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Islamismo

Accoltella la figlia perché frequenta albanese

La storia è la stessa ma i protagonisti invertono i ruoli. E’ accaduto a Osimo: padre italiano accoltella la figlia (per fortuna non è grave) perché usciva con un ragazzo albanese. Purtroppo è una conferma che la cultura patriarcale non ha frontiere…La lotta delle ragazze musulmane riguarda anche le donne italiane.

giuliana

  • ahmed

    Non mi sembra che il caso sia equivalente a quello della povera Sanaa, anche se le conseguenze avrebbero potuto portare alla stesso tragico finale.
    Mi sembra che vi sia un equivoco di fondo.
    Un crimine puo’ essere effettuato in tre casi:
    1. Il criminale va contro le leggi ed il senso morale comune (pensiamo al delitto in questione);
    2. Il criminale va contro le leggi, ma il suo senso morale e quello della comunita’ giustificano il gesto (pensiamo ad un atto di disobbedienza civile);
    3. Il criminale va contro le leggi, ma solo il suo proprio senso morale giustifica il gesto, mentre la comunita’ lo stigmatizza (e’ il caso dell’omicidio della povera Sanaa);
    Cosa deve fare una comunita’ che voglia proteggere I propri membri per far si che non si compiano piu’ gesti del genere?
    Nel primo caso: agire giudiziariamente e lottare culturalmente contro il maschilismo;
    Nel secondo caso: agire giudiziariamente (dura lex, sed lex), ma la lotta culturale dovrebbe avvenire piuttosto per cambiare la legge;
    Nel terzo caso: agire giudiziariamente, ma la lotta culturale dovrebbe avvenire attraverso un confronto profondo sulle motivazioni culturali che lo hanno generato;

    A me e’ sempre sembrato che il Blog si incentrasse su questo terzo punto, cioe’ capire l’ideologia islamica ed il suo rapporto con altre concezioni etiche del mondo. In questo senso preoccupa un’ideologia che rafforza le spinte maschiliste, invece che combatterle, esattamente come avviene per il razzismo del caso di Osimo.
    Ma mentre il razzismo non e’ strutturato (e’ una deriva etica) ed e’ generalmente combattutto, almeno dai settori progressisti della societa’, nel caso dell’ideologia islamica ci si trova di fronte ad un apparato potente, strutturato ed in continua espansione.
    Inoltre la reazione della parte progressista del paese e’ soggetta a timidezze insuperabili e taboo antichi che nascono dai rapporti squilibrati tra societa’ civile e religione.
    In sostanza un delitto che ponga le sue basi su un’ideologia di natura religiosa e’ di gran lunga molto piu’ pericoloso per le povere vittime e per la societa’ tutta. di uno che nasca dalla negazione del senso etico comune.

  • CARMEN

    Vorrei intervenire come genitore in questo argomento e spero che altri come me intervengano per aprire una riflessione tra noi che frequentiamo internet ma anche presso altri spazi di dialogo nella realtà -per così dire “quotidiana” – (posti di lavoro/ scuole /associazioni/ oratori /partiti /sindacati /eccetera) Io penso che sia già una grave forma di violenza il modo in cui le notizie vengono poste dai media e principalmente dalla TV; le nostre figlie nell’ascoltare che padri e/o madri uccidono per dissenso sulla scelta della persona amata fa paura ai ragazzi e ci pone (noi padri e madri) con imbarazzo dalla parte dei violenti e dalla parte del torto. Questo modo di porre le notizie su fatti di cronaca violenti così come quello di pubblicizzare a tutta l’Italia la tragedia di persone che uccidono la famiglia e poi si suicidano crea nelle giovani generazioni una nuova forma di paura che si aggiunge alle altre ; la paura dei propri genitori, la paura della follia del momento di pazzia che prende le persone adulte e porta a fare azioni scellerate. E’ dura spiegare ai ragazzi / ragazzini che questa sottile scelta di mandare in onda solo certe notizie e solo in un certo modo è frutto quantomeno di una visione distorta del mondo da parte di tanti giornalisti e redattori. Io penso che si debba pretendere una diversa etica dei telegiornali e delle notizie di cronaca con particolare riguardo alla sensibilità delle giovani persone che guardano la TV .
    Riguardo poi agli omicidi patriarcali e perpetrati da padri contro figlie e figli sarebbe ora di pretendere che le condanne fossero esemplari e che nelle situazioni a rischio come quelle di famiglie di immigrati che sempre più si scontreranno al loro interno tra generazioni ci fosse una sorta di garante dei ragazzi e perchè no un numero verde per segnalare le difficoltà; che fine ha fatto telefono azzurro telefono rosa eccetera ??
    Io credo che più che lotta di donne (musulmane o meno) qui si prefigura una lotta tra generazioni di genitori perdenti e di figli che vogliono avere almeno la libertà di amare qualcuno di diverso……..
    Mi aspetto tanti contributi a questo argomento e anche sopratutto tante proposte concrete per cambiare un pò le cose .

