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Acea, l’estate romana di Alemanno

Non passa in Campidoglio la svendita del servizio idrico. Nervi tesi nel centrodestra. L’ex An non esclude il voto anticipato in autunno per poter tornare alla Camera.

Alemanno, per ora, non passa. Anzi, la privatizzazione di Acea decisa dalla giunta di centrodestra torna in alto mare. Dopo l’incontro di ieri mattina con tutti i capigruppo capitolini, il sindaco di Roma ha annunciato che modificherà la contestatissima delibera 32 con un «maxiemendamento» e un testo collegato che sarà presentato in Campidoglio la prossima settimana. Per il sindaco o la va, o la spacca. Alla lettera. O passa la delibera oppure si dimette e Roma subirà le elezioni anticipate in ottobre.

«Andremo avanti fino in fondo», ha detto Alemanno ai più che perplessi gruppi consiliari lasciando soltanto uno spiraglio per «le critiche costruttive che sono state fin qui avanzate».

Il sindaco è disposto a trattare sui tempi della vendita e in parte anche sulle quote e i poteri di controllo del consiglio sull’operazione. Ha ipotizzato però di appellarsi al Viminale o al Prefetto pur di aggirare l’ostruzionismo rappresentato dai 160mila emendamenti dell’opposizione (da Action al Pd, dall’Udc alla Destra, tutti contrari alla privatizzazione).

Una provocazione condita da un messaggio politico: senza il sì alla delibera si vota in autunno. Sottinteso, vediamo chi di voi partiti vuole andare al voto con questi chiari di luna. L’opposizione alza le spalle di fronte all’intemerata. «Sindaco e maggioranza si sono incartati – commenta Rossin, capogruppo di Storace in Campidoglio – le dimissioni minacciate da Alemanno sono un messaggio al suo partito. Una pantomima che sa di ricatto o, come più volte da noi ventilato, non è altro che una exit strategy del sindaco» per tornare alla camera e avere un ruolo nel centrodestra post-berlusconiano. Lettura simile, da sinistra, da parte di Sandro Medici, il presidente del X municipio: «Alemanno teme il ’25 luglio’ del suo partito e sta provando a ricompattare la maggioranza con una sorta di voto di fiducia sulla privatizzazione. Ma è una scelta sciagurata, che va contro il referendum voluto da milioni di romani».

La delibera 32 riorganizza le municipalizzate comunali e, in sei righe, dà il via libera politico alla vendita del 21% di azioni del primo gruppo idrico italiano.

Contestata fin dal principio, «per Alemanno è diventata la madre di tutte le battaglie», commenta Andrea Alzetta, capogruppo di Action. Entro il 30 giugno, infatti, il comune deve approvare il bilancio e più si ritarda sull’Acea più si rischia il naufragio definitivo della pericolante giunta a guida Pdl. «Da tre settimane – racconta Alzetta – in aula non c’è il numero legale nonostante qualche aiutino da parte dell’Api di Rutelli».

I banchi del Pdl sono spesso desolatamente vuoti. E il sindaco, senza carote da proporre ai suoi per i tagli al bilancio, è costretto a ricorrere al bastone. Oltre al merito fondamentale dell’acqua pubblica o privata, lo scontro romano assume anche, sempre di più, i contorni di una partita tutta politica.

Come fece Veltroni, se Alemanno volesse candidarsi alla camera nel 2013 dovrebbe dimettersi almeno sei mesi prima della data del voto. E cioè a settembre.

Una data invalicabile, oltre la quale – visto lo stato comatoso del Pdl e la guerra per bande sulla leadership contro Alfano – perderebbe qualsiasi ruolo «pesante» a livello nazionale e non gli resterebbe che affrontare il giudizio di dio dei romani sulla sua amministrazione nella prossima primavera.

Il Pdl romano, da sempre un magma poco compatto di ex An e forzisti di vario pedigree, sostiene poco convintamente l’uscita del sindaco, prendendosela con la «sinistra irresponsabile» e la «voragine» dei conti lasciata da Veltroni. Cioè il vuoto pneumatico.

L’opposizione per ora resta compatta. Il 2 giugno (vedi il manifesto di ieri) ci sarà una nuova manifestazione a Roma per l’acqua pubblica (la Cgil ha fatto sapere che a differenza del corteo del 5 maggio scorso stavolta non parteciperà). E anche in Campidoglio l’ostruzionismo non sembra mostrare crepe. In serata anche l’Udc chiede al sindaco di sospendere una delibera «inopportuna» e passare ad altro.

dal manifesto del 19 maggio 2012