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losangelista

Agonia dei media: Current al capolinea

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E’ provenuto da un sito della destra integralista il commento piu’ caustico alla cessione di Current TV ad Al Jazeera: “l’alto sacerdote dell’ambientalismo ha intascato l’assegno di un governo di poetrolieri”.  Sarcasmo non del tutto fuori luogo considerando che l’’emittente del Qatar ha gia’ annunciato che “trasformerà”  l’emittente progressista di Al Gore in filiale americana delle proprie operazioni all-news. In altre parole Current verra’ chiusa dato che Al Jazeera era semplicemnte interessata alle piattaforme, principalmente cable-TV, di cui dispone l’emittente e che danno accesso potenziale a circa 50 milioni di case americane, ben oltre l’esiguo numero raggiunto attualmente da Al Jazeera English. Fatto sta che la TV di Gore  giunge al capolinea, come era gia’ successo in Italia, e segna il sostanziale fallimento dell’esperimento che non ha mai attecchito o saputo trovare il pubblico e il giusto registro per la TV giovane e progressista che avrebbe voluto essere, adottando format e rivolgendosi ad un target gia’ soddisfatto dai social media tipo youtube. Il prezzo di vendita ($500 milioni) appena la meta’ di quello pagato qualche mese fa da Facebook per comprare Instagram rende bene la proprozione fra new media e TV; sia pure progressista, via cavo satellite, streaming  o quant’altro, stiamo pur sempre parlando  di un medium crepuscolare e la fine di Current, che avviene appena un paio di giorni dopo la chiusura di Newsweek per dire,  ne e’ solo l’ultima prova. In tempi recenti le uniche operazioni televisive in espansione sono  state quelle facenti capo a tasche molto profonde, tipo Murdoch (e perfino lui ha i suoi bei grattacapi con giornali e TV)  o governative – Jazeera appunto o France 24 e RT. Quest’ultima, progetto del governo russo,  ha assai allargato il proprio footprint globale, particolarmente in occidente. In America, pur nei canali “alti” sarebbe attualmente visibile da circa 80 milioni di persone. E il taglio di RT e’ davvero “progressista”, sicuramente anatagonista ai news media  americani tradizionali, ad esmepio e’ stata una delle poche TV a fornire una voce alternativa all’interventismo in Libia  e soptattuto in Siria – dove tra l’altro inizialmente ha avuto un accesso molto maggiore di qualunque organo occidentale. In altre parole RT si colloca “a sinsitra” di un emittente come Current, per dire:  produce il talk show di Julian Assange. Con l’acquisto della ”penetrazione” Current Al Jazeera  ora lancera’ al Jzeera America, che sostituisce Al Jazeera English che non era mai riuscita a superare la sogli di pochi miloni i spettatori (anche per l’opposizione neanche tanto velata del governo USA). Ora con la nuova emittente e grazie anche al bagaglio di immagine favorevole acquisito con la copertura delle primavere arabe, potrebbe seguire l’esempio di RT e integrare una linea editoriale progressista e comunque di contrappeso alle TV USA. Per i progressisti si prospetta comunque un panorama  quantomeno equivoco, in cui le due emittenti piu’ di sinistra sarebbero operazioni finanziate da luminari libertari del calibro di Vladimir Putin e un emirato repressivo e autocratico.

  • carlo

    Che alcuni media passino sotto il controllo di personaggi discutibili come Putin o lo sceicco del Qatar è un fatto da considerare seriamente.
    Non meno grave però sarebbe il fatto che altri spazi dei media – finora occupati dalla sinistra – rinuncino a raccontare ciò che ad esempio sta succedendo in Siria, in Egitto, in Cina e in Asia , magari perchè ciò non collima con una certa visione del mondo e di una ipotetica sua divisione tra oppressi e oppressori.
    Non è forse questo ciò che sta accadendo nel sito on line del Manifesto, che da tempo non pubblica nessun editoriale e tanto meno notizie redazionali sull’Egitto ?