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Islamismo

Aboliamo il burqa! Sono favorevole

Sono favorevole all’abolizione del burqa e del niqab, anche per legge. E’ un segno di civiltà e non di intolleranza. Non si può tollerare l’umiliazione della donna. Non si tratta infatti di un problema di sicurezza ma di dignità della donna. Lo spiegano in questi giorni anche esperte tunisine sui loro giornali che il velo non è una imposizione del corano, figuriamoci il burqa e il niqab! Liberiamo le donne, almeno quelle che vivono nel nostro paese da un fardello che le isola dal mondo che le circonda. Diamo loro la possibilità di guardare il mondo così com’è con le sue brutture e le sue bellezze, ma non attraverso una grata che ne deforma la percezione. Anche con il niqab si è escluse, persino dal poter mangiare in pubblico. Aiutiamo queste donne, anche con una legge, a volte le forzature servono, purché ad essere punite non siano loro, ma i loro oppressori, padroni, mariti, fratelli. Occorre fare una campagna per spiegare che il burqa non è una imposizione religiosa ma tradizional-conservatrice e patriarcale. Garantiamo a queste donne tutti i diritti in modo che possano sottrarsi ai ricatti dei loro padri-padroni. Noi, di sinistra, dobbiamo essere in prima fila a difendere i diritti delle donne, tutte, liberandoci da una sorta di “relativismo culturale” che vieta loro la possibilità di godere dei diritti universali.

  • gianfranco

    ma “l’imposizione religiosa” e quella “tradizional-conservatrice e patriarcale” sono due realtà molto differenti?

  • Marco

    Cara Giuliana, sarei anche favorevole ad abolire il burqa e qualsiasi imposizione religiosa rivolta verso le donne, ma vivo in uno Stato che tiene segregati migliaia di migranti (donne e uomini) impedendone una giusta ed equa integrazione. Uno Stato che di fatto ha reintrodotto leggi razziali e che in ogni occasione è pronto a lanciare allarmi verso il “pericolo” islamico.
    “Segno di civiltà” sarebbe l’eliminazione di regole che di fatto umiliano donne e uomini, privandoli di qualsiasi diritto alla cittadinanza.
    L’abolizione del burqa, in questa realtà, è solo un’altra imposizione (magari anche giusta) non discussa fra e con i migranti…
    Marco

  • giuliana

    @gianfranco, spesso coincidono ma l'”origine” religiosa permette di imporre regole strumentalizzando la religione che in certi contesti ha un forte appeal e permette anche l’imposizione, persino violenta
    giuliana

  • giuliana

    @marco non credo alla politica dei due tempi, la lotta per i diritti di tutti vanno avanti insieme, se si afferma un diritto c’è maggiore possibilità che si possano estendere. E poi perché i diritti delle donne devono sempre venire dopo? Sono secondari?
    Le tunisine, le algerine, le egiziane, etc affermano il contrario
    giuliana

  • bozo4

    Sono favorevole a vietare il burqa ; e turni di lavoro oltre le 35 ore settimanali. I due argomenti sono collegati i talebani erano sostenuti dall’ Occidente, chi accetta la oppressione delle donne ha progetti per tutti noi.

  • http://www.camposolidarieta.it Farid Adly

    Cara Giuliana,
    la questione è complicata. Sono d’accordo con te su tutta la linea per quanto riguarda la copertura totale del viso, ma non per il fazzoletto che contorna il viso. Non sono stato concorde con quella legge francese che impediva alle ragazze di andare a scuola con un fazzoletto sulla testa, che non copriva affatto il viso, semplicemente appellandosi ad una asserita e ipocrita laicità dello Stato. Il burqa e il niqab sono sicuramente una violenza imposta dai maschi sulle donne, per esercitare un potere su di esse, trattandole da esseri inferiori, e pertanto vanno anche vietate per legge in uno Stato che mette l’uguaglianza fra i sessi tra i pilastri della sua Costituzione.
    Per il resto, credo che ci debba essere uno spazio alla libertà e alla presa di coscienza delle donne. E’ meglio convincere che costringere.
    Un abbraccio.
    Farid Adly

  • Fabio

    Sono felice che anche la sinistra sia favorevole a provvedimenti di questo tipo. L’unica cosa che fa un po’ rabbia è che se una proposta di legge identica in questa direzione viene presentata “da destra” è brutta e razzista. Se viene presentata “da sinistra” è per salvaguardare i diritti. E questo vale anche per altri argomenti. Comunque mi limito a plaudire la presa di posizione della signora Sgrena con cui mi trovo, senza alcun imbarazzo, completamente d’accordo.

  • giuliana

    @fabio non ho mai avuto nessun imbarazzo a sostenere le mie posizioni su questi temi fin sa quando ho scritto la schiavitù del velo e più recentamente il prezzo del velo
    giuliana

  • Burqometro

    Giusto e inutile: burqa, niqab, chadri, chachvan, passamontagna, maschera del lupo di cappuccetto rosso… e qualsiasi altra forma di ‘travisamento’ o copertura integrale del volto sono gia’ fuori legge in Italia (Testo Unico Pubblica Sicurezza ecc). Se un ulteriore intervento legislativo restrittivo sarebbe ridondante e controproducente, la lotta per la liberazione della donna da forme di oppressione tradizionalista legittimate religiosamente puo’ e deve continuare a livello sociale e culturale e con opportune politiche di integrazione.
    Preferisco che i nostri parlamentari dedichino il loro tempo a questioni piu’ urgenti, come l’esplosiva questione sociale che la crisi finanziaria sta mettendo drammaticamente a nudo.
    Cordiali saluti

  • Valter Di Nunzio

    @giuliana. E’ un esempio da manuale di campagne che non servono a nessuno, meno che mai alle presunte “vittime”, scavano un solco verso gli “altri” (in questo caso i musulmani) e finiscono solo per soddisfare l’io in crisi dei razzisti da un lato e del vetero-femminismo dall’altro. Cara Giuliana dovrebbe farla riflettere il fatto che dopo tanti anni si trova dalla sua parte solo un pagliaccio come Sarkozy e la sua risibile campagna “A vis decouvert”, per parlare della gente potabile e omettere volontariamente i/le vari/e Le Pen, Wilders, Timo Soini, Borghezio ai quali penso non rivolgerebbe neppure la parola, seppure su questo punto la pensino esattamente come lei. Il niqab e il burka sono tradizioni, nemmeno troppo antiche, di popolazioni ben specifiche e limitate, di religione islamica. A parte i Paesi del Golfo e l’Afghanistan quasi nessuna altra donna musulmana li porta e quando questo avviene è quasi sempre una scelta individuale, che tende a sottolineare la fedeltà coniugale, la modestia e la non ostentazione della ricchezza. Tutti valori che possono risultarle repellenti ma che spero consideri legittimi, così come le abitudini, l’abbigliamento e lo stile di vita che ne derivano. Personalmente, perciò, trovo sbagliato vietare per legge l’uso di indumenti che non violano la libertà di nessuno. Troverei invece necessario boicottare con tutti i mezzi una legge che vietasse l’uso dell’hijab che, invece, è una prescrizione coranica, nonostante l’opinione delle sue amiche tunisine, che forse hanno una copia del Corano dettata da Burghiba e Ben Ali. Lo dico per la cronaca: quei due signori bevevano la birra in piazza durante il Ramadan, offendendo la sensibilità del loro popolo. Forse anche per quello non capivano le sofferenze di chi si da fuoco quando gli impediscono di lavorare. Oggi, nel terzo giorno del mese di Ramadan dell’anno 1432 dall’Hijra, possiamo dire che non gli ha portato bene. Allahu karim, ramadan mubarak

  • giuliana

    o che vadano in vacanza?
    g.