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    cara carmen il tuo intervento è molto interessante e spero anch’io che possa aprire un dibattito su aspetti che non avevo preso in considerazione. Per quanto riguarda il cosa fare stiamo cercando infatti di trovare il modo almeno di avere un telefono e una risposta per molte ragazze “a rischio”. naturalmente appena ci sarà qualcosa di concreto ne parleremo. grazie
    giuliana

  • alvise

    Non avrei voluto intervenire su questo tema, perchè condivido la posizione di Ahmed e la sottoscrivo, ma quella di Carmen mi suggerisce una riflessione il cui sviluppo forse porta molto più lontano.
    Il conflitto genitori-figli è sempre esistito e per i più diversi motivi.
    La storia e la letteratura mondiale ne sono pieni.
    Un genitore non ha bisogno di usare il coltello per uccidere.
    Se prendiamo ad esempio Gertrude, la Monaca di Monza, le uccisero l’anima poco alla volta.
    A che le sarebbe servito un garante ?
    La paura , come la morte, fa parte della vita. Non è possibile evitarle.
    Carmen cerca di esorcizzarle invocando l’aiuto di un’altra persona.
    Ma se cipensa bene si accorgerà che è lo stesso processo interiore col quale altri, cristiani e non, si rivolgono a un Dio. Un’altra figura ben più potente.
    Mi chiedo allora se in questo blog non stiamo più discutendo di islamismo, ma di come cercare e trovare Dio. (musulmano , ebraico o cristiano non ha importanza !)

  • nadia agustoni

    ci sarebbe molto da dire anche sull’aggressione alle ragazze lesbiche da parte di un gruppo di islamici a Padova : ” da noi c’è la lapidazione” hanno detto. Molto umanitari.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    Non penso che i conflitti generazionali si risolvano cercando un dio e comunque penso che sempre se ne è parlato, ogni volta in contesti diversi e quello in cui ci troviamo ora riguarda noi e i nostri figli. Trovo che sia molto diversa la situazione che vivono i giovani oggi rispetto a quella quando ero giovane io, quindi perché non ne dovremmo parlare, riflettere. Perché non dovremmo confrontarci senza essere sempre apocalittici?
    giuliana

  • CARMEN

    A Nadia, Alvise, Giuliana e Ahmed grazie per gli spunti di riflessione e perchè tutti credo siamo interessati al benessere delle future generazioni
    e credo che tutti noi che abbiamo scritto riconosciamo che c’è un problema di : a) violenza b) conflitto generazionale c) siamo alla ricerca di qualcosa (non qualcuno) inteso come idea e come valore da condividere per dare un domani migliore ai ragazzi e alle ragazze di origine straniera che vivranno nella nostra Italia e ai ragazzi e alle ragazze italiane che dovranno per forza incontrarsi .
    Naturalmente credo che loro per primi dovranno riflettere sui rapporti che avranno tra giovani e con i propri genitori; chi, come noi, se la sente può dare una mano (in senso metaforico) a rendere un pò migliore questo mondo cominciando a dare noi un esempio di tolleranza e di affetto verso le giovani vite dopo tutto il domani è loro dobbiamo fare spazio ……….

