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Islamismo

Afghanistan, quali elezioni?

Oggi attentato (fallito) a un candidato a vice di Karzai, Mohammed Qasim Fahim, noto signore della guerra tagiko, vicino a Kunduz, nel nord dell’Afghanistan. Si tratta del secondo tentativo di uccidere un candidato in una settimana. Sempre oggi è stato ucciso un soldato americano, il 39.mo negli ultimi 30 giorni, i britannici uccisi nello stesso periodo sono 30. Anche gli italiani, fortunatamente con meno perdite, sono direttamente impegnati nella guerra. Scontri, attentati, vera e propria guerra impegnano le forze straniere contro i taleban in buona parte del paese, mentre intere regioni sono sotto il controllo diretto degli ex-studenti di teologia. Occorrerebbe avere il coraggio di fare  il bilancio di otto anni di intervento militare in Afghanistan , che è evidentemente e decisamente fallimentare su tutta la linea. Invece si insiste (lo fa Obama, ma anche alcuni europei), rafforzando la presenza in mezzi e uomini, illudendosi e facendo illudere che una vittoria militare sia possibile e che occorra salvare Karzai nelle elezioni del 20 agosto. Ma che elezioni saranno in un paese in guerra? Dove gli attentati aumenteranno in vista del voto? Anche se in qualche parte del paese un voto ci sarà avverrà sotto la minaccia di uno o dell’altro signore della guerra. Non sarà né un voto libero né valido. In questo modo forse si illuderanno gli occidentali di avere a  cuore le sorti dell’Afghanistan ma non gli afghani. E noi fino a quando continueremo ad accettare che le nostre risorse economiche e umane vengano sacrificate per una scelta che va contro la nostra costituzione e il futuro dell’Afghanistan? Non si tratta di abbandonare gli afghani al loro destino con il ritiro militare, ma di aiutarli con una presenza di natura diversa.

giuliana

  • Luciana

    Ma una presenza diversa, comunque non gradita dai taleban, come potrebbe garantire la propria sicurezza?

    Voglio dire, a me sta bene intervenire in altro modo, ma abbiamo visto che prima della guerra i taleban non gradivano nemmeno interventi umanitari e soprattutto avevano rigettato in pieno medioevo buona parte della popolazione, in special modo le donne.
    So che anche adesso le cose non sono molto migliorate ma quale sarebbe il futuro di questa nazione se le speranze di far ragionare questa gente naufragassero?

    Insomma, come se ne esce, concretamente?

  • Angelo

    Ciao Giuliana, per troppo tempo ho creduto come tanti italiani e non solo che questa guerra era una guerra giusta, condividendo ogni azione che i vari governi di tutto il mondo adottavano sopratutto quello americano e naturalmente il nostro. Ti ho addirittura criticata quando ci fu il fattaccio di Calipari. ” Quanto sono stato stupido e cieco” lasciarmi infinocchiare dai veri terroristi, americani per primi e a seguire italiani ect, ect. Chiedo scusa e ti ringrazio per quanto fai e farai a livello di imformazione.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    Se ci fosse un intervento per la ricostruzione, vera, dell’Afghanistan sarebbe il modo migliore per isolare i taleban e avere l’appoggio della gente. Finché si bombardano i villaggi si mette la popolazione di fronte alla scelta tra taleban che li tiranneggiano e stranieri che li bombardano ed è chiaro che vincono i primi.
    giuliana

  • alvise

    Se consideriamo la guerra come un altro sistema per comunicare (non voglio dire che sia quello giusto, ma quando i sistemi e le scale di valori e le parole assumono significati diversi…. si è sempre ricorsi allo scontro sul campo) allora dobbiamo anche chiederci come verrà interpretato dai taliban, come pure da tutto il mondo islamico una ritirata dell’ONU (la NATO è l’ perchè ha un suo mandato).
    Se a questa domanda concludiamo che un rientro dei soldati non influirà sulla recrudescenza di un terrorismo internazionale, ovvero che il campo di battaglia non diventerà l’Europa o le nostre ambasciate, ovvero dobbiamo attenderci prima o poi un altro 11/9, allora ritiriamoci.
    Ma se concludessimo che è meglio restare per non aggravare non solo l’Afganistan ma anche la situazione pachistana, dove il fondamentalismo è molto più pericoloso, perchè ci sono bombe atomiche, allora occorre far buon viso e ragionare con la testa di un islamico.
    Non con quella di chi sta in Italia.