  • giuliana

    a valter era aranciata ed era boughiba alla tv
    g.

  • carlo

    Di Nunzio scrive : “trovo sbagliato vietare per legge l’uso di indumenti che non violano la libertà di nessuno”.
    Lo vada a dire ai cristiani che vivono in paesi dove portare una collanina con una croce nascosta dalla canottiera o anche soltato leggere il Vangelo mentre li si attraversa su un volo di linea è severamente proibito.

    Come qualcun altro mi pare le abbia già scritto in altre occasioni : … si accomodi in un altro paese non-occidentale , perchè lì si troverà di sicuro più a suo agio.

  • maria

    cara giuliana,
    non sono molto d’accordo. Una legge del genere non migliorerebbe lo status civile ed esistenziale delle donne che lo portano. Non ti viene in mente che i mariti o comunque gli uomini di famiglia, laddove siano del tutto maschilisti ed oppressori, potrebbero, per esempio, impedire o limitare le uscite di queste donne?

    Tra l’altro , scrivo da Firenze, non ho mai visto un burqua in vita mia e credo nemmeno un niqab, soltanto dei folulard, per cui ti dico sinceramente che secondo me una legge sarebbe sovradimensionata e destinata ad alimentare un dibattito fasullo.

    Tra l’altro come qualcuno ha osservato la legge italiana impedisce di già la copertura integrale o parziale del volto.

    Non sono affatto favorevole ai veli e di nessun tipo, ma credo che essi siano parte di una condizione più generale che secondo me va affrontata culturalmente e non con interventi legislativi.

    maria

  • Paolo1984

    Il mio parere è che meno la legge si occupa di abbigliamento meglio è per tutti/e tanto più che abbiamo già una legge che vieta di coprirsi il volto in pubblico, e un marito che obbliga la moglie a mettersi il burqa è già punito dal reato di riduzione in schiavitù.
    intendiamoci: burqa e niqab sono simboli di sessuofobia patriarcale non ci sono dubbi: una donna col velo integrale è come se dicesse: non posso mostrare il mio volto ad un uomo che non è mio padre, mio fratello o mio marito altrimenti la mia famiglia perderebbe l’onore”..e si sa che chi “disonora” la famiglia rischia il ripudio se è fortunato/a, ma questi simboli e ciò che significano si combattono con laicità e integrazione (ruolo fondamentale della scuola pubblica) non con divieti legislativi

  • karima

    Queste donne non vanno abbandonate, come scrive il signore sopra, e la sinistra deve esserci sempre, ma non agganciando le sue parole all’estremismo, bensì combattendolo e fermando ogni suo tentativo di annullare la dignità delle donne. Brava Giuliana!

  • ahmed

    Da uomo arabo credo che il tuo pensiero sia la migliore risposta alla richiesta di diritti delle donne segregate o obbligate a portare il burqa. Credo che le donne di sinistra debbano guardare dentro la propria coscienza e prendere esempio da ciò che tu dici. Complimenti per il coraggio di esprimere un vero pensiero per la libertà delle donne, che non vanno abbandonate.

  • gianni

    Complimenti ancora. Da uomo di sinistra non avrei potuto trovare parole migliori. Questa è la sinistra che vogliamo e le donne del Pd dovrebbero vergognarsi di aver votato no al provvedimento in Commissione. Avanti così!

  • Francesco

    La trovo un’opinione di singolare superficialità. Non sono così convinto che, da sinistra, l’opzione “occidentale” dei rapporti uomo-donna e della stessa visione della donna sia un modello da imitare.

  • giuliana

    @ maria, proprio perché è un problema culturale (patriarcale) penso occorrano delle forzature anche con delle leggi. Si parla di burqa e niqab un velo che impedisce alla donna di avere qualsiasi contatto con l’esterno. E’ come se rimanesse chiusa nel suo “dentro” con il marito o un maschio che fa da mediatore. Non pensa che valga la pena dare una mano a queste donne? E poi se è un problema culturale non si puà permettere che i loro figli crescano con l’idea che la donna possa uscire solo completamente coperta. In Marocco hanno vietato le immagini di donne velate (non con il burqa) sui libri di scuola per evitare che i bambini crescano pensando che una donna debba portare il velo. In Tunisia e Egitto le donne si battono, anche con qualche successo, per l’uguaglianza dei sessi. E noi vogliamo essere razzisti nei loro confronti? giuliana

  • giuliana

    @francesco, quello che le donne stanno ottenendo in Tunisia con la presenza del 50 per cento nelle liste elettorali e con una candidatua alternata uomo/donna non è certo un’opzione occidentale visto che noi siamo ben lungi dall’ottenerlo. Non confondiamo i diritti universali con i diritti occidentali. Le donne arabe hanno molto da insegnarci
    giuliana

  • Mario

    Giuliana, complimenti per l’articolo, chiaro, efficace, corretto e soprattutto intelligente. Sei una delle poche che parla chiaro e che conosce ciò di cui parla. Soprattutto, ci fai capire la differenza fra diritti reali e “virtuali”, e anche il conflitto che può emergeree fra i due. Impossibie non schierarsi e tu l’hai fatto con coraggio e ragionevolezza. L’equivalenza nei diritti non è una realtà virtuale, ma qualcosa per cui occorre prendere anche decisioni sofferte. Nel tuo bellissimo “Il prezzo del velo” hai documentato di persona come in Francia la legge contro i simboli religiosi nelle scuole abbia avuto effetti positivi. E su tali fatti reali che dobbiamo discutere, tutto il resto sono parole che rischiano di nascondere i pericoli dell’integralismo. Complimenti ancora, Mario

  • Francesco

    Indubbiamente. Confesso che mi riferivo più che a questioni di rappresentanza, a problemi intorno ad una certa solidità dei rapporti ed alla illusione, che tante volte noi abbiamo, dell'”autonomia” individuale. Mi rendo conto che si tratta di temi un po’ “reazionari” (trattati per esempio con grande lucidità da un grande reazionario come Michel Houellebecq in Francia), ma credo che la questione implichi una certa complessità, a cavallo tra pubblico e privato. Per questo non ho trovato del tutto soddisfacente l’idea che ci sono dei diritti e questo basta ad esaurire il problema. Mi scuso inoltre se nel precedente commento mi sono espresso in modo un po’ aggressivo.