  • alvise

    dal momento che il dibattito langue, vorrei far presente alla conduttrce del blog “islamismo” che nei giorni scorsi è accaduto un fatto a Milano che non può essere lasciato passare in silenzio.
    Mi riferisco al caso del libico…..
    Non c’è nulla da dire ?

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    caro alvise se non ti dispiace decido io quello che voglio mettere nel mio blog e farne materia di dibattito
    giuliana

  • alvise

    Più che giusto. E’ casa tua !
    Il mio suggerimento partiva dal desiderio di correggere un vizio diffuso che Karl Popper ha ben evidenziato : non cercare solo gli argomenti che giustificano e confermano la tua teoria. Per una questione di merito, dice il filosofo, parti da quelli che la invalidano o potrebbero farlo.
    Non possiamo mettere la testa sotto la sabbia, dico io, e aspettare il prossimo padre italiano che accoltella la figlia. ( e a differenza di altri non la sgozza e poi la seppellisce rivolta a la Mecca).
    Cara Giuliana, un pò di coraggio.

  • cam

    cosa vuol dire Islamismo? cosa si intende per islamici? ci sono delle persone dietro a questi grandi gruppi identitari? o ci sono delle identità forse immaginate, condizionate dai media e dalla politica, che hanno preso il sopravvento sulla volontà di conoscere l’altro?
    le persone non sono degli stereotipi, hanno un terreno sotto i piedi e delle condizioni sociali influenti, e queste possono essere conoscute e discusse. tra “noi” e “loro” ci sono troppe mediazioni, ad iniziare dalle parole, generatrici di paure e di barriere culturali. Ripeto, che significa islamismo, c’è una popolazione dietro, ci sono individui identici, cloni perfetti? Questo islam è veramente la base di una cultura unica e rigida?
    Quello che manca è l’ascolto, la voglia di avvicinarci e comprendere.
    ogni individuo è un caso a se

  • Valentina

    Questo blog si intitola “la maschera dell’islamismo” non “la maschera del terrorismo”. Credo dunque che la scelta da parte di Giuliana di non riportare la notizia dell’attentato di Milano compiuto da un immigrato libico non possa essere attribuita ad una (presunta) mancanza di coraggio.
    Finché si continuerà a fare l’equazione islamismo = terrorismo, ogni dibattito non potrà che esser viziato (e distorto) dai pregiudizi.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    islamismo è l’uso della religione a fine politici, gli islamici sono i praticanti dell’islam e islamisti i militanti dell’islamismo
    giuliana

  • cam

    qual’è il fine politico? e lei pensa che nel caso citato in apertura ci sia un fine politico, o il gesto di un militante dell’islamismo?
    ma lei sta parlando della maschera dell’islamismo o della benda dell’occidente monocolo?
    opponiamoci al patriarcato,al maschilismo e al sessimo, o alla lega e ai gruppi neofascisti. già è qualcosa.

  • alvise

    Se CAM , da quando esiste il fenomeno islam, immigrazione, fondamentalismo, ha bisogno di avvicinarsi, ascoltare e comprendere, è un suo problema. Forse dovrebbe impegnarsi di più e arrivare, prima o poi, ad una sua personale conclusione. Ogni individuo è un caso a sè.
    E non tutti sono nella sua condizione.
    Se Valentina invece teme l’equazione islamismo=terrorismo, penso si stia nascondendo dietro le parole. E questo non l’aiuta.
    L’islamismo, ovvero l’uso della religione a fini politici, come giustamente ricorda anche Giuliana, non si manifesta solo a Milano, ma in qualunque parte del mondo vi sia un islam minoritario rispetto ad un altro gruppo ( Africa, Filippine, Tailandia…Cina)
    Forse il pregiudizio, ovvero il dare giudizi indipendentemente dal succedersi dei fatti, un atteggiamento negativo che lei attribuisce ad altri, mi pare sia solo il suo.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    a cam io ho risposto a una domanda, però cerchiamo di capirci altrimenti se giochiamo a fraintenderci non può esserci un dialogo nemmeno tra di noi. giuliana