  • Antonio

    Signora Sgrena,
    la lettrice Luciana (26 Luglio 2009, ore 18:59) fa, a mio avviso delle considerazioni estremamente interessanti e pertanto meritevoli di approfondimento e, spero, anche di una risposta da quanti, come Lei, chiedono il ritiro delle forze militari e l’abbandono di questa strategia a favore di una “presenza di natura diversa”, che per mancanza di ulteriori dettagli interpreto come l’indicazione di lasciare sul campo solo gli operatori umanitari di organizzazioni come l’ONU, MSF ecc.
    Andiamo per ordine: Luciana obbietta, giustamente, che in caso di abbandono da parte delle forze militari occidentali una presenza comunque non gradita ai talebani sarebbe completamente alla loro mercè, priva di qualsiasi protezione per i singoli che, pur non essendo “soldati invasori” non sembrano, nell’ottica dei talebani, godere di un particolare status, tanto che in molti casi sono stati uccisi esattamente come è accaduto per i militari (e con meno rischi per i loro assassini). Questo argomento pare, e non capisco i motivi (o forse sì) essere il leit motiv di quanti si oppongono alla missione militare in quel paese. Ok, allora usiamo la nostra immaginazione e proviamo a pensare al futuro dell’Afghanistan senza una “cornice di sicurezza”, sia pure non certo totale, per quanti vi rimarrebbero. Davvero, in coscienza, si può pensare che qualcuno dei signori della guerra presenti in zona si fermerebbe davanti allo stemma dell’ONU o ai camici bianchi dei medici? E se qualcuno di questi venisse uccio o, forse peggio, preso in ostaggio, come ne usciremmo? trattando? pagando un riscatto? o cercando un’altra strategia?
    E poi: cosa ne sarebbe della popolazione locale? proviamo a chiederci, ed a rispondere, per favore, senza trincerarci dietro facili ragionamenti. Ragioniamo concretamente, come chiede Luciana! CHI direbbe alle donne afghane che, un’istante dopo che le forze occidentali se ne saranno andate, i loro propositi di vedere, o almeno di sperare in un futuro diverso per loro e per il loro paese cadrebbero nuovamente nel baratro del passato? Chiediamo alle giovani donne di Kabul cosa ne pensano di un futuro nel quale, a dodici anni, potrebbero essere promesse come spose ad arzilli ottantenni. Proviamo a dire loro che saranno nuovamente bandite dalle scuole e costrette a vivere, nella migliore delle ipotesi, come ombre dei loro mariti. Senza poter scegliere nulla della loro vita, del loro destino. Condannate ad una vita senza quei valori elementari che noi occidentali abbiamo (e non mi si dica che la libertà di pensiero, di parola, di culto, di decidere della propria vita sono valori occidentali, per favore). Diciamo ai giovani adolescenti che non potranno ascoltare la radio, vestire come vogliono, farsi crescere la barba o radersi perchè lo desiderano, fondare un giornale libero o un partito di opposizione perchè finirebbero imbottiti di piombo nel giro di ore. La situazione in afghanistan non è facile e l’intervento militare non ha certo risolto i problemi, sono d’accordo, ma è innegabile che quel minimo di libertà che sono state faticosamente conquistate, sia pure in picoole aree del paese, siano un primo passo. Sostenere che l’intervento è fallimentare significa non aver riflettuto, per inesperienza, dabbenaggine o superficialità su quelle che erano le condizioni geopolitiche, geografiche ed economiche di quello sfortunato paese e su quanto ci aspettava. In Afghanistan sono rimasti impantanati, nel corso della storia, gli inglesi, i russi, i sovietici ed ora gli occidentali. Ma è chiaro che la partita in gioco ha un significato enorme, perchè i talebani sono avversari scaltri, duri, tenaci e fruiscono di finanziamenti autonomi (il commercio di oppio) e di altri più o meno occulti provenienti dai paesi arabi più integralisti (Arabia Saudita in primis)o da “attori” che hanno interesse ad