  • barubba

    d’istinto sono d’accordo, ma non è che un’eventuale legge diverrà un ulteriore motivo per tenere segregate in casa le donne da parte dei familiari maschi che avranno ancor più paura di farle uscire e, quindi, di poter presentare istanze d’autodeterminazione? La prigionia del burqa credo sia più maschile che femminile in quanto non c’è nessuno che è più prigioniero della propria ignoranza. Insomma: non voglio solo una legge che vieti il burqa, voglio che uomini e donne islamici seguano dei percorsi d’istruzione che spieghino i principi di civica convivenza regolanti la nostra società. A cominciare, beninteso, dall’eliminazione della Bossi-Fini e suoi addentellati.

  • giuliana

    @barubba naturalmente non penso che una legge sia sufficiente a risolvere il problema. E’ una forzatura che deve essere accompagnata da strumenti che aiutino le donne a recuperare i loro spazi e i maschi a rendersi conto che non possono schiavizzare le donne o comunque a tenerle rinchiuse in un ghetto
    giuliana

  • eugenio lorenzano

    Cara Giukiana sono pienamente concorde con la tua opinione in merito. La dignita’ della donna va’ rispettata in tutte le sue sfaccettature, anche quella di una pratica e semplice comodita’ avere il viso scoperto

  • athesius

    Ancora una volta viene confermata la tesi che con persone che ragionano in termini religiosi non è possibile discutere:per loro non può esistere il contradditorio!Quando si parla di una birra come qualcosa di intrinsecamente negativo ,come è possibile discutere?

  • alvise

    Mi pare che il tema sia un dei tanti casi in cui la sinistra italiana ed europea deve decidere su cosa intenda per “multiculturalismo” e se questo sia possibile nella nostra società.

    L’esempio inglese, dove da decenni sono presenti gruppi musulmani consistenti, non mi pare abbia dato prova di validità. Se così fosse stato non ci sarebbe stato l’attentato alla Metro di Londra, compiuto da persone nate in GB.
    Se poi qualcuno tra gli italici ancora pensa , che più musulmani avremo in Italia, maggiore sarà la probabilità di cambiare questo Paese, è un illuso. Perchè verrà cambiato a loro immagine e somiglianza.
    La questione del velo, a mio avviso, rientra in questo quadro più generale.

  • giuliana

    Mi sembra estremamente importante questo comunicato stampa dei musulmani moderati, quindi ho deciso di pubblicarlo:
    COMUNICATO STAMPA

    Islam/Musulmani Moderati: “Islam radicale prevale nei media italiani”

    “Quello che è andato in onda da due giorni a questa parte è scandaloso, a livelli che davvero mai si erano visti; a margine dell’approvazione in Commissione del ddl su burqa e niqab, in alcune trasmissioni pubbliche, come UnoMattina e TG1 e altre testate giornalistiche di rilievo, troviamo solo personaggi afferenti all’estremismo, senza alcun contraddittorio su un tema così delicato. Su questo abbiamo già inviato una lettera alla Procura della Repubblica”.

    Lo dichiara in una nota l’Associazione dei Musulmani Moderati.

    “Abbiamo capito perfettamente cosa sta adccadendo e ce lo aspettavamo, sebbene non in queste proporzioni. La lobby islamica radicale formata più che altro di convertiti non rappresentativi della comunità ma ben presente nella comunicazione italiana, – proseguono – prende tutto lo spazio disponibile per parlare del provvedimento, senza che noi moderati, che da anni lottiamo contro questa barbarie, veniamo nemmeno interpellati. Complimenti a chi gestisce l’informazione, perché ha dato prova di non comprendere assolutamente la delicatezza di un tema che, comunque lo si voglia giudicare, afferisce alle libertà personali. Abbiamo già indirizzato una lettera alla Procura della Repubblica – concludono – per accertare se vi siano comportamenti deontologici da sanzionare. Perché se è vero che la par condicio esiste, allora va applicata sempre, nonostante qualcuno sappia bene come oliare certi meccanismi”.

  • bozo4

    E’ chiaro che vietare tipi di indumenti, in questo colpendo anche il burqa, e’ una limitazione della liberta’. Come i semafori agli incroci, i quali tuttavia aumentano la sicurezza. Io con tali divieti sono d’ accordo. In Italia sono divieti antichi, la islamofobia non c’entra nulla. Non possiamo abolire tali divieti per fare un dispetto a Sarkozy. Insomma la vita e’ piena di divieti anche andare in giro nudi e’ vietato e nessuno propone cambiamenti su questo.

  • maria

    “Cosa aspetta la Nato ad intervenire per fermare questo massacro a cielo aperto, che insanguina la Siria? Fermare la macchina della morte di Assad, questo è l’imperativo, il resto sono solo chiacchiere che non aiutano un popolo ormai in balia della follia di un dittatore”.
    ****
    Lo sai di chi è questa irresponsabile dichiarazione che auspica l’ennesimo intervento occidentale a suon di bombardamenti per portare la democrazia in siria, è dell’onorevole sbai ovvero una rappresentante autorevole di quei fantomatici musulmani moderati di cui riporti un comunicato stampa!

    maria

  • Valter Di Nunzio

    L’idea di imporre la libertà agli altri, insegnando anche agli altri cosa vuol dire essere liberi e magari anche come liberarsi di chi non è libero, mi ricorda Rudyard Kipling e la “missione civilizzatrice dell’uomo bianco”. Con alcune differenze: il colonialismo dei Kipling era intriso veramente di moralità e di storia, l’islamofobia di oggi mi sembra soltanto frutto della paura demografica e della sconfitta militare.
    Altrimenti come si farebbe a prendere sul serio una legge sul niqab o il burka che non so se in Italia qualche donna ha mai portato? In realtà è un modo per rafforzare l’abitudine delle persone a percepire i musulmani come nemici, ad eccezione di quelli “moderati”, cioè coloro che accettano il ruolo di figuranti esotici nelle recite di beneficenza che il sistema allestisce di volta in volta in favore degli immigrati o delle minoranze di vario genere. Ma le recite più stanche sono quelle della presunta “sinistra” che prima conquistava diritti adesso finisce per tentare dconculcare quelli degli altri: avete un bel raccontare la libertà delle donne, una volta approvata una legge del genere nessuno potrà indossare il burka, ma uttti potranno vestirsi da mikey mouse o girare nudi.