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    penso che i toni debbano essere meno accesi, e come ho già detto se le domande sono fatte per capire bene altrimenti meglio non nascondersi dietro gli interrogativi e dire quello che si pensa
    giuliana

  • alvise

    Per rispondere con franchezza a Giuliana io penso che andrebbe chiarito un punto che aleggia da tempo su questi argomenti: l’ascolto, il dialogo, la conoscenza reciproca, invocati oramai da anni nei confronti del mondo islamico, sono un “mezzo” o sono un “fine” ?
    A scuola m’hanno insegnato che sono un “mezzo” e che quindi , come tutti i “mezzi”, hanno un termine temporale. Se così non fosse, verrebbero erroneamente scambiati con dei “fini”.
    Se il “fine” ultimo di un paese ospite fosse quello di ascoltare a tempo infinito le ragioni di chi desidera stare tra noi, allora sarebbe bene che Cam e Valentina ce lo indicassero come tale e che su questo si concentrasse la loro scelta politica. E quella programmatico-elettorale.
    Se invece il nostro “fine” fosse quello di avere obiettivi sociali e politici accolti e condivisi dai nuovi arrivati, proprio per non avere un’apartheid di fatto come succede in Gran Bretagna, allora non possiamo evitare di discriminare chi non li accetta.
    Dopo tutto siamo a casa nostra e la nostra Costituzione ci impone di difenderla.
    Purtroppo ho l’impressione che questi obiettivi, a differenza di quanto accade presso altri gruppi nazionali immigrati, non trovino spazio in quello di matrice islamico.
    La dinamica demografica , a loro favorevole, non li induce a ritenere utile e necessario un accordo.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    penso che il dialogo sia un mezzo e non penso si possano fare discriminizaioni etnico-religiose che non hanno nessuna base. Il dialofo si fa con tutti e purtroppo in Italia non è ancora cominciato. In Italia o si isolano i diversi o si giustificano in nome di un relativismo culturale che si basa sulla tolleranza ma che non serve al dialogo. giuliana

  • cam

    non credo ci sia bisogno di concludere, o meglio non credo si possano tirare delle conclusioni individuali, ma il più possibile plurali (rispondo ad alvise).
    (a giuliana) quello che penso e che il linguaggio semplifica il modo di comprendere i fatti e le cose, ma molto più spesso banalizza le questioni, e il governo attuale ce ne da un bell’esempio. la mia domanda era posta per capire come si formano le immagini dell’altro generico, o in questo caso dell’altro musulmano. perchè si parla ad asempio di “islam e diritti umani”, generalizzando e semplificando, e non, ad esempio, di “Fronte Islamico della Salvezza e diritti umani”? sarò più diretto:perchè questa pagina non viene usata per rendere noti e sostenere i movimenti democratici, per esempio algerini( RACHDA, RAFD,RCD per nominarne alcuni), più che parlare di fatti che hanno sempre e comunque lo spazio nella cronaca nazionale. Pensi a Khalida Messaoudi, con coi credo che lei Giuliana abbia avuto a che fare, e mi dica se è più importante sapere che è musulmana, o chiederci cosa fa concretamente dietro alle maschere dell’islamismo.

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    Penso che l’unico modo per promuovere i diritti umani sia sostenere le persone e le organizzazioni (soprattutto delle donne, sempre in prima fila) che si battono per questo. Su questo sono assolutamente d’accordo e l’ho sempre fatto e continuo a farlo, con le/gli algerine/i e altri. giuliana

  • alvise

    Molto sommessamente faccio presente a Giuliana che nella mia precedente inserzione non ho scritto “discriminazioni su base etnico-religiosa”, come invece putroppo mi attribuisce, ma ho parlato di discriminazione sulla “base di obiettivi politici e sociali non condivisi”.
    Penso che il dialogo, a cui lei fa riferimento, non sia mai partito ( e forse non partirà mai) proprio perchè i nuovi arrivati non li condividono nella sostanza.
    Non può essere un caso se propongono, qui come in altri paesi, l’applicazione , senza se e senza ma, di loro tribunali, leggi, costumi…..