impantanare gli USA e l’Occidente per avere le mani libere sul proscenio mondiale. La partita che si gioca ha come posta l’esistenza o meno di una sorta di “buco nero” nel ventre dell’Asia, una sorta di terra di nessuno (o dei più forti) nei quali concetti come il diritto, la libertà ecc. saranno inesistenti. Ciò che mi stupisce è che chi si oppone alla presenza militare non dia nessuna spiegazione di come gestire la fase “post ritiro”, e neanche Lei lo fa, limitandosi a dire: “fino a quando continueremo ad accettare che le nostre risorse economiche e umane vengano sacrificate per una scelta che va contro la nostra Costituzione e il futuro dell’Afghanistan?” Io presumevo che la nostra Costituzione prevedesse la libertà come un valore, al pari della dignità della persona, della sua incolumità, del suo diritto di decidere della propria vita e delle proprie scelte, ed invece no. Apprendo che ciò che è un diritto sacrosanto per me, e che è stato ottenuto dopo anni di combattimenti sanguinosi per liberare la penisola dai nazifascisti è invece una sorta di optional per gli afghani. Se i signori della guerra lo vorranno bene, altrimenti tanti saluti ai diritti (delle donne, degli uomini, degli omosessuali ecc). Diciamolo agli afghani, alle migliaia di persone che, per la prima volta in vita loro, con le elezioni potranno sperimentare di persona (in modo precario ed embrionale, certo, ma tutte le grandi cose nascono da un primo passo) che la vita non è solo quella fatta di angherie e soprusi come li hanno subiti per secoli, ma può essere fatta e decisa con le proprie mani. Certo, Lei ci ricorda che ci sono stati attentati, ce ne saranno, che moriranno altri soldati ed altri civili e che questo non è giusto. Qualcuno pensava, ragionevolmente, che coloro che detenevano e detengono il potere di vita e di morte in quell’area ci avrebbero detto “prego, accomodatevi, insegnate a questa gente che esistono dei valori, che potrebbero vivere liberi e non sottomessi a noi, che rinunciamo senza problemi al nostro potere?”
    Perchè nessuno dice che i talebani minacciano i contadini affinchè non passino ad altre colture che non siano quelle dell’oppio per continuare così a legarli a loro in un circolo diabolico che ne consente la sopravvivenza vincolandoli al destino di questa riedizione aggiornata dei khmer rossi? E che per spezzare questo circolo ci vorrebbero tanti soldi ed un mercato libero nel quale poter vendere i loro prodotti, mercato che non si farà mai perchè nessuno investirà soldi in un’area nella quale non c’è un minimo di sicurezza, cosa che solo i militari (magari non nelle quantità minime attualmente sul campo) possono garantire, almeno in parte? Quanti sacrifici ci vollero, in Italia, per sradicare il fascismo? quante vittime? e perchè in Afghanistan otto anni sembrano un eternità?
    Vogliamo andarcene? bene, facciamolo, ma qualcuno, per coerenza, dovrà dire agli afghani, almeno a quelli che speravano che questa guerra portasse a qualcosa per loro, ad un destino diverso, ad una vita diversa, scelta e non imposta, che ci siamo sbagliati. Quelli che sono caduti, militari e civili, lo hanno fatto perchè credevano in qualcosa. Noi dovremo dire che non credevamo in niente e che non volevamo più investire in risorse umane e materiali per loro. Anzi, qualcuno dovrà dirgli che lo facciamo per il loro futuro! Chiunque abbia la faccia, guardandoli negli occhi, per sostenere questo.