  • giuliana

    @maria, io sono abituata a prendere le mie posizioni in base alle mie convinzioni e a non dipendere da quelle degli altri pro o contro. se tutti ci abituassimo a ragionare con la nostra testa invece che in base a schieramenti penso che sarebbe una grande liberazione
    giuliana

  • giuliana

    @valter non si è accorto che il figurante è lei?
    giuliana

  • alvise

    Gent.ma sig.ra Sgrena
    penso che non dovrebbe solo limitarsi a pubblicare un comunicato del gruppo degli islamici moderati, ma anche invitarli a partecipare con le loro idee ai blog del Manifesto, dove neo-convertiti alla W. Di Nunzio forniscono l’unica immagine del mondo islamico.
    Anche loro devono fare lo sforzo di attivarsi e replicare ai Ni Nunzio e non aspettare che qualcuno li vada a intervistare.
    Non crede ?

  • Paolo1984

    “ma uttti potranno vestirsi da mikey mouse o girare nudi.”

    di Nunzio, guardi che nessuno gira nudo per le strade, non s’inventi le cose..piuttosto è vero che se la mia religione, ad esempio mi imponesse di andare nudo per le strade la legge mi vieterebbe di farlo…insomma il divieto del burka continua a darmi delle perplessità, ma è una cosa su cui riflettere

  • alex1

    Non era necessaria una legge ad hoc, che rischierebbe solo di divulgare il messaggio di senso comune che gli “islamici” (sempre dimenticandoci che l’islam ha circa un miliardo di fedeli di cui solo un 30% e’ araba) non sono ben accetti se non ripudiano le loro origini. (C’e’ in questo blog chi propone dei corsi agli “islamici” sulle regole di comportamento nella nostra societa’, come se essere islamico significa di per se essere incivile…) Se c’e’ una legge che vieta la copertura totale del viso la si applichi sempre, nei confronti del burka come delle maschere di carnevale, di chi indossa sciarpa ed occhiali da sole, e cosi’ via dicendo…senza tante storie.

  • maria

    @giuliana
    non prendo posizioni in base agli schieramenti ma con la mia testa proprio come te e mi meraviglio che tu possa attribuire a un commento tale grave valutazione.
    Credo che la suddivisione tra musulmani radicali e musulmani cosidetti moderati sia artificiosa e fuorviante perchè consente , appunto, al meglio schieramenti basati su questioni affrontate in modo superficiale e a volte strumentali. Non è il tuo caso penso ma se permetti nemmeno il mio!
    maria

  • athesius

    Ma perchè in Arabia Saudita (come a Gaza) la polizia religiosa è costretta a girare armata di scudiscio se le donne saudite e palestinesi sono contentissime di indossare l’hiqab?

  • roberto

    condivido pienamente le tue affermazioni e ritengo che una sinistra che si batte giustamente contro gli integralismi cattolici e per una piena ed autonoma laicità dello stato, non possa assolutamente consentire che in nome di una pretestuosa e malintesa identità culturale e religiosa, si possano calpestare diritti umani e libertà della donna. Una certa intransigenza su questi principi da parte dei nostri paesi occidentali, potrà sicuramente aiutare le donne islamiche che si battono nei loro paesi.

  • brambilla

    cara signora sgrena, capisco le buone intenzioni, meno la confusione con un presunto relativismo culturale. nessuna difficoltà nel considerare l’usanza del burqa retriva e insultante per la dignità delle donne ma trovo inammissibile che, dopo anni di lotta per raggiungere il riconoscimento delle donne come soggetto, uniche titolate a decidere della loro dignità, si faccia questo capitombolo indietro: liberiamo queste incapaci di intendere e volere! naturalmente solo se musulmane, che sono tonte a prescindere!
    o intenderebbe liberare per legge (perseguendole) le italianissime che scelgono di essere umiliate, pestate e abusate quotidianamente dai loro italianissimi mariti? intende vietare per legge che fanciulle rimbambite da una cultura maschilista e al ribasso svendano i loro corpi (svelati, certamente!)in televisione o semplicemente nella loro vita quotidiana?
    io spero di no.

    l’emancipazione è un percorso lungo e fatto, prima di tutto, di scelta consapevole.
    sono italo-iraniana, pensavo che fosse peculiarità degli ayatollah farsi tutori delle donne, “minori” incapaci di scegliere per sè e salvaguardare la propria dignità.

    pericoloso precedente. tanto pericoloso e inaccettabile che questa legge usa come paravento la sicurezza.
    si diano pieni diritti a queste donne, le si metta in condizioni di scegliere, le si accompagni nel loro percorso e si facciano rispettare le leggi che dovrebbero tutelarle dalla violenza dei loro mariti e padri. e che lo stesso accada per le donne italiane che quotidianamente sono costrette a vivere con i loro aguzzini.

  • alessandro.

    come sempre nel caso di questioni complesse occorre indiduare e separare i vari aspetti della questione e formulare un giudizio analitico e non generale.
    Ora le questioni sono:
    fondatezza scritturale della copertura del volto
    volontarietà o costrizione della copertura del volto
    significati culturali e spirituali impliciti nella copertura del volto.

    Al primo quesito si deve rispondere dicendo che vi sono validi argomenti scritturali che indicano la possibilità per le donne che lo vogliono fare di coprire il volto, una sorta di voto di clausura islamica volontario;
    stabilito che nemmeno per la tradizione islamica vi può essere coercizione su questo punto, il secondo quesito ci appare del tutto ovvio e ci richiede di intervenire laddove vi sia una imposizione estranea alla volontà della donna, essendo d’altronde la illiceità della coercizione un assioma morale e giuridico;
    il terzo quesito è quello più complesso poichè mette a confronto due o più visioni del mondo, dell’esistenza e della natura profonda dell’essere umano e dei segni e dei Significati che esse trasferiscono a chi le assume o le eredita per nascita.
    E’ del tutto evidente che se una donna musulmana ritiene di doversi coprire i capelli per essere una buona musulmana e soprattutto per poter fare esperienza del Senso da esso simboleggiato mentre altri ritengono che il Senso fondante del precetto sia la sua sottomissione e la negazione del suo corpo, è evidente che siamo nell’ambito dell’antropologia e non del Diritto.
    In breve ritengo che l’oggetto di una buona legge sulla questione deve riguardare la protezione delle donne musulamne dalla coercizione e dal maltrattamento, nell’ambito di una più generale attenzione sociale e legislativa della piaga della violenza sulle donne.

  • http://www.elbebecius.info marco

    Vietare il burqa per legge non serve a niente. Per un motivo semplicissimo: se io fossi un marito che costringe la moglie a mettersi il burqa per uscire di casa, nel momento in cui il burqa venisse vietato, vieterei a mia moglie di uscire, semplicemente.
    Mi sembra evidente.
    Cio’ che bisognerebbe fare, invece, e’ creare e sostenere una societa’ che dia la possibilita’ a queste donne di ribellarsi, e le difenda e sostenga nella loro ribellione.

