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Accuse di razzismo al calcio francese

Laurent Blanc, ct dell’équipe de France, deve rispondere oggi dei sospetti che pesano su di lui e su tutta la direzione del calcio francese: in una riunione che ha avuto luogo l’8 novembre scorso, c’è stata una discussione sull’eccessiva presenza tra le giovani speranze del calcio (12-13 anni) di ragazzini con la doppia nazionalità (o che hanno il diritto di acquisirla), i quali, se non selezionati per l’équipe de France, sono suscettibili di andare a giocare nel paese d’origine dei loro genitori o nonni. A questa riunione è stata questione di stabilire delle “quote” nel reclutamento, ma l’importante è che “questo non venga detto”, aveva aggiunto François Blaquart, patron della direzione tecnica, oggi sospeso dalle sue funzioni a causa di queste affermazioni. Secondo la trascrizione della conversazione, registrata da un quadro federale, Mohammed Belkacemi, e pubblicata dal sito Mediapart una settimana fa, alla riunione il discorso è degenerato. Gli alti dirigenti del calcio hanno riversato cliché su cliché, sui Blacks “grandi, potenti e forti”, troppo numerosi nella squadra, contro i “piccoli bianchi”, necessariamente “più tecnici”. E’ stato tirato in ballo l’esempio della Spagna, che non ha problemi, perché “non ha Blacks”. Da dieci giorni, in Francia la polemica cresce e Laurent Blanc rischia il posto.

Al di là delle questioni eminentemente calcistiche, la polemica rivela una volta di più l’impasse in cui si sta affossando la Francia sulla questione della diversità dei suoi cittadini.  La polemica arriva dopo il “dibattito” voluto da Sarkozy, sull’identità nazionale e fa seguito alla richiesta francese rivolta a Bruxelles di rivedere, al ribasso, le regole di Schengen per poter chiudere le frontiere di fronte ai tunisini in cerca di asilo e lavoro. Sono intervenuti quasi tutti. Nel mondo del calcio, Lilian Thuram afferma che siamo di fronte a “una situazione chiara e netta di discriminazione”. Anche Patrick Vieira o Yannick Noah rilevano un’attitudine discriminatoria nell’evocazione delle “quote” (peraltro illegali secondo la legge francese che non riconosce ufficialmente l’origine etnica dei cittadini). Invece, lo studioso dell’immigrazione Gérard Noiriel o il sociologo  Stéphane Beaud difendono il mondo del calcio, che, secondo loro, contribuisce al “vivere assieme” del paese (la squadra “black, blanc, beur” del ’98). I due studiosi distinguono tra l’aver sollevato il problema della doppia nazionalità, che “non ha nulla di scandaloso” e il vocabolario razziale utilizzato “molto criticabile da un punto di vista civico”. La ministra dello sport, Chantal Jouanno, che ha sospeso provvisoriamente Blaquart, sostiene Belkacemi e la sua denuncia, ma afferma che Blanc non è razzista. Il sociologo Eric Fassin sottolinea che la cosa grave è l’esistenza di un discorso razzista senza “razzisti” dichiarati. “Non c’è da stupirsi se ritroviamo qui il riflesso del discorso governativo – scrive – i dirigenti del calcio francese, per la loro stessa funzione, sono degli imprenditori dell’identità nazionale”. Anche i politici sono interventi. Un gruppo di deputati Ump (il partito di Sarkozy) ne ha approfittato per chiedere la fine del diritto alla doppia nazionalità per sub-sahariani e maghrebini.

La polemica rivela una volta di più le difficoltà della società francese, il modello di integrazione che non funziona più, la segregazione sociale subita dai figli e dai nipoti degli immigrati, cittadini francesi di fatto di serie B. Il calcio, dove la presenza di tutte le componenti della società francese, è più forte che tutti gli altri settori, rischia una regressione, mentre la mixité dovrebbe venire incoraggiata dappertutto, dove manca crudelmente, nella politica, nell’alta amministrazione, nei media, cioè nell’élite del paese in generale.

  • alvise

    Il tema sollevato da Anna maria mi pare un caso pratico nel quale l’ideologia , ovvero l’idea che il melting pot, dimostra di “non funzionare”.
    Quando ciò accade si tratta di decidere se deve prevalere la realtà, così come la vivono e percepiscono i cittadini, o il pensiero ideologico.
    Il crollo dei regimi nei Paesi dell’Est Europa ne fu un esempio storico, che qualcuno non ha ancora digerito.
    Lo stesso dilemma “ideologia-realtà” oggi si ripete in Francia , dove la posta in gioco non è il crollo di un sistema, ma il prossimo risultato elettorale.
    Il fatto che il ballon d’essai sia l’immigrazione è solo uno dei tanti possibili casi in cui il dilemma “ideologia-realtà” si manifesta.