    sperando in una risposta “concreta”, come chiede Luciana, La saluto cordialmente.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    caro antonio rispondo volentieri visto che la mia non è una posizione ideologica ma basata su una conoscenza approfondita dell’Afghanistan, dove sono stata numerose volte fin dal 1998, e dai continui contatti con amiche e amici afghani. Le donne, che avevano sofferto più di altri l’oppressione medioevale dei taleban, e avevano creduto che un intervento occidentale, anche militare, poteva essere un mezzo per liberarsi dei taleban e riportare la democrazia in Afghanistan, ora chiedono alle truppe della Nato di ritirarsi e una missione di natura diversa guidata dall’europa. Perché? Perché dopo otto anni di intervento la situazione in Afghanistan è disastrosa, anche se i taleban non sono pià al governo a Kabul. I taleban stanno estendendo la loro presenza in tutto il paese, in alcune province governano, persino a Ghazi, a 100 chilometri da Kabul. E hanno imposto il talebanismo (l’ideologia che li sostiene) che non è mai stato combattutto dall’occidente. Un ex-comandante taleban Rocketi si candida alla presidenza nelle prossime elezioni! Non sono mai stati combattuti nemmeno gli altri signori della guerra (quelli che si sono combattuti tra di loro dopo la partenza dell’armata rossa e che non sono molto meno sanguinari e fondamentalisti dei taleban: Sayyaf, Fahim, Ismail Khan, etc.) che anzi hanno permesso a Karzai di restare al potere, ma lo tengono in ostaggio. Karzai non controlla minimamente il paese. L’unica industria fiorente in Afghanistan è quella dell’oppio (oltre il 90 per cento del Pil) controllata dai signori della guerra che sono anche i maggiori trafficanti di droga. Il ricavato serve per mantenere il proprio potere attraverso le milizie armate. L’Afghanistan non è mai stato ricostruito, Kabul è ancora distrutta, anche se i signori della guerra hanno costruito le loro lussuose ville che sono un pugno nello stomaco per la gente che non ha di che mangiare, manca l’elettricità ma sono diffusi i telefonini, e manca l’acqua. Le donne, anche se molte non portano più il burqa a Kabul e si battono per i loro diritti, continuano ad essere oppresse: matrimoni forzati, delitti d’onore, vengono acidificate se non accettano la corte di qualcuno che non vogliono, stupri. Il numero di suicidi è in continuo aumento e queste donne che si danno fuoco muiono in condizioni atroci. Essendo la sharia la principale fonte della legge nella nuova costituzione, nata dopo l’intervento militare, tutti i soprusi contro le donne sono giustificati in nome della religione ed è stato persino varato per gli sciiti una legge che legalizza lo stupro in famiglia. Dopo le proteste internazionali forse almeno questa legge verrà rivista. In parlamento vi è una quota di donne del 25 per cento, ma se osano denunciare la corruzione o i soprusi vengon messe a tacere. Una giovane deputata, Malalai Joya, eletta con molti voti nella provincia di farah, è stata espulsa dal parlamento perchè ha denunciato le violenze di alcuni signori della guerra che siedono nella Loya Jirga (il parlamento), prima è stata aggredita e picchiata al grido di stupratela, stupratela e poi buttata fuori. E’ questo che stiamo a difendere in Afghanistan? L’Italia peraltro ha l’incarico di ricostruire il sistema giudiziario afghano! E’ questo che dobbiamo continuare a difendere in Afghanistan al costo della vita di molti militari? Si pensa veramente che in questa situazione il 20 agosto si terranno elezioni libere? Io non credo. Non penso tuttavia che il popolo afghano debba essere abbandonato ma bisogna studiare forme diverse di intervento e non possiamo aspettare il ritiro, da subito. Il modo migliore per sconfiggere i signori della guerra, tutti, è quello innanzitutto di denunciarli e poi ricostruire il paese dando alla popolazione un lavoro, altrimenti per avere uno stipendio vanno ad ingrossare le fila delle milizie. Anche l’introito dell’oppio si potrebbe neutralizzare comprandolo per utilizzo farmaceutico. Si possono inviare forze di interposizione che non vanno a bombardare i villaggi uccidendo civili, altrimenti questi villaggi si schiereranno con i taleban. Abbiamo molte risorse da investire per difendere gli afghani e non Karzai e i suoi sgherri.
    giuliana