  • giuliana

    @a dario brambilla che si dice donna iraniana. Ha mao provato un burqa? Penso che nessuna donna possa sopportare di portarlo spontaneamente, i condizionamenti possono essere non solo la violenta imposizione ma anche i condizionamenti sociali. Io ho fatto dibattiti sul burqa, quando la questione era in discussione oin francia, e fra le donne più favorevoli a una legge per impedrilo erano proprio le donne musulmane che vivono in SUdan, Yemen, o immigrate dall’Algeria. Sono contro l’uso del corpo delle donne (in qualsiasi modo) ma sono anche favorevole a delle forzature per aiutarle a difendere la propria dignità, sono loro a chiedercelo e io voglio che la loro voce sia ascoltata. Non è una questione di sicurezza è una questione di dignità che deve essere accompagnata da tutti i diritti di cui godono le donne italiane e anche da quelli che non abbiamo ancora conquistato, possiamo farlo insieme
    giuliana

  • giuliana

    @marco, come?
    giuliana

  • laura

    Sono contro il burqa ma anche contro la strumentalizzazione politica e l’utilizzazione mediatica che fanno del burqa una grande (e falsa) questione.
    Mi piacerebbe che il Manifesto avesse uno spazio che parlasse anche di urgenti e gravi situazioni che tutte le donne (italiane e non)subiscono ogni giorno. Dall’inizio del 2011 ottantanove donne italiane sono state uccise dai rispettivi congiunti, conoscenti, familiari. In Italia il femminicidio è una realtà allarmante che ha destato ultimamente preoccupazioni anche in Europa. Mi sembra sinceramente superfluo e fuorviante dibattere e accanirsi con leggi e quant’altro sul burqa quando da noi i problemi gravi sono ben altri e sono completamente ignorati. Non voglio inoltre cadere nella trappola francese dove la legge sul burqa nasce per fini politici che poco hanno a che vedere con la difesa della dignità della donna, e per di più in un contesto xenofobo e islamofobo. Se in Francia (o in Italia)si parlasse delle cinquantamila donne violentate ogni anno tanto quanto si parla del burqa, allora si, e solo allora, si potrebbe dire di aver fatto davvero un salto di qualità verso “la civiltà”.

  • brambilla

    gentile giuliana, sono (non mi dico) una donna italo-iraniana, a prescindere dall’indirizzo e-mail che uso (e che pareva essere riservato: avessi voluto pubblicare il nome “dario”, quello di mio marito, lo avrei fatto io).

    sono convinta che alcune donne (non le donne) pensino che quella del divieto per legge sia una buona soluzione, sono convinta sia così anche per lei.
    ma ci sono altre donne (musulmane e non, che credono non sia la strada giusta). in questo senso trovo illuminante proprio la scelta di alcuni movimenti femministi iraniani. quando in iran imposero il divieto per legge di indossare il chador, le donne scesero in piazza per rivendicare la libera scelta di indossarlo; quando poi fu imposto (ancora per legge), le donne scesero in piazza per rivendicare, ancora una volta, il diritto alla libera scelta; lo fecero anche le donne che per motivi religiosi volevano poterlo indossare: l’obbligo per legge svuotava di ogni significato la loro scelta individuale e personale.
    credo che la rivendicazione del diritto di scelta sia un insegnamento interessante da parte delle donne iraniane.

    no, io il burqa non l’ho mai portato. invero ho rinunciato al mio passaporto iraniano pur di non indossare un semplice fazzoletto in testa, imposto per legge. ma questa è la mia storia personale.
    conosco invece molte donne per cui un pezzo di stoffa è l’unico modo per entrare in contatto con il mondo, l’unico modo per magari iniziare un vero percorso di emancipazione da una cultura retriva e maschilista.
    ci sono poi donne che lo scelgono, donne straniere e donne italiane. non condivido la loro scelta, non la comprendo neanche ma riconosco il diritto di ogni donna a fare ciò che ritiene della propria vita, a scegliere per sè anche quando la sua scelta non mi piace.

    la questione della dignità della donna è questione delicata assai: anche gli ayatollah sostengono di legiferare in sua difesa.
    ieri una donna milanese (forse paladina della dignità femminile) ha strappato il velo a due donne musulmane troppo coperte (un bel percorso insieme), invocando la legge non ancora in vigore. e sempre ieri in iran hanno arrestato delle ragazze perchè troppo scoperte, ancora in nome di una legge che intende tutelare la loro dignità.

    l’unica cosa che lo stato ha il dovere di tutelare è il diritto di scelta della donne.
    alla loro dignità ci penseranno da sole, anche attraverso lunghi e faticosi percorsi personali di emancipazione.

  • giorgio

    Forse che quì in Italia, ma anche in gran paarte del mondo qualcuno può godere dei diritti universali? Se il velo è sopraffazione, lo è in modo visibile mentre la sopraffazione non visibile è una pratica generalizzata nelle nostre giungle cittadine.
    giorgio

  • giorgio

    p.s….se si gratta un po la vernice.

  • lina

    La questione del burqa non può essere separata dalla condizione complessiva della donna in un paese di cultura islamica.

    Se l’essere femminile è solo “una cosa” di cui l’uomo dispone come di un oggetto, ecco che non ci si deve meravigliare se in Arabia S. alcune vengono fatte viaggiare nel bagagliaio di una Mercedes o se dopo essere state vendute a qualche turista a Sharm el Sheik, il padre non le vuole indietro al termine della vacanza e preferisce sgozzarle come capre.

    Il tempo per ragionamenti che prefigurano la necessità di cambiamenti culturali in quella società, come qualcuno tra i blogger ancora sostiene, non tiene conto della crescita demografica di quei paesi.
    Agli occhi di un leader islamico non v’è motivo per cambiare, dal momento che prevarranno per numero sugli “occidentali”.

    Solo chi assimila senza distinzione cristianesimo e islam può pensare che quest’ultimo seguirà la stessa traiettoria politica e culturale del primo.
    Pia illusione !

  • http://www.metaforum.it Massimo Lizzi

    Sono contrario al divieto di indossare il velo integrale, perchè penso che ogni persona debba essere libera di vestirsi come vuole e che questa sua libertà individuale debba essere difesa da qualsiasi imposizione e da qualsiasi divieto. La dignità è mia e me la gestisco io.

  • Paola

    Va da sé che ognuno possa vestirsi o svestirsi come gli pare, quindi da Mickey Mouse o nudo. Quello che è inaccettabile è che ci sia una differenza di genere sui vestiti da indossare. Si vedono ragazzi con jeans attillati e magliettina alla moda che passeggiano con mogli velate, il che equivale a riconoscere nel corpo delle donne una “tentazione” da nascondere a tutti i costi. Pensavo che i discorsi delle vecchiette sull’autobus, tipo “Guarda lì come si vestono, poi per forza le violentano”, fossero ormai cose passate ed invece siamo ancora a pensare che in nome di una religione e/o di una mentalitá sessuofobica debbano essere tollerati veli integrali, ovviamente solo per le donne. Il passo successivo quale sarà? In nome della libertà religiosa introdurre la lapidazione delle adultere? Esistono principii irrinunciabili e la parità di genere è uno di questi. Brava Giuliana!

