è straziante. Mi piacciono le cose strazianti. Io sono per il melodramma.  
Quali sono stati gli anni più importanti della tua vita?
1984 e 1999. 
Che cosa è accaduto nell’84? 
Si sono separati i miei genitori, mamma Daria e papà Dario. Io sono diventata libera. Ho iniziato a fumare, a fare film, ho pubblicato il mio primo libro, Pensieri. Vivevo per strada, perché stare in casa era come guardare Autumn Sonata di Bergman, la scena in cui la madre deve suonare il piano, chiude la porta e la bambina rimane fuori. Quando in casa mia si chiudevano queste porte, io uscivo a cercare l’avventura come ne I guerrieri della notte. Nella periferia di Roma, incrociavo maniaci sessuali che mi domandavano un indirizzo, una via, per poi strusciarsi contro di me e masturbarsi. Me ne saranno capitati a decine.
Perché hai sollevato il dito medio a Cannes?
Mi fa schifo salire quelle cazzo di scalinate, su quel cazzo di tappeto pieno di acari. Fa parte del mestiere e lo faccio. Io però resto punk. Non sarò mai una serva e non mi travesto più. Ci sono uomini che hanno persino cercato di farmi internare. Due volte! Mi facevano passare per matta solo perché io sono una donna libera. Nessuno potrà mai chiudermi in una cazzo di gabbia. Bitch, Don’t Kill My Vibe.
Però puoi continuare ad appartenere a qualcuno.
È solo un leasing, figlio bello. Io non sono proprietà di nessuno. Io sono me. E chiunque voglia cambiarmi dura al massimo due ore.
Per questo il tuo bagno di casa è diventato un albero secolare di graffiti?
Sì, e ora voglio scrivere su tutte le pareti di casa, guarda un po’. Anche in Ingannevole il bambino, Jeremiah, disegnava sui muri. A casa di mia madre si faceva lo stesso. 
Cosa hai votato alle elezioni?
Io non ho mai votato. Credevo di essere anarchica, invece mi scopro autarchica. Non so neanche chi c’è al governo, te lo giuro su Dio. C’è l’avvocato del Berlusca? Suo figlio? È un comunista? Anzi, non me ne frega un cazzo. Se sta là è perché ha secondi fini. E non mi avrà. Non mi arriva neanche la tessera elettorale a casa. Chiamate la cazzo di polizia se volete obbligarmi a votare. 
Credi nell’eternità?
Credo nel DNA e sto ancora investigando su questo. Avendo perso mia sorella e alcune persone che ho amato di più nella mia vita – e quando dico “perso”, intendo perse per sempre, morte – io non riuscivo a credere che la loro anima aleggiasse. Percepivo la loro presenza, mi salvavano continuamente dal gorgo. Quando ho perso mia sorella Anna, ero convinta che per lei finisse lì. Invece no, non finisce lì. Noi siamo africani, veniamo dai rettili, dentro abbiamo le pietre, i mari… Il DNA è in continua evoluzione, l’anima si tramanda. È la molecola dello Spirito. Ho capito cos’è lo Spirito Santo. È il Soffio di Dio. Sono i bambini. È il Soffio della vita. Sai che ho scoperto che c’è gente che non ha l’anima?
Tua sorella Anna è morta in un incidente. Ho sempre pensato a lei come ad una figura angelica misteriosa.
Anna non era un mistero. Lei era molto chiara, invece. Sai, come si dice, “Non, je ne regrette rien”. Col cazzo. Io un rimorso ce l’ho. Avrei potuto fare molto di più per lei. Se n’è andata proprio in un momento in cui potevo fare qualcosa per lei. Ma è andata via. È andata via e non si può più fare nulla. Conservo tutte le sue lettere, i suoi scritti. Lei componeva, recitava, suonava il pianoforte. Colleziono le sue cassette. Da bambina era un po’ perfida con me. Poi è cambiata, è diventata buona. Mi salvava da tutto. È andata via il 29 settembre. Il 20 settembre, giorno del mio compleanno, mi portò a fare degli esami clinici. Io ero paranoica sulla salute e lo sono ancora oggi. Venne a prendermi alle sei del mattino. Poco prima di entrare con me in ospedale, mi raccontò che quella notte le era apparsa in sogno una ferita, una ferita che tagliava il suo corpo. Nel sogno, Anna toccava la ferita con le dita e uscivano fuori dei vermi.