  • alvise

    Non condivido la posizione di Giuliana, c’è troppa letteratura e poca realpolitik.
    1 La trasformazione dell’oppio in medicinale di un solo anno di produzione afgana basterebbe per il consumo farmaceutico mondiale di 200 anni. (Lo dice l’ONU in un suo rapporto) Non è una strada seria.
    2 Se esistono modi “civili” per rapportarsi con un ragazzo che si è formato nelle madrasse pakistane e che pensa solo alla sharia, vorrei che qualcuno me li elencasse, prima di esigere ritiri politici di portata mondiale. Parlare di “forze di interposizione” è solo una scappatoia linguistica europea. Sarebbero sempre viste come “occupanti”. E dopo quache attentato suicida contro di loro , si torneremmo a chiederci cosa stanno a fare in quel Paese.
    3 Tutto il mondo se ne fregava delle donne afgane prima del 11/9. Possiamo benissimo fregarcene anche ora, ma avendo ben chiaro che agli occhi di un islamico fondamentalista la partita politica non si chiude a Kabul, ma continua altrove.
    Suppongo che anche Giuliana ne sia in cuor suo convinta.
    Non posso credere che non si renda conto che quella scelta influirà sul destino del Pakistan ? Avremmo cioè da gestire un fuoco più grande. Magari atomico. Altro che il pericolo Iran.
    4 Solo una visione parziale del problema può indurci a pensare come strumentalmente fa Bossi. Mi pare poco serio pensare che lui non si renda conto ( o forse è una trappola ?!) che non è coerente gridare nelle piazze “sicurezza, sicurezza” e poi di fatto accettare che la linea del fronte islamico si sposti dall’Asia centrale all’Europa.
    Quando avremo gli attacchi suicidi a Milano, a Roma o a Parigi che resterà delle idee suggerite da Giuliana Sgrena ? Per Bossi allora sarà facile gridare ancora più forte “sicurezza, sicurezza”.
    E far passare leggi anti-democratiche per il controllo sugli individui!
    Vi è difficile immaginare una simile situazione.
    Non è forse vero che dei 20 milioni di islamici in Europa ve ne sono 2 milioni ( statistica non italiana) che non considerano immorali gli attentati contro i civili e gli infedeli ?
    Cara Giuliana una volta si diceva, citando Marx, che “discutere, partendo dall’idea del mondo che si vorrebbe, era un atteggiamento piccolo borghese”, cosa è cambiato da allora?
    Alvise