  • giuliana

    @ laura, questo è il mio blog e non del manfesto e si chiama islamismo, se avessi fatto un blog chiamato genere avrebbe tutte le ragioni, ma può sempre chiedere al manifesto di parlare di più dei femminicidi scrivendo al giornale. Nel merito al di là di tutte le strumentalizzazioni possibili penso che a volte le forzature siano necessarie. E poi almeno la Francia è un paese laico che si è potuta permettere di impedire l’uso del velo nei luoghi pubblici (anche alcuni paesi arabi hanno leggi del genere: per es. il Marocco vieta l’uso del velo nel settore turistico e altri esempi ci sarebbero)
    giuliana

  • giuliana

    @ brambilla grazie per le precisazioni
    giuliana

  • giuliana

    @lina al di là delle concezioni, prediche o intezioni dei leader religiosi o meno le donne anche nei paesi musulmani stanno cercando di affermare i loro diritti anche riducendo il numero delle gravidanze….
    giuliana

  • Valter Di Nunzio

    @paola Come sempre ci possono essere tante spiegazioni di quello che vediamo se la moglie porta il velo – il niqab e il burka sono cose molte diverse ma è sintomatico che, in gran parte, dei commenti siano mescolati inestricabilmente nella figura del Moloch, il nemico musulmano – e il marito è vestito trendy potrebbe essere perché la moglie è più credente del marito oppure, come dice lei, perché il marito tratta la moglie da subordinata. La mia domanda è questa: ha visto nei quartieri popolari italiani quante giovani ragazze sposate portano pantaloni e gonne che a stento coprono i genitali, e poi vengono sistematicamente picchiate dai mariti/conviventi/papponi nullafacenti, ubriachi e parassiti? Veramente ha ancora il mito della liberazione a partire dall’abbigliamento, che è la parte più omologante, indotta e autoritaria dello stile di vita occidentale , con annessa ossessione della taglia, dell’immagine, dell’eterna performance? Perché oltre a vietare il burka e il niqab, non proponete di vietare in televisione e nella pubblicità questi eccessi di esposizione e mercificazione del corpo delle donne? E’ ovvio, quella secondo voi, è una parte della vostra stessa libertà.

  • Valter Di Nunzio

    @ lina. Nonostante “l’integralismo” (o forse proprio a causa di esso) non nutro alcuna simpatia per l’atteggiamento e i comportamenti di molti musulmani dell’Arabia Saudita non solo verso le donne ma anche verso gli immigrati, verso l’ambiente e verso la religione. Non sono mai stati un modello da seguire, persino il Profeta (Su di lui la la benedizione e la pace di Dio), li descrive come un popolo barbaro. Ma non voglio con questo sfuggire l’obiezione:effettivamente la condizione della donna in parecchi paesi islamici è inammissibile, sopratutto alla luce Corano e dei racconti della vita dei Sahaba (primi seguaci del Profeta), in cui si trovano anche donne che partecipano direttamente alla guerra coprendosi di onore, donne vedove che possono rifiutare la proposta di matrimonio di un khalifa, schiave liberate, donne studiose etc. Ovviamente per lei queste sono tutte fesserie ma per i musulmani sono, o dovrebbero essere, esempi da seguire: pensi un po’ che questi sono gli unici personaggi ai quali compete veramente il nome di salaf. Il punto vero è che comunque erano delle donne con hijab, esattamente come lo sono oggi la gran parte delle donne musulmane che oggi chiedono il rispetto della loro dignità, continuando ad essere musulmane e non volendo affatto essere la fotocopia delle donne occidentali. Invece la sig.ra Souada Sbai e la sua Associazione di donne marocchine, “musulmani moderati” etc. sono, a mio parere, un esempio patetico di accettazione subalterna dei valori dell’Occidente al tramonto.

  • MAURO MATTEUCCI

    Lavro da anni nell’alfabetizzazione degli immigrati e nell’ultimo periodo ho notato una straordinaria vivacità sociale e intelllettuale delle donne islamiche. Credo che -senza farla da supeiori – si debba far di tutto perché le loro persone vengano pienamente valorizzate e possano dare un’eccezionale contributo alla crescita dell’intera società-

  • giuliana

    @valter il suo è un discorso vecchio e già sconfitto dalle donne, perché non va a vedere le violrenze subite dalle donne afghane che non girano certo in shorts?
    giuliana

  • giuliana

    @mauro sono assolutamente d’accordo giuliana

  • giorgio

    E’ una questione di tradizioni, una tutela del nucleo familiare che si rende necessaria come difesa da certe forme di degenerazione morale sempre esistite e che rappresentano una minaccia per l’ordine nella società. Una tradizione certamente irrigidita e a volte crudele, ma da noi non va meglio; nonostante si affermino i concetti di eguaglianza e parità ed anche di diritti della persona, essi sono ancora, nei fatti disattesi. Giusto il concetto moderno ma con la modernità si sono anche accantonati gli strumenti per riconoscere e combattere queste forme di degenerazione, ciò che paghiamo con il crescente disordine e la disgregazione di ogni valore. C’è un rimedio? Rivalutare ciò che è stato accantonato, e in chiave moderna riconoscere ufficialmente il fenomeno in modo da vanificarlo.

  • Valter Di Nunzio

    @giuliana. Forse non è risultato chiaro il senso del commento:il maschilismo e la violenza sulle donne, secondo me, non hanno alcun rapporto con l’abbigliamento. Ci sono mariti picchiano le mogli in Afghanistan ma anche a Roma, Milano, Londra e New York, che portino il burka o girino in tanga. Con la sola differenza che a Kabul una donna può girare per strada senza essere insolentita da deficenti in macchina o buttati davanti ai bar a discutere di calciomercato.

  • lina

    Tutti questi discorsi sul burqa sono discorsi limitati ad un solo aspetto del problema. Non se ne uscirà mai.
    Suggerisco a coloro che lo sostengono di andare per qualche settimana con la loro compagna in un paese islamico. Ma non nei resort turistici e poi si faccia raccontare cosa una donna prova in quel ambiente.

    Di Nunzio non deve venire predicare a noi, se prima non è passato dai suoi amici e correligionari a raccontargli le cose che ci scrive.

    Se davvero quel indumento non avesse nulla a che vedere con la sottomissione della donna all’uomo come spiegare la regola assoluta per la quale un uomo può sposare chi vuole, mentre una donna musulmana no?
    La sottomissione ad una simile legge la si ottiene anche imponendo l’obbedienza su tante altre più piccole. Tra cui il modo di vestire.

