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Islamismo

Afghanistan, Karzai peggio dei taleban

Dove sono coloro che spudoratamente nel 2001 avevano detto che si interveniva militarmente in Afghanistan per liberare le donne dal burqa? Naturalmente era stata solo una battuta di pessimo gusto, ma non avremmo mai immaginato che Hamid Karzai, l’uomo installato a Kabul dagli americani al posto dei taleban, avrebbe sfidato i suoi predecessori nell’umiliare le donne con una legge che legalizza lo stupro in famiglia, oltre che impedire loro di uscire di casa senza il permesso del marito. Cosa diranno i paesi donatori dell’Afghanistan riuniti ieri all’Aja? Continueranno a finanziare o a promettere soldi a un regime che non ha nulla da invidiare a quello dei taleban? E soprattutto il governo italiano, incaricato di assistere l’Afghanistan nella ricostruzione del sistema giudiziario, avallerà questa ennesima brutale violazione dei diritti umani, magari con il pretesto di rispettare la loro cultura?
Una nuova legge che regola i rapporti di famiglia per gli sciiti, già firmata dal presidente Karzai il cui contenuto è stato anticipato da fonti Onu e ripreso dal quotidiano britannico The Guardian, legalizza lo stupro all’interno della famiglia: la donna non potrà rifiutarsi di avere rapporti sessuali con il marito. Inoltre, nella legge sarebbe contenuta una norma che impedisce alla donna di uscire di casa senza il permesso del marito per studiare, cercare lavoro o andare dal medico. Infine, in caso di divorzio la custodia dei figli è affidata al padre o al nonni. La legge «è peggiore di quella dei taleban», è stata la reazione di Humaira Namati, parlamentare.
In questo caso sono gli sciiti, che secondo la costituzione possono avere un codice della famiglia diverso dalla maggioranza sunnita, a sfidare l’oscurantismo dei taleban nei confronti delle donne. Quando si tratta di eliminare i diritti delle donne si può tranquillamente violare la parità tra i sessi prevista dalla costituzione afghana e dalle convenzioni internazionali sottoscritte dal governo di Kabul. Del resto l’Afghanistan non è l’unica eccezione, purtroppo. La legge è stata approvata con insolita rapidità e con scarsa discussione – l’unico miglioramento pare sia stato l’aumento da 9 a 16 anni dell’età da matrimonio – denunciano diverse deputate afghane. Mentre Soraya Sobbrang, capo degli affari delle donne nella Commissione afghana indipendente dei diritti umani, accusa il silenzio dell’Occidente «disastroso per i diritti delle donne in Afghanistan».
La rapidità e la clandestinità con cui Karzai ha fatto passare la legge è dettato da motivi elettorali in vista del voto presidenziale di agosto. Visto il suo calo di popolarità e anche di appoggio internazionale, evidentemente nell’estremo tentativo di guadagnare voti il presidente ha cercato con questa legge di ingraziarsi l’elettorato sciita costituito sostanzialmente dalla comunità hazara, circa il 10% della popolazione, oltre che dell’Iran. Infatti la nuova legge era auspicata da Ustad Mohammad Akbari, parlamentare e leader del partito hazara, il quale ha dichiarato: «Uomini e donne sono uguali nell’islam ma ci sono differenze nel modo in cui uomini e donne sono stati creati. Gli uomini sono più forti e le donne sono un po’ più deboli; anche in Occidente non si vedono donne pompiere».
Con la nuova legge oscurantista forse Hamid Karzai potrà persino più facilmente convincere i taleban «moderati» della sua buona «fede» e offrire loro quella «onorevole forma di riconciliazione» auspicata dalla segretaria di stato Usa Hillary Clinton. Speriamo tuttavia che la protesta dell’Unifem (Fondo delle Nazioni unite per lo sviluppo delle donne) per la nuova legge giunga anche all’Aja e non lasci indifferenti i rappresentanti dei paesi donatori. E speriamo che la risposta non sia la stessa ipocrita di un diplomatico occidentale a Kabul, ripreso dal Guardian, «sarà difficile cambiare la legge perché entriamo in un terreno in cui possiamo essere accusati di non rispettare la cultura afghana». Quella dei fondamentalisti, mentre si può tranquillamente ignorare quella delle donne che chiedono il nostro aiuto.