  • Antonio

    signora Sgrena, ho letto con interesse la sua risposta del 31 luglio(ore 11:10) al mio intervento. Vorrei esaminare, pertanto, le sue tesi perchè ritengo che poggino su un assunto indimostrato. Lei dice, ed è sicuramente una fonte importante, che le donne afghane, che all’inizio avevano posto grande fiducia nell’intervento occidentale, anche militare, si sono rese conto che questo non ha cambiato il loro status e la loro vita all’interno della società afghana e chiedono quindi alle truppe della NATO di ritirarsi, ed auspicano una missione di diversa natura a guida europea. A supporto di questa tesi ci sono poi le sue considerazioni sull’attuale situazione contingente, che vede i signori della guerra padroni “reali” del paese ed i talebani sempre più aggressivi e forti, meentre gli occidentali sembrano non avere più la forza – o la voglia – per cambiare gli eventi.
    Io non ho parlato, per comprensibili motvi, con le donne afghane, ma mi baso sulle mie fonti di informazione e sul ragionamento. Supponiamo, cercando di dipingere questo ipotetico scenario, che le truppe NATO lascino il paese. Intanto, è bene notare che quelle americane impegnate nell’operazione Enduring Freedom vi rimarrebbero, giacchè l’amministrazione Obama ha fatto sapere che considera l’Afghanistan una pedina cruciale nell’area. E, si badi bene, quella espressa dal Presidente non è una posizione del momento, perchè già nel 2006, all’inizio della sua campagna elettorale, l’allora senatore aveva, dalle pagine della rivista “Foreign Affairs”, chiarito che, qualora fosse stato eletto, avrebbe disimpegnato le truppe dall’Irak per impiegarle massicciamente sul teatro afghano, da lui ritenuto prioritario sia per la posizione geostrategica, sia per il rischio di un contagio fondamentalista in Pakistan, paese pericolosamente in bilico tra spinte contrapposte e, giova ricordarlo, dotato di armi nucleari. Ora, premesso che quindi forze militari non NATO ma ad esclusivo comando USA rimarrebbero comunque quello che io trovo non condivisibile è che la “diversa missione” che le donne afghane auspicano dovrebbe essere condotta dall’Europa, gigante economico e nano politico-militare. Mi dica: lei pensa che sarebbe realmente possibile metter d’accordo i paesi europei su un simile progetto? ricordo, qualora lo avessimo dimenticato, che per gestire la situazione nei Balcani, ovvero nel cortile di casa nostra, ci volle l’intervento USA perchè gli europei erano divisi sul da farsi e restii ad impegnarsi in un simile scenario, dove i rischi politico-militari erano enormi. E poi, naturalmente, risolto il problema politico resterebbe quello tecnico: quale impresa europea si recherebbe in Afghanistan senza la benchè minima cornice di sicurezza? ritengo che, ragionando in prospettiva, l’unica chance che abbiamo di portare la popolazione dalla nostra parte sia quella di offrire una soluzione per l’immediato ed una per il futuro. Per l’immediato mi pare che l’unico che stia facendo qualcosa sia il Giappone, che paga gli stipendi dei funzionari statali. Nessun paese europeo, ad esempio, paga un sussidio ai contadini per staccarli dalla coltivazione dell’oppio. Ed i contadini, ovviamente, accettano di vendere l’oppio ai Talebani per sopravvivere. Se non erodiamo questo meccanismo diabolico di cooptazione non saremo competitivi e, di conseguenza, tutto continuerà come prima. Per garantire un futuro alle giovani generazioni dovremmo realizzare tutte quelle infrastrutture (strade asfaltate, ferrovie, opere di canalizzazione per battere la siccità che affligge intere