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Quinto Stato

A Roma città triste il teatro Valle si riprende la parola

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Dopo quasi quattro mesi di silenzio, e una sofferta pausa forzata, gli attivisti del teatro Valle occupato hanno deciso di riprendersi la parola riportando in maniera trasparente e pubblica l’esito del tavolo della convenzione con il teatro di Roma. Risultato: al momento non pervenuto.

E’ questo il primo bilancio stilato dagli attivisti in una conferenza stampa fatta stamattina nel foyer disadorno del teatro. Il simbolo di questa situazione è la porta murata di accesso al magnifico teatro settecentesco. Sbarrata, al riparo dagli occhi della cittadinanza e di chi quel teatro ha imparato ad amarlo davvero in questi ultimi tre anni.

Lo spazio è stato occupato simbolicamente per un paio d’ore. La porta era semplicemente aperta e gli attivisti sono entrati. Non sapevano che – proprio giovedì 27 novembre – il marchese Capranica del Grillo avrebbe passato le consegne sul foyer ai funzionari del teatro di Roma. Il proprietario del foyer, affittato all’Eti fino al giorno dell’occupazione del 14 giugno 2011, dovrebbe avere risolto in questi mesi  il contenzioso sugli affitti non pagati con il Comune di Roma e stabilito il passaggio al teatro di Roma, l’ente a cui è stato affidato il Valle nell’agosto scorso.

Un dato che non è passato inosservato e che attesta lo stato della “trattativa” in corso per creare una “convenzione” tra il teatro di Roma e la “fondazione teatro Valle bene comune”. Questo è stato detto ad agosto quando gli attivisti hanno dovuto accettare di uscire dal teatro sotto la pesante minaccia di uno sgombero con manganelli e blindati. Da allora ci sono stati due incontri con il presidente del Teatro di Roma Marino Sinibaldi e il direttore artistico Antonio Calbi. Il terzo è saltato per impegni di quest’ultimo. E da allora- eravamo ad ottobre – nulla si è saputo. Fino a questo giovedì, quando per un caso si è appreso che era in atto il passaggio di consegne dal marchese che si è più volte lamentato – memorabile una sua intervista al Tempo – che l’affitto non gli è stato mai più pagato da quel lontano giugno. Un’era geologica fa.

Il pasticciaccio romano

L’occasione che ha spinto gli attivisti all’azione è stata una nuova degenerazione della politica culturale romana: lo sfratto, con tanto di agenti in tenuta antisommossa, del teatro Eliseo. Un pasticciaccio, raccontato qui, a riprova che non sempre (anzi, quasi mai) il privato è bello. E peggio accade quando si occupa di cultura. In quelle ore concitate, l’assessora alla cultura di Roma Capitale Giovanna Marinelli ha pensato di rassicurare una grande artista come Emma Dante. Il suo spettacolo, Operetta Burlesque, è stato sfrattato insieme alla vecchia gestione Monaci del teatro Eliseo. Il Festival RomaEuropa è stato costretto a sospenderlo. Uno spettacolo in cerca di teatro, in una città dove i teatri chiudono. Con o senza manganelli. Presa dalla frenesia indotta da uno spettacolo non proprio edificante, ed è comprensibile, Marinelli ha lanciato un’idea: lo spettacolo di Emma Dante “inaugurerà la nuova stagione del Valle nel 2015”.

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Un’affermazione che avrebbe dovuto fare Antonio Calbi, in qualità di direttore del teatro di Roma, o magari Sinibaldi a nome dell’istituzione a cui è stato affidato il teatro Valle. Ma non l’assessore che ha passato le consegne – si presume anche artistiche – proprio al teatro di Roma. Che ne pensa Calbi? Non di Emma Dante, che immaginiamo molto apprezzata a Torre Argentina. Ma della decisione artistica dell’assessore? E poi, questione senz’altro più interessante, il teatro di Roma, e il Campidoglio, si ricordano che sarebbe in corso una trattativa per la stipula di una “convenzione” per gestire in maniera “partecipata” il Valle?

Il blitz ha voluto dire questo: che ci sia Emma Dante, va bene, altroché. Tesi, come vedremo più avanti non colta affatto dalle istituzioni. Il punto è un altro: come verrà gestito il Valle, alla luce delle non proprio smaglianti condizioni del teatro a Roma?

“Il Teatro Palladium non è più sede del RomaEuropaFestival, unica programmazione internazionale di rilievo a Roma, ed è tenuto aperto a stento con un progetto di cui si capisce poco la natura – scrivono gli attivisti – Al Quirino confusione e poca trasparenza sulla gestione. Teatro India, la scena off della città, luogo naturale della ricerca e delle compagnie emergenti, è stato chiuso per lavori discutibili decisi dall’allora direttore Lavia e rimane – una sala esclusa – un cantiere. Al Teatro dell’Opera altro pasticcio: mancanza di una direzione, di un progetto e di finanziamenti. I lavoratori protestano, per salvare quelli che forse sono anche dei privilegi, ma rientrano firmando un contratto capestro in cui si impegnano a non scioperare. Un precedente pericolosissimo per tutti. Cinema America, sgomberato e punto. Chiudono a decine le sale cinematografiche, chiudono le librerie. I Teatri di cintura a forza di definanziarli, lottizzarli, e ormai monopolizzati da Zetema, stentano a divenire qualcosa: eppure dovrebbero essere i centri propulsivi di azione culturale nei territori, nelle periferie”.

