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Rovesci d'Arte

Abu Dhabi, gli artisti boicottano

Un gruppo di 130 artisti, soprattutto mediorientali, fra cui spiccano i nomi di Shirin Neshat, Mona Hatoum, Akram Zaatari, Yto Barrada e Kader Attia, hanno deciso di boicottare il museo che è in costruzione negli Emirati Arabi per protesta contro le condizioni di lavoro impossibili con cui vengono vessati gli immigrati. Il nuovo Guggenheim, disegnato dall’architetto Frank O’ Gehry, costerà circa 800 milioni di dollari e il suo vernissage è previsto per il 2015, ma secondo gli artisti – guidati in questa battaglia per i diritti umani da Walid Raad, libanese che vive a New York – sorgerà su troppi abusi ai danni degli impiegati nell’impresa (trattenute arbitrarie sullo stipendio, condizioni di sicurezza disattese). Per questo motivo, hanno deciso di non partecipare a nessun evento del museo né di spedire le loro opere. Già nel giugno del 2010, Emily Jacir, palestinese e Walid Raad avevano contattato il direttore del museo e la curator Nancy Spector per discutere sulle condizioni di lavoro in vigore sullisola di Saadiyat. Gli artisti avevano anche chiesto agli amministratori del Guggenheim di fare pressione sul governo per rimborsare i lavoratori derubati del loro salario e per applicare sul posto delle telecamere che «vegliassero» sulle condizioni standard internaizionali. Ma Armstrong un po’ se ne era lavato le mani, dicendo che il museo si era rivolto a una agenzia. Human Rights Watch anche sta collaborando con gli artisti e li appoggia nel loro boicottaggio.