zone di quello sfortunato paese) che centinania di anni di sfruttamento e guerre non hanno portato. Ma nessuna impresa che io conoscea, europe, americana o asiatica, accetterebbe di lavorare senza un margine di profitto e senza un minimo di sicurezza. Perciò le donne afghane dovranno scegliere, perchè se si aspettano che i paesi europei, peraltro alle prese con una profonda crisi finanziaria, iniettino in questa impresa capitali ed imprese senza quei parametri che ho citato, beh, credo che aspetteranno a lungo. L’occupazione militare non è una panacea, certo. Se la presenza occidentale fosse forte abbastanza da ripulire il paese (il che vuol dire, sulla base delle lezioni della storia, almeno dieci volte le forze
    che ci sono ora) e ridurre il peso dei signori della guerra, che spadroneggiano perchè le forze a disposizione del Presidente Kharzai hanno la consistenza di un wafer, forse potremmo cominciare a ragionare. Nessuno dice che la guerriglia non ci sarebbe più, ma il suo peso relativo sarebbe inferiore per due motivi: diverso rapporto di forze militari sul campo e maggiore capacità di attrazione della popolazione per effetto dei progetti infrastrutturali (che significano lavoro locale, stipendi sicuri e magari più alti di quelli che pagano i Talebani, migliore qualità di vita); la storia insegna che l’unico modo per battere la guerriglia è prosciugare l’acqua nella quale essa sopravvive. Non credo che la soluzione prospettata da Lei, sulla scorta di quanto pensano le donne afghane, sia praticabile. Sinceramente, non vedo proprio l’Europa che estrae dal cilindro un coniglio di questo tipo. I giochi di magia vanno bene in Tv, la risoluzione dei problemi nella realtà, come lei sa, richiede tempo, perseveranza, risorse e, soprattutto un progetto strategico. Noi siamo lì solo per “tamponare” la presenza dei Talebani, non per combatterli realmente 8non vogliamo troppi morti, ed i nostri avversari lo sanno bene), e soprattutto non abbiamo (per incapacità politica dell’Europa e degli States, per mancanza di soldi ecc) un vero progetto di “nation building”. Altrimenti potremmo sederci al tavolo delle trattative con i cosiddetti Talebani moderati (ammesso che esistano e che abbiano un certo peso militare e politico) e vedere se è possibile un compromesso. Quanto ai signori della guerra è chiaro che nessuno li tocca, semplicemente perchè le forze sul campo sono troppo esigue già per affrontare i Talebani, figuriamoci per un confronto con tutti questi soggetti, che oltre alla conoscenza del territorio possono disporre di un totale di 50/60.000 uomini armati al loro servizio. La situazione attuale è in stallo strategico e per questo le afghane si chiedono che ci stiamo a fare. Ma per carità, non cerchiamo di risolvere il problema mischiando le tre carte. Per salvare la Germania dopo la guerra ci volle il piano Marshall; credo che l’Europa e gli States debbano riflettere su questo e chiedersi se non è il caso di iniettare più risorse economiche e più uomini in questa impresa. Certo, politicamente si tratta di un argomento impresentabile, perchè ne noi ne gli USA siamo disposti a questo. Allora torniamocene a casa, senza aspettarci – è bene che le afghane ci pensino -che una volta spariti gli occidentali le cose migliorino, e non solo per loro. Dato che non c’è limite al peggio (chi chiederebbe la modifica delle leggi sullo stupro una volta estinte anche le frange più occidentalizzate del governo?), non credo che ci guadagnerebbero.
    Chi ha soluzioni migliori si faccia avanti. nel frattempo la saluto cordialmente
    Antonio