    Di Nunzio può ricordare figure femminili che hanno agito nella Storia del’islam, ma sappiamo tutte che si tratta di eccezioni, che confermano la regola.
    Anche l’occidente ha avuto le sue Giovanna d’Arco , Md.me Curie e Florence Nightingale….. e allora ?

  • Paola

    @valter di nunzio: i vestiti omologanti, ovvero il velo ed i tonaconi lunghi fino ai piedi altrimenti una donna pecca di vanitá, piacciono a lei. È lei che omologa le donne, a suo dire inguaribili vanitose e tendenzialmente esibizioniste, volendole mettere tutte sotto un velo.

  • giuliana

    @valter è chiaro il suo pensiero sono picchiate tutte con o senza burqa, ma è meglio che si metta il brqa così i maschi non possono vedere le loro forme. Ma lei lo sa che nelle piazze di Kabul le donne si prostituiscono con il burqa?

  • Paolo1984

    Valter, c’è una grossa differenza: se la figlia della donna occidentale in tanga vuole farsi suora la sua famiglia non la ripudia nè fa di peggio..non credo che la figlia della donna in burqa possa dire lo stesso qualora crescendo voglia vestirsi in maniera un po’ più scoperta.
    E non ci faccia le prediche: in occidente ci sono fior di movimenti femministi che criticano la mercificazione del corpo femminile nelle pubblicità, ma l’alternativa non è il burqa, non è vietare ad una donna adulta di vestirsi come preferisce, la narrazione secondo cui da una parte ci sono le donne musulmane tutte virtuose e pure e dall’altra le occidentali tutte decadenti, in tanga eccetera è falsa, ed è maschilista incolpare le donne che si vestono in un certo modo anzichè gli uomini che le importunano. Bisogna capire una volta per tutte che la moralità delle donne non dipende da quanta pelle scoprono
    Bisogna capire che la moralità delle donne non dipende da quanta pelle scoprono.
    il concetto secondo cui l’abbigliamento sarebbe maggiormente “indotto” in occidente che nell’islam è risibile, i condizionamenti socio-culturali agiscono ovunque e su tutti e tutte..ma ripeto qua se la figlia della velina vuole fare scelte diverse da quelle della madre la famiglia non la caccia di casa nè la uccide come invece è successo a Hina Saleem e Sanaa Dafani colpevoli di voler vivere diversamente rispetto al tradizionalismo patriarcale delle loro famiglie

  • Paolo1984

    tra l’altro vorrei capire se in pieno agosto il signor Di Nunzio vorrebbe che le donne se ne andassero in giro imbacuccate nei cappotti.
    La moralità non si giudica da quanto si coprono le donne

  • Paolo1984

    “i condizionamenti socio-culturali agiscono ovunque e su tutti e tutte”
    questo però non ci rende incapaci di decidere per noi stessi

  • Valter Di Nunzio

    @giuliana Forse a Kabul, nei dintorni della residenza di Karzai, nei posti frequentati dagli eserciti di liberazione… altrove sarebbe abbastanza pericoloso e poco accettato praticare la prostituzione, con burka o senza.
    @paola. Lei può benissimo pensare che la vanità, l’esibizione di sé e anche del proprio status sociale non siano negativi ma anzi una prerogativa umana. La comunità musulmana la pensa diversamente: così come una donna deve coprire la testa e il collo, un uomo non deve indossare oggetti d’oro o vestiti di seta, col medesimo significato. Vorrei anche sottolineare che su questo punto non ci sono differenze con il cristianesimo, almeno quello del Libro.
    @lina non ho nessuna difficoltà a dire le stesse cose a ai miei fratelli. Peraltro intellettuali islamici molto controversi in Occidente, come Tarik Ramadan dicono, molto meglio, cose simili alle mie e sono molto ascoltati, anche dai non “moderati”.

  • giorgio

    Un tema sulla integrazione che solleva polemiche e polveroni. Come possiamo vedere il fuscello nell’occhio delle tradizioni islamiche quando abbiamo un trave dentro al nostro occidentale? Prima di giudicare gli altri bisogna guardarsi bene dentro.

  • carlo

    CURIOSITA’
    il generale turco Aslan Guner, già vicecapo dello Stato maggiore della Difesa, è stato emarginato “alla direzione dell’Accademia di Guerra”.
    E’ reo di non avere salutato la moglie del presidente Gul, perchè era coperta con il velo.

  • Valter Di Nunzio

    @paolo Mi sembra che lei cerchi di girare attorno al problema: la sig.ra Giuliana e la on. Souada Sbai vorrebbero vietare, non solo ad agosto ma in tutti i mesi dell’anno, a delle altre signore di indossare il burka o il nikab, supponendo che queste ultime non siano libere di decidere da se. Non vieterebbero mai per legge la prostituzione, non vieterebbero, se dipendesse da loro, il consumo di droghe, neanche le più pesanti, non farebbero neanche una multa per pornografia o oscenità in pubblico in nome della libertà ma invece vieterebbero il burqa in nome e per conto della libertà, della quale ritengono di detenere il monopolio e il copyright. La verità è che non sono convinte di liberare così Hina Saleem e Saana Dafani, sono solo impressionate da quante giovani ragazze nel mondo non portavano più l’hijab e oggi lo portano, da quante donne partecipano alle manifestazioni gridando “Allahu akbar”, da quante persone si convertono spontanemente all’Islam. Ma in questo non c’è niente di male: dovrebbero solo abituarsi alla differenza, ed essere serenamente anti-islamiche invece di invocare leggi “ad personas” in Italia e colpi di stato anti-islamisti fuori, prendendo atto che questa politica genera,tra l’altro, effetti contrari a quelli auspicati da loro.
    Detto questo io, ovviamente, ritengo il burka e il niqab delle esagerazioni, sicuramente alimentate da una mentalità oscurantista che con il vero Islam ha poco a che fare. Altrettanto chiaramente invece queste campagne proibizioniste in atto in Europa sono indirizzate contro tutti i musulmani, che invece ne usciranno rafforzati nella propria identità.

  • Anna Pulizzi

    Perfettamente d’accordo con Giuliana Sgrena. L’oscurantismo religioso è il peggior pericolo per una società laica ed ispirata ai valori del reciproco rispetto. Non importa se le tenebre arrivano a rimorchio della croce o della mezzaluna. Esse vanno ricacciate indietro comunque e con la medesima tenacia.

  • alex1

    Come al solito dal dibattito su di un capo di vestiario si crea un dibattito pro o contro Islam, condito da tanti luoghi comuni, molti parlano di paesi “islamici” senza saperne nulla, come se fossero tutti fatti con lo stampino, con i luoghi comuni che non si puo’ portare il crocefisso. C’e’ che insiste su di una presunta superiorita’ dell’occidente, il cui modello deve essere imposto “per legge”. Anche per quanto riguarda il labile e soggettivo concetto di “emancipazione femminile”. Quanti commentatori hanno visto una donna in burka in Italia? E se si vuole vietare anche l’abito tradizionale con il velo che lascia vedere il viso perche’ simboli di una cultura arcaica e retrograda perche’ non vietarlo anche alle suore?