Le proposte

Secondo punto: dove sono i soldi per il restauro del tetto del Valle: 500 mila euro, ha informato il solitamente informatissimo Messaggero, non l’assessore Marinelli o Sinibaldi in un comunicato ufficiale. Per gli attivisti questa è la situazione:

“Ad agosto – continuano gli attivisti – sembrava che la prima preoccupazione dell’Assessorato alla Cultura fosse risolvere la questione Valle, come se il problema più grave a Roma fosse l’esistenza di un teatro gestito da una comunità di artisti e cittadini che se ne prendeva cura, sperimentava nuove istituzioni culturali, creava una programmazione di qualità e aperta tutti i giorni, intrecciava relazioni con diversi settori sociali, con altre esperienze in Italia e con operatori e artisti in tutta Europa. Con la scusa di lavori improcrastinabili (n.b. lavori di manutenzione e di conservazione rimandati per anni), che sarebbero dovuti iniziare già ad agosto, il Teatro Valle è stato chiuso: ad oggi non sono ancora iniziati, nè si ha notizia di un progetto di restauro. E a 4 mesi dall’uscita, il Teatro Valle è ancora chiuso. Sbarrato”.

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La proposta avanzata è stata questa: aprire il foyer – una volta realizzato il passaggio di consegne che non c’è stato – e fare un tavolo pubblico con la cittadinanza interessata. Il Valle non è un bene pubblico che le istituzioni possono gestire secondo l’urgenza del momento, seguendo le suggestioni dell’uno che contraddicono il ruolo di un altro. Tutto questo stende un velo opacità, mentre si chiede partecipazione. Poi un messaggio a Calbi e Sinibaldi: “Il problema – è stato detto in conferenza stampa – non è avere un posticino in un cartellone artistico per la nostra programmazione, ma ridiscutere il modello di gestione del teatro all’interno di un ripensamento delle politiche culturali a Roma. Le forme di auto-organizzazione hanno sperimentato un modello alternativo che le istituzioni non sono capaci di attivare. A questo non si risponde con la chiusura, ma con il coinvolgimento della cittadinanza”.

Siamo tornati ad agosto. Da allora niente sembra essere cambiato.

Seguono schermaglie

Calbi, Sinibaldi e Marinelli hanno affidato alle agenzie la loro risposta. Dopo una nuova azione degli attivisti in tarda mattinata, stavolta al Campidoglio dove hanno calato uno striscione “Triste è la città che chiude i suoi teatri”. Per loro, l’azione degli attivisti ha interrotto il passaggio di consegne previsto.

“Purtroppo proprio l’intrusione di oggi nel foyer ha impedito che davanti all’ufficiale giudiziario quello spazio venisse riconsegnato alla proprietà permettendo così che il Teatro di Roma firmasse il contratto di affitto necessario a far partire i pochi lavori indispensabili a rendere agibile questo spazio. Qui – l’abbiamo detto ad agosto e lo ripetiamo oggi – ci sarà un punto informativo del Teatro di Roma e si potrà riprendere quella attività di dibattito e formazione. Per responsabilità di chi ha voluto questa prova di forza oggi si rischia di perdere altro tempo”.

Peccato che nessuno, e nemmeno i “partner di tavolo”, era a conoscenza dell’avvenimento.

Le istituzioni respingono le critiche sulla “spartizione” delle politiche culturali avanzate dagli attivisti. Un’espressione, poco felice, che allude evidentemente all’annuncio di Marinelli sul prossimo cartellone del Valle con Emma Dante. Se si decide pubblicamente di fare un tavolo con un interlocutore, lo si avverte prima. Cosa che non sembra essere avvenuta.

E poi, l’immancabile accusa sulla “maturità” e la “credibilità” degli interlocutori.

“Se si vuole essere interlocutori credibili delle istituzioni – scrivono Calbi, Marinelli e Sinibaldi – si lasciano a casa esibizioni muscolari e si avanzano delle idee per confrontarle con gli altri. Noi confermiamo le nostre idee, dall’altra parte ci deve essere concretezza e serietà, altrimenti anche questo tavolo che si invoca non porterà a nulla”.

Il rovesciamento è paradossale. Fatto da quelle istituzioni che non hanno fino ad oggi consegnato un piano dei lavori, trovato i soldi per la ristrutturazione, dopo avere minacciato l’uso della forza per sgomberare il Valle. Curioso che rimproverino la scarsa credibilità a chi ha cercato di mantenere un profilo basso. Definire “muscolare” l'”intrusione” è un eufemismo. Ha rotto il galateo al quale il Valle è stato costretto, ma di muscolare non c’è stato proprio nulla.

Per la cronaca: in un dialogo con la Digos presente sul posto in forze è stato riconosciuto che l’azione non ha prodotto danni, nè effrazioni, tanto meno forzature. Sempre per la cronaca, in piazza Sant’Andrea della Valle, sono intervenuti una camionetta di polizia in tenuta anti-sommosa e un camion con gli idranti – una specie di carroarmato con tanto di ariete d’acciaio montato sul muso pronto a sfondare barricate. Il messaggio è molto chiaro.

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Messaggio ricevuto?

Al di là delle schermaglie, in una dichiarazione successiva Giovanna Marinelli sembra avere compreso il messaggio: convocare il “tavolo” e chiudere la “convenzione”.

“Nel mio ruolo di assessore ho chiesto loro di convocare al più presto il tavolo per raggiungere quella convenzione tra Teatro di Roma e Fondazione Valle Bene Comune che era nei nostri comuni impegni di agosto”.