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    Non voglio che questo dibattito diventi un ping pong, mi limito a dire che le mie analisi si basano sulla mia verifica della realtà. anche forse per deformazione professionale. Le posizioni “delle donne” sono quelle di chi lotta per una democrazia in Afghanistan, dunque anche i maschi democratici e non occidentalizzati.
    giuliana

  • alvise

    C’è una variabile che non è mai stata considerata, ma che pare sia stata discussa negli incontri di Obama con i cinesi : l’invio in Afganistan di un contingente militare di Pechino.
    Non so quanto grande e neppure immagino per quanto tempo.
    Lascio ai partecipanti del blog tutte le considerazioni che si possono dedurre.
    Alvise

  • Carlo Cali’

    Viene una profonda tristezza nel leggere alcuni dei commenti. Sembra che la verità storica non abbia alcun riconoscimento se non proviene dai potenti civilizzatori occidentali. Chi vive in Afghanistan ha conosciuto e conosce bene il “morso” dell’imperialismo e la civilizzazione portata dagli inglesi, dai russi, dai pakistani, dagli indiani, dagli arabi, (che tutti hanno avuto ed ancora hanno forti interessi nell’area). Il comportamento di questi civilizzatori non ha mai avuto nulla da invidiare a quello dei talebani nell’infierire sulla parte più debole e povera della popolazione. E di tutto ciò vi è una cospicua testimonianza storica e giornalistica. La civilizzazione è avvenuta attraverso distruzioni di comunità, proprietà ed attività economiche. Attraverso l’annichilimento delle donne, la tortura, la fame , il rifiuto di assistenza ai deportati . In sintesi una costante azione di genocidio. Oggi siamo al paradosso che gli occidentali, gli stessi che hanno promosso e protetto l’ascesa talebana (per i propri interessi di potenza) in Afghanistan combattono i loro stessi ex alleati ed usano le loro stesse armi: il genocidio dei civili. I bambini torturati nelle prigioni delle basi militari alleate e le ragazzine violentate nelle prigioni di Kabul, gli anziani bastonati dagli integralisti e le vittime dei continui attentati terroristici hanno purtroppo interessi più urgenti che quelli di ascoltare la radio, vedere la televisione o vestirsi all’occidentale e magari frequentare un McDonald. E dio non voglia che vinca una qualsiasi delle parti in conflitto che alla vittoria dei talebani si contrappone il potere dei signori della guerra e della droga a cui non è estranea neanche la famiglia Karzai. Non si tratta di sostituire i militari con il volontariato pacifista, ma di implementare un programma di sviluppo economico e sociale anche attraverso trattative dirette con i talebani. Le spese enormi sostenute per questa guerra santa permetterebbero finanziamenti di notevole entità. Il problema sarà quello di impedire che facciano la fine dei finanziamenti attuali: nelle tasche dei capi tribali e nella corruzione dell’apparato amministrativo. Non è facile ma possiamo provarci.

  • http://www.kaizen.eu.com Ahmed

    Vorrei portare un punto di vista particolare: chi finanzia i talebani? Chi fornisce soldi, armi, mezzi, istruzione militare, logistica, etc.? Non penso che nessuno degli intervenuti nel dibattito (molti sembrano ben informati) possa credere alla favola che il solo lavaggio del cervello nelle madrasse possa creare un esercito. Puo’ fornire un po’ di manovalanza militare, ma la materia grigia e, soprattutto i soldi, da dove vengono? Si e’ parlato di settori pakistani, ma mi sembrano piuttosto squattrinati.
    La gran parte dei c.d. talebani sono cinici ragazzotti afghani che prendono uno stipendio di 300 USD/M a salire con il grado, invece che rompersi la schiena a zappare per arrivare, quando va bene, ad un equivalente di 50 USD/M.
    Tutto il flusso di denaro deriva proprio dall’oppio?
    Non e’ che ci sono interessi geopolitici piu’ ampi, con tante potenze interessate a far fallire la missione NATO?
    Non si potrebbero spendere un po’ di soldi per “calmare’ i giovani per qualche anno, con un sussidio per lavori socialmente utili, che metta i ragazzi nell’alternativa tra l’avere uno stipendio e stare al caldo o buttarsi sul fronte militare al seguito di un’ideologia folle? Gli afghani sono centroasiatici, non sono inclini al fondamentalismo, sono pratici, commercianti, ironici ed un po’ cinici.
    Un po’ di sano stato sociale (un pelino assistenzialista, viste le condizioni partenza).

  • alvise

    Credo che Ahmed abbia colto un punto significativo quando si chiede : ma chi li paga ?
    A mio avviso non possiamo continuare a flagellarci per le colpe (vere o presunte) dell’occidente, ma guardare anche ai giochi di potere e di forza che tutti ( pakistani, indiani, ianiani, cinesi, russsi, americani…..) stanno esercitando in quell’area . Chi da secoli, chi da meno.
    Se non cominciamo a cambiare la prospettiva e il nostro modo di associare le notizie non saremo ma in condizione di comprendere i nuovi scontri : Hamas vs. Al Fatah ( con la variante Hamas- Al Quaeda); come pure quello tra sunniti e sciiti.
    Gli afgani non ragionano secondo i nostri schemi ideologici o mentali, perchè allora dovremmo concludere che facendo come il sig. Calì propone, le cose cambierebbero ?
    Chi se ne fregava di Kabul, prima del 11/9 ?
    Ora invece temo che dobbiamo occuparcene solo perchè , se ce ne andassimo, non vorrei tornassero a fare un altro 11/9.
    se ho la possibilità di imporre il luogo dello scontro è meglio avvenga lontano da casa mia.
    Sarà pure una scelta cinica, ma non fà perdere le elezioni.
    Alvise