  • lina

    @Di Nunzio
    spero non le sfugga il fatto che noi donne possiamo scrivere le cose che vogliamo e vestirci come ci pare, senza che un islamico ce lo impedisca, solo perchè NON viviamo in un paese musulmano.
    Quella che lei pretende è la libertà solo “dei maschi” suoi confratelli.
    E se questo è solo un “fuscello” della tradizione islamica – come scrive Giorgio – allora provi a portarselo lui !

  • alex1

    Per Paolo84 ed altri (e poi chiudo perche’ ritengo di avere parlato abbastanza)
    Il modo di vestire e’ dare un messaggio, dipende dove e come lo si indossa. Se una donna in tanga entra in una caserma di giovani reclute e viene molestata o entra in una chiesa e viene allontanata non e’ colpa sua? Non e’ un discorso da vecchiette. La cultura sempre giustificazionista nei confronti delle donne dilagante sopratutto in Italia, sopratutto nei rapporti personali e familiari e’ il frutto di un malinteso senso individualista di emancipazione femminile che ha portato danni alle nostre societa’. La stessa societa’ se ne frega delle immigrate che nonostante lavorano da anni non hanno il permesso di soggiorno ed i loro figli non sono cittadini italiani fino al 18esimo anno di eta’. Questo e’ il vero discorso di emancipazione, non leggi che implicitamente cercano di “liberarle” aizzando l’opinione pubblica contro la loro cultura e la loro storia.

  • paolamalika

    cara giuliana, trovo molto più sensato un commento del genere, http://www.ilmessaggero.it/home_blog.php?blg=P&idb=1121&idaut=11 , che mi sarebbe piaciuto leggere sul manifesto e non sul messaggero, ma che condivido e sottoscrivo in toto. una legge inutilissima, in nome della sicurezza. in realtà una legge un po’ crociata e anche un po’ razzista (ma come può tollerare un’espressione come “copricapi etnici”? io proprio non la sopporto). così come non sopporto quella legge francese che ha indirettamente discriminato una mia cara amica francese, rea di aver scelto il velo liberissimamente e per questo di non poter lavorare in banca. ma lei l’ha mai visto un burqa in italia? io no. ho soltanto visto UNA VOLTA SOLA una turista saudita in niqab… vivo in un posto dove transitano 300.000 visitatori l’anno e “l’apparizione” di questa donna qualche settimana fa ha suscitato prima ilarità tra i miei colleghi e poi paura perchè “che ne sappiamo di cosa nasconde sotto, quella lì”. ecco cosa provocano queste leggi e l’informazione che intorno ad essi ruota:razzismo spicciolo e paura. dovremmo cercare di educare le nuove generazioni e rieducare noi stessi alò rispetto dell’altro e delle libertà personali di ciascuno. mi creda, conosco donne che il niqab l’hanno scelto, pur non esendo prescrizione coranica (ma anche qui a seconda delle scuole e delle dottrine potremmo divagare a lungo). e allora che facciamo? chiamiamo la signora sbai o la signora santanchè a strapparglielo? quindi io ho il permesso di strappare il velo ad una suora per strada? posizione anomala la mia, e frustrante: da atea mi trovo molte volte a “difendere” l’islam, dalle categorie di persone più disparate, solo perchè “vabbè tu hai studiato l’arabo…ma come fai a sopportare cose del genere?'” vabbè…

  • Livia

    Stupendo! Abbiamo trovato l’unico paese al mondo e nella storia, l’unico, badiamo bene, (Afghanistan) in cui le donne non si prostituiscono se non per i maschi occidentali (che saranno certo i clienti più appetibili, questo è facile crederlo, perché mediamente più danarosi). Bah… ‘ste cose le abbiamo già sentite, nel nostro occidente decadente. Erano le veline (cartacee) che venivano dai paesi dell’est. Non avevano esattamente la fama di raccontare la verità, né qui da noi né oltrecortina.

  • giuliana

    @valter il suo intervento si commenta da sé, siccome ritengo lei possa commentare quello che dico e non millantare posizioni che non ho mai assunto, se ha intenzione di continuare a farlo, lo faccia altrove
    giuliana

  • giuliana

    @paola per favore risponda alla mia posizione non a quelle di altri, io sono per l’abolizione del burqa e del niqab ma non ho mai detto di essere d’accordo su come è formulata la legge. La sua posizione non è assolutamente anomala come vede dal blog si trova in buona compagnia
    giuliana

  • giuliana

    @livia per sua conoscenza le donne afghane non si prostituiscono con i maschi occidentali, ma con gli afghani. per i maschi occidentali, militari compresi, ci sono le orientali, cinesi soprattutto
    giuliana

  • Fiorella

    Donne, sempre donne, a doversi coprire, nascondere, occultare il proprio corpo…o scoprirlo, esporlo, aprirlo, odiarlo..PERCHE’ SEMPRE IL CORPO DELLE DONNE? MAI QUELLO DEGLI UOMINI!!Se il potere lo avessero SOLO le donne, politico, economico, familiare, religioso..imporrebbero mai agli UOMINI di incapsularsi i genitali in una cintura di castità in funzione ANTI-VIOLENZA sessuale? ( visto che le donne devono essere “pudiche”, o sennò l’uomo si sente spinto a stuprarle?) O costringere i propri compagni a infagottarsi e girare velati, per impedire loro di essere concupiti da altre donne? la verità è che le studiose femministe avaevano capito tutto, cosi come le teorie marxiste ugualmente. Ideologie e religioni sono solo creazioni imposte da chi domina e ha il potere i maschi ce l’hanno da sempre. E hanno plasmato questo mondo da milioni di anni, donne comprese. Uomini, mettetevelo VOI il Burka!

  • Paolo1984

    Vorrei portare alla riflessione di tutti/e questo intervento di Rossana Rossanda che risale al 1999 ma che considero molto attuale
    http://www.sitocomunista.it/donne/giuilvelo.htm

  • Paolo1984

    Ovviamente se la donna musulmana ci dice che nessuno la costringe e lei vuole continuare a portare il suo velo integrale non resta che prenderne atto, ribadisco solo che spero che l’eventuale figlia di questa donna abbia la libertà di fare scelte diverse senza rischiare il ripudio o cose peggiori

  • Livia

    Giuliana! per favore!! Era una risposta ironica e paradossale a Di Nunzio!!!
    Comunque grazie del supplemento di informazione sulle orientali, sempre molto interessante. Sembra di ritornare alle guerre in Estremo Oriente con le prostitute orientali assoldate a forza (almeno in quel caso) per gli eserciti occidentali.

  • giuliana

    @livia, quando si perde anche il senso dell’ironia è meglio prendere una pausa…. pur senza abbandonare l’argomento!
    giuliana