  • Ammar De Martino

    NORMALI E DEPRECABILI FATTI DI CRONACA NERA, diventano occasione per attaccare l’Islam anche senza nominarlo, basti pensare al nome della cosiddetta vostra rubrica,.
    Grazie a Dio, nonostante la signora Giuliana Sgrena, i musulmani in Europa, compreso il nostro paese, crescono gradualmentem, e la gran maggioranza di loro, compresi quelli indigeni, sono un esempio di buon comportamento; il problema si pone allorché, purtroppo, dimenticando i precetti della propria Religione, alcuni immigrati, si lasciano attrarre
    dai “piaceri” (si fa x dire) che la società occidentale mette a loro disposizione.Il sottoscritto è un italiano, entrato circa 18 anni addietro nell’Islam,in questi anni la Religione del Dio Unico si è stabilizzata in Italia e non saranno certamente isolati fatti di cronaca, raccontati con puntigliosa attenzione dalla signora G. Sgrera, a cambiare il corso della storia (scusatemi per la frase che puo’ sembrarvi un po’ retorica).

  • http://mir.it/servizi/ilmanifesto/islamismo/ giuliana

    ammar, a parte la retorica sembra che lei non abbia nemmeno letto il fatto che commenta, perché ad accoltellare la figlia in questo caso è stato un italiano! Forse un po’ meno di pregiudizi nei miei confronti contribuirebbero a fare maggiore chiarezza e a non confondere l’islam con l’islamismo. giuliana

  • alvise

    L’intervento del sig. Ammar De Martino ci conferma, una volta di più, del fatto che invece di prendersela con i suoi correligionari che “sbagliano” se la prende con chi, a suo avviso, fa di ogni erba un fascio.
    E’ un errore di prospettiva che non lo aiuta nel suo sforzo di apparire diverso e che invece riporta sul tavolo quanto ho già segnalato in passato. Ovvero che gli islamici hanno obiettivi politici e sociali non compatibili.
    Non si comprenderebbe altrimenti il fatto che siano proprio i convertiti italiani a praticare l’uso di legarsi con più donne, senza contrarre alcun matrimonio con effetti civili.
    Di questo comportamento e desiderio di riconoscimento se ne trovano le tracce anche all’interno della bozza d’intesa presentata dall’Unione delle Comunità Islamiche in Italia.

  • ahmed

    Gentile CAM, lei pone una domanda sbagliata. Ma lei pensa che la gente vada in giro con la tessera da “islamista”?
    Stiamo parlando di un’ideologia religiosa che giustifica con un cappello teologico un’agenda politica, spesso attuata con mezzi violenti.
    The Democracy House in New York ha pubblicato un rapporto nel quale calcola che tra le 25 peggiori dittature al mondo, 23 sono teocrazie islamiche.
    Un conto e’ esaminare le azioni e le motivazioni di persone che compiono un gesto criminale al di fuori dei dettami etici della religione di appartenenza, tutt’altra questione e’ quando I gesti criminali sono giustificati e trovano fondamento nella teoria religiosa stessa.
    La differenza macroscopica si chiama ideologia religiosa. Immutabile, irriformabile.
    Voi non conoscete I testi religiosi islamici! Non avete idea di quello che c’e’ scritto dentro!
    C’e’ un’enorme differenza tra un criminale di religione islamica che rapina una banca per il bottino ed un criminale di religione islamica che rapini una banca per finanziare un’organizzazione terroristica. Anche il diritto recepisce la differenza e fa scattare le aggravanti.
    Quanti atti violenti, spesso ai danni delle donne, vengono compiuti con l’avvallo della giustificazione teologica?
    La violenza sulle donne e’ fenomeno trasversale alle religioni, ma quanti cristiani picchiano le mogli “nel nome di Cristo” e quanti musulmani picchiano la moglie con l’avvallo morale della loro ideologia religiosa?
    Vi e’ un’enorme differenza per le persone di buona volonta’ che vogliano estirpare questa piaga indecente.