  • Valter Di Nunzio

    @ Ma sig. Alvise suvvia… il melting pot non funziona???? Cosa sarebbe stato il basket senza Michel Jordan, il baseball senza Joe Di Maggio, l’informatica senza Von Neumann, i telefoni senza Meucci, l’America senza il jazz….. Guardi che non solo il sogno ma anche la realtà dell’America è a tutt’oggi un passo avanti all’Europa anche grazie al melting pot

  • alvise

    @ di Nunzio. Che il melting pot non funzioni lo ha recentemente affermato il premier Cameron e del resto, quando in GB si accetta l’uso della sharia nei casi da dirimere tra musulmani, non mi pare si possa affermare che il “crogiolo funzioni”. Due sistemi legali sullo stesso territorio, non fanno “melting pot”.

    Se poi andassimo a vedere i matrimoni inter-religiosi e inter-razziali in USA, come in Europa non penserei proprio ad un successo, poichè è lì che i popoli si mescolano. Per gli europei in USA è forse riuscito, ma con gli altri ?

    Ancora una volta lei ama equivocare e confondere le parti, mescolando temi che non sono pertinenti ed evitando quelli che la falsificano.
    So bene che questa una prassi ( accettata anche dal punto di vista musulmano religioso ) molto in uso tra coloro che vivono nei paesi occidentali, ma non esageri, please !

  • Valter Di Nunzio

    @alvise. Lei è libero di credere che sia un inganno del perfido musulmano… ma io sono uno che AMA L’AMERICA. Certo non amo il capitalismo e forse questo è una contraddizione, ma fino a un certo punto. L’Europa delle oligarchie, del mito del sangue, dei privilegi dinastici è razzista nel cuore mentre in America il popolo, non ha un regime democratico, è democratico. Purtroppo gli americani non hanno il mito razzista del sangue e l’idolatria dello Stato ma hanno però l’idolatria del denaro. Ma questo è un discorso troppo lungo.
    Mentre invece l’insofferenza per gli altri che emerge in Europa, persino nello sport, ha delle radici profonde e non occasionali. Lei vorrebbe che fosse indirizzata solo contro i musulmani, ma l’insofferenza di M. Laurent Blanc è contro i Blacks – gioco di parole multilinguistico- non contro il musulmano.
    A proposito, un mio fratello algerino ha offerto un milione di euro per pagare le multe che faranno i flic di M. Sarkozy alle signore che indossano il burka. Allahu Akbar

  • alvise

    @ Di Nunzio
    Mi limito ad osservare che non una delle mie osservazioni , elencate nel post 3, ha trovato replica in quello successivo del sig. Di Nunzio.

  • Valter Di Nunzio

    @alvise. Forse sono stato un pò fumoso: il melting pot funziona DAPPERTUTTO TRANNE CHE IN EUROPA. In Nord America nessuno si chiede più di che razza sei, in Sud America lo fanno solo i filatelici e sono i posti del Mondo dove negli ultimi 500 anni si sono verificate migrazioni VERAMENTE bibliche. Proprio per questi motivi alla testa degli USA c’è un avvocato afro-americano e a quella del Brasile una ex-guerrigliera bulgara, MENTRE QUI PER I PROSSIMI 100 ANNI dei maitre a penser ci diranno che il melting pot è finito, con la stessa supponenza con cui 30 anni fa dicevano che l’automobile era finita e 20 anni fa che la televisione aveva scocciato.

  • alvise

    @Di Nunzio
    ancora una volta lei ama equivocare e fare di ogni erba un fascio.
    Se proprio non avesse voluto essere fumoso, avrebbe dovuto citarmi casi di integrazione di immigrati di cultura islamica nei paesei che mi ha elencato. Non avrebbe dovuto (voluto?) confonderli con quelli che provengono da una radice culturale europea.
    Avrebbe fatto meglio se ci avesse spiegato che integrazione degli islamici lei vede in India o in Tailandia o nelle Filippine, dove sono presenti da secoli.

    In Europa il melting pot non funziona nemmeno in Francia che è il Paese più laico. Figuriamoci altrove !
    Per quanto mi riguarda stiamo solo vivendo in un lungo periodo che prima o poi si tradurrà in una nuova Sarajevo.